lunedì 24 luglio 2017

(Luigi Sandri) La collina che vide sorgere il tempio di Gerusalemme è tornata motivo di tensione. Ancora una  volta, la collina che vide sorgere il tempio di Gerusalemme, ove pregò Gesù di Nazareth, e ove da  tredici secoli sorgono la moschea di al-Aqsa e la Cupola della roccia, è tornata motivo di tensione,  che accende un’inarrestabile escalation, perché le due Parti – ebrei e musulmani – si contendono  l’uso e il possesso di quel minuscolo fazzoletto di terra che è parte integrante delle tradizioni  dell’Ebraismo e dell’Islam. Là sorgeva il primo tempio ebraico distrutto da Nabucodonosor nel 587  prima dell’era volgare, ricostruito nel 520 e abbellito poi da Erode. Esso fu distrutto dai romani nel  70 e di nuovo dall’imperatore Adriano nel 135. Gli arabi, che, battuti i bizantini, nel 638 presero  possesso della Città santa, alla fine di quel secolo vi costruirono i loro Luoghi santi perché –  secondo il Corano – Muhammad qui, nella notte del mistero, misticamente giunse dalla Mecca, e  dalla spianata, ove Abramo aveva pregato, salì al cielo, vide il trono di Allah e tornò sulla terra.  Esclusa, all’inizio del secondo millennio, la breve parentesi crociata, quella spianata rimase sempre  in mani musulmane: prima arabe, poi mamelucche, quindi (dal 1516-17) turche. Quando (1917) la  Palestina finì sotto controllo degli inglesi, questi lasciarono la sua sorveglianza al Gran Mufti. Con  la nascita di Israele e la fine della prima guerra arabo-israeliana (1949), la Città vecchia di  Gerusalemme – dove sorgono i maggiori luoghi santi ebraici, cristiani e musulmani – rimase alla  Giordania. Dopo la Guerra dei sei giorni (1967), essa fu occupata da Israele che, però, non tolse al  Mufti la gestione interna della Spianata delle moschee/Monte del tempio, sempre che non ci fossero violenze. Ma la settimana scorsa le violenze, iniziate da parte araba, ci sono state; aspra poi è venuta la reazione di Israele. Vi sono morti da ambedue le parti. Al fine di evitare che i musulmani, che il  venerdì si recano alla Spianata per pregare, vi portino armi, le autorità israeliane hanno posto dei  metal detector alle porte ove loro entrano. Gli arabi, però, hanno accusato Israele di violare lo  “status quo”. I sultani turchi ottomani con vari decreti (firmani) stabilirono uso e possesso dei  Luoghi santi della Palestina; l’ultimo firmano è del 1852, ed esso regola ancor oggi lo “status quo”,  che permette ai musulmani di entrare liberamente nella Spianata a pregare. Dopo il 1967 gli ebrei  possono entrarci, ma non a pregare. Adesso gli arabi sospettano che Israele tenti, con il pretesto  della sicurezza, di cambiare lo “status quo” e impossessarsi di parte della Spianata. Questa rete di  credenze e di norme rende arduo risolvere la questione del possesso e/o uso di quella collina. E,  insieme a molti altri punti caldi (gli insediamenti, soprattutto...), finora ha impedito un accordo di  pace tra Israele e palestinesi. Papa Francesco, ieri all’Angelus, ha detto di “trepidare per le violenze  di questi giorni a Gerusalemme”; ma, per ora, laggiù domina il rumore delle armi.