venerdì 28 luglio 2017

Italia
L'Osservatore Romano
«Un pellegrinaggio interiore verso Cristo»: a questo sono chiamati i cristiani. È il messaggio ribadito in occasione della sessione del Segretariato attività ecumeniche (Sae) in corso ad Assisi, da don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo della Conferenza episcopale italiana. Presiedendo la messa alla Domus Pacis, dove giorno per giorno si alternano preghiere, relazioni, gruppi di studio, momenti conviviali, don Bettega ha meditato sulla domanda della madre di Giacomo e Giovanni a Gesù. «La tradizione cristiana afferma che Gesù è alla destra del Padre, ma non lo è a titolo personale: rappresenta ciascuno di noi, al di là che lo meritiamo o meno. A noi è chiesto di imparare a cercare un posto non per noi stessi ma per servire come lui ha servito. Non cercare di stare a fianco di Gesù, uno da una parte, uno dall’altra, ma di essere in lui. La strada del servizio ha mille modi e ci rende una cosa sola in lui. Ci doni di essere servi gli uni degli altri e di testimoniarlo».
Nella mattinata di martedì, intanto, nel secondo giorno dei lavori del Sae, Lisa Cremaschi, monaca della Comunità di Bose, ha sottolineato come «i cambiamenti politici avvenuti nell’est Europa hanno permesso di nuovo l’incontro con i cristiani ortodossi» che spesso nel corso dei secoli hanno testimoniato la loro fede anche attraverso il martirio in senso proprio, spesso incompresi e considerati “arretrati” da cristiani appartenenti alle Chiese occidentali che vivono nell’opulenza e nella libertà. Questo cambiamento ha favorito il grande sinodo di Creta, «profezia di una piena comunione». Parlare di riforma, secondo la monaca di Bose, è «recuperare una forma andata perduta, ritrovare quell’immagine di Dio deposta in ogni essere umano sfigurato dal peccato e, a livello ecclesiale, ritrovare la forma della Chiesa primitiva descritta nei sommari degli Atti degli apostoli», sempre vivendo la fedeltà al vangelo nel contesto della storia senza adeguamento al mondo. Cremaschi ha riflettuto sulla parola riforma come ritorno alla Parola di Dio, ripercorrendo la predicazione di Basilio, «monaco» della Chiesa indivisa, «presbitero di grande comunione nonostante i dissensi con il suo vescovo, che ricercava l’unanimità tra cristiani di oriente e di occidente, coraggioso di fronte al potere politico. Fedele alla tradizione ma innovatore, custode della liturgia come forte espressione della comunione con i santi del cielo e della terra».
“Allargare gli orizzonti” è la direzione che la sessione del Sae si è data nella seconda giornata di lavoro, apertasi con la preghiera preparata da un gruppo liturgico interconfessionale e centrata sull’«alleanza di Dio con tutti gli esseri viventi». Nella mattinata si è quindi riflettuto sul tema «Quali riforme nell’ambito dell’Ortodossia?», con padre Dionisios Papavasileiou, parroco a Bologna della chiesa ortodossa afferente alla Sacra arcidiocesi d’Italia del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Quindi l’intervento di Lisa Cremaschi. «Le circostanze storiche e politiche — aveva detto Papavasileiou — non hanno impedito alla Chiesa d’oriente di riflettere sul significato del termine riforma. Anche se essa viene intesa in modo diverso dalla cristianità occidentale, non con categorie fenomenologiche o sociologiche».
L'Osservatore Romano, 28-29 luglio 2017.