giovedì 20 luglio 2017

Germania
Nel rapporto finale dei casi di abuso dei bambini del coro di Ratisbona appare chiaro che tutti i responsabili conoscevano solo in minima parte ciò che avveniva. L'esperto di abusi Rörig parla di un sistema basato sulla paura. 49 persone che lavoravano nel coro dei Regensburger Domspatzen sono state identificate come
colpevoli. Che cosa ne dice?

È un numero alto di autori di reato che hanno esercitato una violenza psichica e corporale. Secondo il rapporto sono nove i colpevoli di abusi sessuali e violenza sessuale esercitati per un periodo lungo sui bambini del coro – tra gli altri anche il direttore della scuola.
Se ci sono così tanti casi di abuso, non si tratta di un sistema?
Dal rapporto lo si deduce molto bene, come da manuale, e sconvolge massimamente che un sistema basato sulla paura abbia alimentato quelle evidenti strutture di dipendenza presenti a Ratisbona, e che è responsabile di quella violenza bruta sui ragazzi.Si argomenta che l'uso della violenza era ritenuto normale negli anni 60 e 70 nell'educazione. Si tratta di un modello educativo diffuso caduto fuori controllo o di una vera energia criminale?
A mio avviso, dietro quei fatti c'era una vera energia criminale. Quando oggi viene esercitata violenza sessuale su bambini o adolescenti – abbiamo attualmente 12.000 istruttorie e cause penali per abuso sessuale su bambini in ambito familiare e anche molti procedimenti per violenza sessuale tramite media digitali – vengono sempre sfruttate strutture di potere e di dipendenza. Per questo ritengo tanto interessante che oggi, al di là di Ratisbona, coloro che lavorano sia in ambienti ecclesiali che extraecclesiali, considerino bene ciò che è venuto alla luce adesso a Ratisbona, in modo che noi, qualunque sia l'ambito di competenza in cui operiamo, ci possiamo attivare per evitare che i bambini che ci sono affidati debbano subire una simile violenza.
Le istituzioni ecclesiali sono più soggette a comportamenti di abuso?
Si potrebbe avere questa impressione, ma io non sono d'accordo. Nel passato ci sono effettivamente state delle carenze nell'educazione dei preti, in quanto il tema della sessualità, sia la propria che quella dei bambini, non veniva sufficientemente affrontato nella preparazione. Ora mi è stato assicurato da parte del presidente della Conferenza dei direttori di seminari, che questo tema occupa un ruolo più forte nella preparazione. È però importante che siano implementate le misure di
assistenza per bambini nelle strutture ecclesiali. Ci sono già esempi positivi. Nelle diocesi abbiamo già gli incaricati per la prevenzione e per le inchieste su abusi. Deve però essere un incarico a lungo termine, perché i bambini hanno bisogno di persone di cui avere fiducia. Dev'essere stato un totale orrore per i bambini a Ratisbona il fatto di non aver trovato nessuno. Come si devono essere sentiti impotenti quando è stato loro fatto tutto questo.
Possiamo escludere che si possa giungere ancora a casi di abuso di tale ampiezza?
Non lo possiamo escludere. Ma le Chiese e lo sport possono ridurre le zone grigie in modo da diminuire la possibilità di violenze sessuali. È una missione che deve essere attuata nuovamente ogni giorno. Ci sono molte persone, volontari o impiegati delle Chiese, a cui vengono affidati i bambini. E ci devono essere regole chiare – come nella vicinanza tra due persone che ballano – e ci devono sempre essere possibilità di protestare in strutture sia ecclesiali che extraecclesiali, come ad esempio scuole o circoli sportivi.
Il rapporto finale parla di 547 casi di violenze finora conosciuti. Si presume che in realtà ce ne siano stati 700. La diocesi di Ratisbona ha fatto abbastanza per aiutare le vittime nella rielaborazione della loro sofferenza?
Dopo che nel 2010 i casi di abuso sono venuti alla luce, inizialmente è stato fatto troppo poco. E le cose sono andate così fino al 2013, cioè fino a quando il card. Müller si è trasferito a Roma. Solo con il suo successore, il vescovo Voderholzer, le vittime hanno potuto far progredire il loro processo di rielaborazione. Nel rapporto finale si parla di mancanze nella sfera di competenza del card. Müller, di intoppi organizzativi. Per me è molto importante che anche il cardinal Müller si scusi con le vittime, per il fatto di aver per anni liquidato gli abusi sistematici nel coro di Ratisbona come casi isolati.
(traduzione: www.finesettimana.org)