mercoledì 26 luglio 2017

Francia
Anche Macron alla celebrazione del primo anniversario dell’assassinio di padre Hamel. Hanno vinto l’amicizia e il dialogo
L'Osservatore Romano
(Charles De Pechpeyrou) Il 26 luglio di un anno fa erano solo cinque le persone che assistevano alla messa mattutina celebrata da padre Jacques Hamel nella piccola chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray. Una messa brutalmente interrotta dall’assassinio dell’anziano sacerdote (aveva 86 anni), colpito più volte dalla lama del coltello di uno dei due terroristi che avevano fatto irruzione.
Esattamente un anno dopo erano invece più di 700 le persone, tra le quali il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, dentro e fuori della chiesa. Insieme per rendere omaggio a padre Hamel, «un uomo tra gli uomini, un prete tra i preti, fedele, semplice, ordinario», un prete «che non è morto solo ma con Gesù», come ha detto l’arcivescovo di Rouen.
Ogni momento di questa giornata di commemorazione è stato semplice, ordinario, corrispondente all’immagine di padre Hamel e della Chiesa che rappresentava. Eppure sono stati momenti di grande emozione e di grande risonanza, considerata l’eccezionale copertura mediatica e soprattutto la straordinaria atmosfera di pace e di fratellanza che si è vissuta.
L’omaggio a padre Hamel è iniziato con la messa presieduta nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, alla stessa ora in cui padre Hamel era salito all’altare il 26 luglio 2016. Accanto all’arcivescovo erano numerosi preti, tra i quali l’arcivescovo emerito di Rouen, Jean-Charles Descubes, il parroco di Saint-Étienne-du-Rouvray, Auguste Moanda-Phuati, e Paul VIgouroux, postulatore della causa di beatificazione di padre Hamel.
Lo stato era rappresentato ai massimi livelli: oltre al presidente della Repubblica Emmanuel Macron, erano presenti il primo ministro Edouard Philippe, il ministro degli interni Gérard Collomb, incaricato dei rapporti con i diversi culti nel paese, il presidente del Consiglio costituzionale Laurent Fabius, e autorità locali, tra le quali il sindaco di Saint-Étienne-du-Rouvray e il deputato della Seine-Maritime. E anche rappresentanti della comunità musulmana locale e nazionale hanno voluto partecipare a questa celebrazione. Tra i molti fedeli, alcuni familiari di padre Hamel e le suore che avevano assistito alla messa del 26 luglio 2016. La coppia di persone anziane che erano state costrette a filmare l’omicidio, invece, non ha avuto la forza di venire.
In fondo alla chiesa gremita è stato posto su un semplice tavolino e accanto a un mazzo di fiori di campo il libro d’oro sul quale tutti hanno potuto lasciare scritto un pensiero, una preghiera, un messaggio. Vicino all’ingresso dell’edificio, il ritratto di padre Hamel, dipinto da un musulmano poche ore dopo il dramma.
All’inizio della messa, l’arcivescovo Lebrun si è soffermato davanti al cero pasquale che era stato gettato a terra da uno degli assassini durante l’attacco. Il cero è stato addobbato con fiori raccolti nel giardino di padre Hamel. Poi, la processione si è fermata nello stesso luogo dove padre Hamel è morto, dietro all’altare, ai piedi dei gradini.
Nell’omelia, l’arcivescovo di Rouen ha sottolineato come la vita e la morte di padre Hamel «parlino ben al di là di quanto si sarebbe potuto immaginare. Ispirano, gridano anche, si rivolgono a ognuno di noi — ha detto — secondo la propria vita, i propri interrogativi o convinzioni».
La vita e la morte dell’anziano sacerdote, ha proseguito l’arcivescovo, hanno ispirato uomini e donne che cercano nuovi cammini, scoprendo e accogliendo padre Hamel, che era «un uomo tra gli uomini, un prete tra i preti, fedele, semplice, ordinario». E la vita e la morte di padre Hamel, ha proseguito, parlano non attraverso le immagini atroci del suo assassinio, ma attraverso «la sua discrezione, perseveranza, fedeltà, generosità, la sua vita offerta, quando, nel nostro cuore, intravediamo i primi frutti del dramma: l’amicizia, la concordia, il dialogo, cioè l’amore vittorioso, ben al di là di quanto avremmo potuto immaginare».
Perché, ha detto l’arcivescovo Lebrun, «padre Hamel non è morto solo. È morto con Gesù, poco dopo aver pronunciato le Sue parole: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, donato per voi”». E ha concluso auspicando che «la nostra eucaristia di stamattina, come quella che viene celebrata da ogni prete con uno, cinque o migliaia di fedeli possa portare i frutti tanto aspettati dal nostro prossimo, questo prossimo che sta talvolta lontano».
Tra la folla di fedeli che seguivano la messa su un maxischermo disposto sul sagrato della chiesa, un signore venuto con il figlio si è confidato: «Non siamo credenti ma semplici cittadini, però siamo presenti lo stesso perché questo dramma ci ha colpiti, sbalorditi. Viviamo accanto alla casa di uno dei giovani assassini, la cui famiglia, persone perbene, è stata molto provata». Venuto da un’altra parrocchia, un fedele ha detto: «Ecco la fecondità del sangue dei martiri! Guardi, un anno fa, erano solo in cinque alla messa delle 9, oggi la chiesa è gremita». E si è allontanato dicendo di pregare da un anno per i giovani che hanno ucciso padre Hamel.
Secondo momento di questa giornata di omaggio all’anziano sacerdote è stata l’inaugurazione, sulla piazza davanti alla chiesa, di una lapide commemorativa per la pace e la fratellanza, eretta dal Comune di Saint-Étienne-du-Rouvray. Si tratta di una stele a forma di disco, in acciaio inossidabile dove sono stati incisi il volto di padre Jacques Hamel e il testo dei primi articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Durante la cerimonia, prendendo la parola, l’arcivescovo di Rouen ha affermato che «gli attentati, ieri, la profanazione di tombe o luoghi di culto, oggi, pur commessi da adolescenti, sono un’ombra per tutta la nostra società che non sa dove andrà dopo la morte, e si crede libera di fare tutto quello che ogni individuo desidera, compreso abbreviare la vita o impedire la nascita». In nome di padre Hamel, ha quindi lanciato un appello «a tutti coloro che esitano ancora» chiamandoli ad abbandonare l’ombra dell’odio, della divisione, delle menzogne, degli egoismi e della guerra, per incamminarsi verso la luce dell’amore, dell’unità, della verità, della fratellanza e della pace.
Secondo l’arcivescovo, «il sangue di padre Jacques Hamel è della stessa composizione del sangue di Gesù; grida insieme a tutti i martiri, lancia un appello alla fratellanza, senza esclusione, come lo dimostra l’incontro di questa mattina».
Subito dopo, è stato il presidente della Repubblica a prendere la parola: «Al cuore delle nostre leggi e dei nostri codici forgiati dalla storia, c’è una parte su cui non si tratta, una parte su cui non si mette mano, una parte, voglio osare questa parola, sacra. Questa parte, è la vita altrui, ma è anche tutto quello che ci rende umani: l’amore, la speranza, il dono di sé, l’attaccamento ai propri cari e alle radici, l’apprezzamento degli altri». Padre Hamel, ha aggiunto Macron, «incarnava tutto questo, nella discrezione e nel rispetto scrupoloso della sua carica». «Profanando la sua persona, profanando la sua chiesa e quindi la sua fede — ha proseguito il capo dello stato — i suoi assassini hanno attentato a questo legame profondo che unisce i francesi, che siano credenti o meno, cattolici o no. E questo legame ci è apparso in tutta la sua forza». Per il presidente Macron «il volto di Jacques Hamel è diventato il volto di chi rifiuta questa cultura di morte e questo terrorismo arrogante». Al termine della cerimonia, familiari e amici di padre Hamel sono stati accolti nel presbiterio per un incontro con Emmanuel Macron, durato tre quarti d’ora.
A concludere la giornata commemorativa la celebrazione dei vespri nella basilica Notre-Dame de Bonsecours, a Rouen, seguita da un momento di raccoglimento sulla tomba di padre Hamel, divenuta da un anno a questa parte meta di pellegrinaggio. Una semplice tomba, nel settore riservato ai preti e ai religiosi, a pochi metri da quella del poeta José María de Heredia.

L'Osservatore Romano, 26-27 luglio 2017