mercoledì 26 luglio 2017

Osservatore Romano
Un “contributo di emergenza” di cento milioni di euro e una squadra di cinquecento tecnici per accelerare i rimpatri degli irregolari. È quanto contenuto nelle misure straordinarie annunciate ieri dalla commissione europea per sostenere l’Italia nell’affrontare l’emergenza immigrazione. Ben poco, se si considera la portata della tragedia in atto nel Mediterraneo — ieri tredici morti in un nuovo naufragio al largo della Libia — nonché gli innumerevoli appelli, lanciati da più parti, alle necessità della cooperazione e di una strategia comune. Appelli rimasti sulla carta.Le nuove misure sono contenute nella lettera inviata ieri dal presidente della commissione, Jean-Claude Juncker, al capo del governo italiano, Paolo Gentiloni. La Commissione — si legge nella missiva — «è pronta a decidere, se il governo italiano lo ritiene utile, azioni complementari». Tali azioni includono, come detto, «fondi aggiuntivi di emergenza fino a 100 milioni nell’ambito del fondo Ue per l’asilo, l’immigrazione e l’integrazione per misure necessarie ad attuare la legge Minniti, e specialmente per accelerare le procedure di asilo e rimpatrio, per assistere le autorità locali e le comunità nell’accoglienza di migranti e per sostenere la loro integrazione». Saranno poi contemplate anche misure «per assicurare che tutti coloro che rispettano i criteri per il ricollocamento arrivati in Italia prima del 26 settembre prossimo siano ricollocati» e per accelerare le procedure di rimpatrio con 500 nuovi esperti di Frontex disponibili e ulteriori fondi per finanziare un maggior numero di rimpatri.
Tiepida la reazione del governo italiano. In un messaggio su Twitter, Gentiloni ha ringraziato la commissione, auspicando tuttavia che a tali impegni «corrisponda mobilitazione dei partner Ue a fianco dell’Italia». Giudizio confermato oggi in un’altra dichiarazione: «Ci è arrivata la manifestazione di impegno dell’Ue, importante perché a questo impegno politico si aggiungono impegni significativi sul terreno finanziario, anche se bisognerà fare molto altro» ha detto Gentiloni. Un chiaro riferimento alla questione veramente cruciale, cui i vertici della commissione non fanno riferimento nella loro lettera. Ovvero la cooperazione, la solidarietà tra i paesi Ue, la necessità di un piano di ricollocamenti condiviso. Il che implicherebbe anche l’apertura di altri porti del Mediterraneo dove far arrivare le navi cariche di migranti, punto sottolineato più volte dagli italiani.
Quel che è sotto gli occhi di tutti, ma che pochi vogliono vedere, è il fatto che l’attuale situazione nel Mediterraneo chiede un approccio globale che sia in grado di affrontare in maniera unitaria e coerente tutta una serie di temi. Sul tavolo, infatti, non c'è soltanto la questione dei ricollocamenti. Ieri al Viminale, a Roma, si è tenuto il primo incontro tra le autorità italiane e le ong sul cosiddetto codice di condotta delle organizzazioni umanitarie. Entro venerdì le ong dovranno presentare le loro «osservazioni» sulle nuove regole proposte dall’Italia e condivise dall’Ue. I punti criticati sono il divieto di trasbordo dalle navi che effettuano il salvataggio a quelle istituzionali, e soprattutto la possibilità che a bordo delle imbarcazioni ong salgano gli agenti: «È impossibile accettare che siano armati», hanno evidenziato alcune associazioni. Un accordo sembra lontano.
C’è infine un altro punto: la riforma del diritto di asilo, senza la quale ogni misura sui ricollocamenti è inutile. Oggi la Corte europea di giustizia ha stabilito che lo stato in cui i migranti arrivano è competente per l’esame delle richieste di asilo. Anche in situazioni straordinarie. Insomma, tutto resta come prima.
Osservatore Romano, 26-27 luglio 2017.