martedì 25 luglio 2017

Avvenire
(Laura Caffagnini) «Un laboratorio ecumenico di cristiani maturi che producano un nuovo linguaggio per esprimere la  sapienza di chi non sa e per farsi compagni di viaggio e di ricerca degli altri esseri umani. Per ridire  al mondo il Vangelo che è la pienezza radicale dell’umano di fronte alla disumanizzazione». Parole  di don Gianfranco Bottoni, già responsabile dell’ufficio ecumenismo e del dialogo nell’arcidiocesi  di Milano, al termine della tavola rotonda con il pastore valdese Paolo Ricca che ha chiuso la prima  giornata della 54ª sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (Sae) in  corso ad Assisi. L’idea è emersa guardando ai 500 anni dalla Riforma protestante non soffermandosi sulla memoria ma intravedendo delle prospettive. «La riforma è nata da una grande passione per  Dio che oggi manca – ha aggiunto Ricca –. Manca l’amare Dio come Dio non mediato dall’amore  per le creature. Sono due amori collegati ma non confondibili. Il primo amore della Chiesa è  l’amore per Dio. Solo così può nascere una riforma comunque intesa della cristianità». Il richiamo  al popolo ebraico ha attraversato la mattina, iniziata sotto il segno della Parola, il fondamento che  accomuna i 250 cristiani e cristiane riuniti alla Domus Pacis. Dal fondamento è partito anche il  presidente del Sae, Piero Stefani, con una riflessione biblica sul versetto che titola la sessione: 'È  parso bene allo Spirito Santo e a noi' (At 15,28), letta come affermazione di una chiesa che discute e si appella allo Spirito, «non come possesso ma come invocazione di una presenza dall’alto». Come  la prima comunità cristiana, di gentili ed ebrei insieme, doveva coniugare unità e diversità, anche  oggi l’ecumenismo, che «è ricerca, decisione e rischio», ha questo compito. Anna Foa, docente alla  'Sapienza', e Eric Noffke, docente alla Facoltà valdese di teologia, hanno ricostruito momenti del  rapporto cristiano-ebraico: la Foa rilevando i passi avanti del documento vaticano 'Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili', pubblicato nel 2015 dalla Commissione per i rapporti religiosi  con l’ebraismo, recepito entusiasticamente all’estero e problematicamente dal rabbinato italiano per  una risorgente paura di assimilazione per attrazione. Noffke mostrando diversi modelli interpretativi del rapporto tra protocristianesimo ed ebraismo rabbinico: dal modello della sostituzione al modello della continuità che vede due religioni sorelle che hanno in comune tantissimo e sono entrambe  debitrici l’una verso l’altra.