giovedì 20 luglio 2017

Germania
www.domradio.de
(a cura di Tobias Fricke) Il rapporto dell'inchiesta sugli abusi nel coro di Ratisbona Regensburger Domspatzen, presenta numeri spaventosi. Per l'esperto di tutela di minori padre Hans Zollner si tratta di un oscuro capitolo che supera anche altri simili della sua città d'origine. Dal rapporto risulta che più di 500 bambini del coro hanno subito violenza corporale e che quasi 70 ragazzi sono stati abusati sessualmente. Il numero complessivo dovrebbe elevarsi a circa 700 casi.
Lei è nato a Ratisbona. Come si è sentito quando ha saputo di questi numeri?Sono numeri sconvolgenti. Sono nato a Ratisbona. Conosco Etterzhausen e Pielenhofen, istituti vicini a dove sono cresciuto. Sono istituzioni che hanno avuto grande importanza nella mia infanzia. Sapevamo quanto fosse importante il coro e quale fosse la sua fama. A parte i numeri sconvolgenti, dietro a ogni numero c'è una persona. Ci sono molte persone le cui vite sono state distrutte o gravemente ferite, questo è sconvolgente.
Ulrich Weber, l'avvocato incaricato delle indagini, ha citato descrizioni che più drastiche non potrebbero essere. Le vittime avrebbero descritto le scuole elementari a Etterzhausen e Pielenhofen come “un inferno, una prigione, un campo di concentramento”. Questo non aveva quindi a che fare con una “pedagogia nera”, la maggior parte delle violenze erano – già allora – in prevalenza punibili come reato. Come si spiega che nessuno sia intervenuto?
Oggi per noi questo è inspiegabile, detto sinceramente. Le uniche cose che oggi possiamo dire, sono delle supposizioni: che le persone che lavoravano lì non controllavano la loro emozionalità; persone che, per pura ambizione, per fare del coro un'istituzione a livello mondiale nel campo musicale, hanno usato qualsiasi mezzo; persone che avevano una vena sadica; e che per anni e decenni non si sia indagato. Ricordo io stesso, che due dei miei compagni di scuola erano entrati nei Domspatzen – non alla scuola elementare, ma alle medie. Anche loro mi hanno raccontato di essere stati picchiati. Questo lo sapevamo. Ma oggi non si riesce a immaginare perché allora nessuno abbia fatto qualcosa per impedirlo. Che non sia stato fatto nulla, neanche da parte dei genitori, alcuni dei quali avrebbero dovuto sapere, e dal direttore o dalla gerarchia della Chiesa. Posso solo dire che certamente ciò sia da ricondurre al fatto che allora non si era ancora riflettuto sui diritti dei bambini e che queste cose non fossero viste come fondamentali. La sensibilità relativa a ciò che succede alle persone giovani che vengono picchiate si è sviluppata nel corso degli anni e dei decenni.
Questo sviluppo, si spera, ha fatto sì che quei tempi siano superati. Ma come si può evitare che si giunga a tali avvenimenti?
Che quei tempi siano superati, oso dubitarlo. Presumibilmente è così per il nostro ambito, per il nostro continente. Anche se non sono del tutto sicure che sia davvero così in tutti gli ambiti della nostra società. Vengo proprio adesso da Myanmar, la ex Birmania, dove mi è stato raccontato che ancor oggi i genitori dicono agli insegnanti quando portano i loro figli in un collegio o anche in una normale scuola: “Usi pure le mani se nostro figlio non si comporta bene, questo lo educherà”. Quindi non credo che a livello mondiale la situazione sia tale per cui siano esclusi metodi come essere picchiati con un bastone o dover subite umiliazioni. Purtroppo temo che esistano ancora. Ciò che si può e si deve fare è mettere al primo posto il bene della vita umana, lo sviluppo umano dei giovani. Che si tenga presente che cosa si provoca a questi giovani, quando li si umilia, li si picchia, quando non si fa in modo che possano crescere con i talenti e i limiti che trovano in se stessi e nel mondo. Ma un'istituzione come una scuola o un collegio può osservare molto bene le persone che vi lavorano, che vi sono assunte. Può regolarmente fare una supervisione, dire loro ciò che è loro lecito o non lecito fare. Possono far sottoscrivere alle persone che cosa succede quando non si attengono a quelle regole di comportamento. È anche possibile costruire edifici come scuole e istituzioni simili in maniera che non possano avvenire azioni nascoste, ma che tutto avvenga alla luce del sole, che non avvengano cose segrete – né maltrattamenti fisici né abusi sessuali.
Padre Hans Zollner è direttore del Centro per la tutela dei minori dell'Istituto di psicologia dell'Università Gregoriana di Roma.
(traduzione http://www.finesettimana.org)