giovedì 27 luglio 2017

Italia
Appello di Azione cattolica, Caritas, Focsiv e Missio. Insieme per dare speranza al progetto europeo
L'Osservatore Romano
«È più che mai urgente confrontarci sulle politiche e sulle scelte europee. Si tratta di essere e rendere le istituzioni e i governi più consapevoli dei cambiamenti che stanno modificando i nostri territori e che pongono in maniera ancora più pressante la domanda su come offrire risposte adeguate a questo tempo e ai bisogni che incontriamo»: è quanto ha affermato don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope - Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio.
Cinque giornate di confronto e formazione con l’obiettivo di fornire un contributo originale all’attuale dibattito sul futuro dell’Europa e alle concrete possibilità di proseguire e rilanciare il progetto politico originario dell’Unione europea, riconoscendo sempre più la centralità della persona umana, garantendo la vitalità del sistema democratico e investendo con decisione sul piano educativo, della custodia del creato e del lavoro.
«Se è vero che “la realtà è superiore all’idea”, come ci ricorda Papa Francesco nella Evangelii gaudium — ha sottolineato il direttore di Caritas italiana — non siamo noi a scegliere su che cosa orientare azioni e impegni, ma è il “grido” dei popoli che deve indicarci le priorità».
Secondo don Soddu, «la Chiesa ha un ruolo nella costruzione della nuova Europa ed è necessaria una conversione, una rimodulazione di atteggiamenti e azioni concrete che dovrebbero mirare a rimettere la persona al centro, al primo posto, non più schiava di nessuno». Il direttore di Caritas italiana — riferisce l’agenzia Sir — ha parlato anche di povertà e solidarietà e ha ricordato che «il Papa ci suggerisce tre strade da percorrere per rafforzare la casa europea, per promuovere un cambiamento radicale di mentalità: la capacità di integrare, di dialogare e di generare. Siamo fiduciosi — ha proseguito il sacerdote — che ci siano le condizioni per avviare le riforme necessarie affinché le istituzioni europee possano concretizzare nuovamente il sogno dei padri fondatori. Se, partendo proprio dalla crisi dell’Europa, riusciamo a generare alleanze, a coagulare energie, ad aggregare soggetti diversi su proposte che sostengano i valori comuni della reciprocità e della fraternità, dell’equità e della democrazia, allora saremo anche in grado di ristabilire alcuni primati che, oggi, appaiono invertiti rispetto al loro ordine: il vangelo sulla legge; l’uomo sulle regole dei codici; il servizio sul potere. Questo — ha aggiunto don Soddu — per l’Europa non è un sogno irrealizzabile, ma un percorso reale e quindi una missione per tutti noi».
Dello stesso avviso anche Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, il quale si è detto convinto che «non possiamo dimetterci dall’essere europei. Siamo intimamente europei». Per Truffelli, «il processo di integrazione europea ha generato una storia di valori condivisi» rispetto ai quali «occorre riappropriarcene perché siano ricompresi, rideclinati e restituiti agli europei come patrimonio comune. L’Europa — ha proseguito il presidente nazionale di Azione cattolica — è più delle istituzioni e del mercato comune. È un processo dentro cui ci sentiamo di essere immersi. Un processo che ha generato una cultura di umanità, una cultura del diritto, della pace, del lavoro, dello sviluppo, intesa come speranza di futuro. L’Europa — ha spiegato — ha generato fattori culturali che ci tengono insieme e si radica in una cosa immateriale: la volontà di stare insieme». Secondo Truffelli, «siamo europei in quanto depositari di un patrimonio storico e per questo siamo chiamati a farci custodi di questo patrimonio per farlo nuovamente fruttare». Il presidente di Ac, inoltre, ha sottolineato la necessità di «far fermentare una cultura europea nei nostri territori, nelle comunità e nelle aggregazioni di cui facciamo parte, per esercitare ciascuno la propria responsabilità e per costruire un’Europa che — ancor prima che dalle istituzioni o dalle regole — nasce dal basso e dal contributo di ciascun europeo».
Nell’appello di fondo che ha accompagnato “Acting EurHope - Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, i promotori hanno chiesto di volere «un’Unione europea più giusta; più solidale; più democratica; più responsabile; più unita. Vogliamo un’Europa che diventi modello avanzato di multiculturalità, che sappia porsi come potenza di valori e non solo come potenza economica e commerciale sullo scenario globale, riscoprendo il vero significato della sussidiarietà come principio guida per garantire la centralità della persona, mediante l’apporto delle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali. Un’Europa aperta al mondo e all’uomo, ispiratrice di dialogo, integrazione e accoglienza. Un’Europa che promuova il diritto internazionale e che eserciti il suo ruolo di leadership nella governance globale. Un’Europa — conclude il documento — capace di memoria, coraggio e speranza».
L'Osservatore Romano, 28-29 luglio 2017