lunedì 24 luglio 2017

Belgio
50 anni fa moriva il cardinale Joseph-Léon Cardjin, fondatore della Gioventù Operaia Cristiana
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Joseph-Léon Cardijn (1), cardinale belga, aveva 84 anni quando morì a Lovanio circondato da grande affetto e ammirazione, fuori e dentro la Chiesa cattolica. Morì esattamente il 24 luglio 1967 quattro mesi dopo la pubblicazione dell'enclica Populorum Progressio di Paolo VI, documento che considerava una pietra miliare della Dottrina sociale della Chiesa. Per tutti era il sacerdote visionario e coraggioso fondatore della Gioventù Operaia Cristiana e il giorno del suo decesso in molte città e continenti del mondo si pregò, con immensa gratitudine, per lui e per la su opera, soprattutto in America Latina e in diverse nazioni dell'Europa.
Il 19 maggio 1985, s. Giovanni Paolo II, durante una sua visita in Belgio, vicino alla tomba del porporato, parlando ai Rappresentanti dei Movimenti operai cristiani disse: "La Chiesa non cessa di venerare questo sacerdote fuori dal comune, dalla personalità ricca e ardente, questo apostolo illustre dei tempi moderni, che Paolo VI nominò membro del Collegio dei Cardinali. Egli era animato da un profondo senso della Chiesa e da un grande amore per i lavoratori, che voleva veder entrare, dimorare e agire a pieno titolo nella Chiesa. Si basava sul Vangelo e sulla dottrina sociale della Chiesa. Nel suo zelo missionario, aveva profonde intuizioni sul ruolo del laicato e una notevole pedagogia. Io stesso sono stato ben lieto di incontrarlo e di trarre beneficio dalla sua testimonianza, dai suoi consigli. Le associazioni e i movimenti operai cristiani del mondo intero possono considerarlo loro padre; ma ancor più potete farlo voi, suoi connazionali, che intendete proseguire il suo apostolato e la sua azione in seno al mondo operaio del Belgio."
92 anni fa, la fondazione della Jeunesse Ouvrière Chrétienne (JOC)
La biografia stessa di Joseph Cardijn, nato il 18 novembre 1882, è sin dalla prima gioventù profondamente radicata con la dimensione operaia della società, quando suo padre iniziò un'attività di commerciante di carbone. I genitori, profondamente cristiani, anziché fargli seguire la loro strada si impegnarono per fargli perfezionare gli studi e avviarlo al sacerdozio ma Cardijn ben presto capì che il suo destino era quello di coniugare queste due vocazioni.
In un'epoca in cui la classe operaia prendeva sempre più coscienza di sè e del ruolo che avrebbe dovuto assumere in una società attraversata da un progresso repentino e inedito, il giovane sacerdote Cardijn decise di volgere la sua opera di evangelizzazione ai giovani operai, che nella sua terra si stavano sempre più allontanando dalla Chiesa. Nel 1925 fondò, insieme con due laici, Paul Garcet e Fernard Tonnet, la Jeunesse Ouvrière Chrétienne (JOC), opera in cui infuse tutto il suo messaggio evangelico assieme alla dottrina sociale cristiana, solo pochi anni prima aggiornata alle sfide e alle richieste della modernità con l'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Padre Cardijn adottò un metodo originale per stabilire un rapporto franco e aperto con gli operai: consentire ai giovani, riuniti in gruppi, di prendere coscienza della loro situazione, organizzarsi per migliorarla tramite l'azione e scoprire, tramite il confronto col Vangelo, la presenza di Gesù nella loro storia.
In pochi anni il movimento diventò una realtà internazionale, con sedi e gruppi in tutto il mondo; in molte nazioni, come Francia e Italia, la diffusione della JOC si legò all'esperienza dei preti operai. In Italia la JOC divenne la Gioventù Operaia Cristiana e per tutto il corso del '900 ha proseguito l'esempio di padre Cardijn per opera di sacerdoti come don Esterino Bosco, don Carlo Carlevaris e, dal 1969, di don Mario Operti, don Gianni Fornero e don Giacomo Garbero. Un grande amplificatori del pensiero del porporato belga è stato don Luigi Di Liegro, che Cardjin onorò con una lunga e solida amicizia.
Fu nel sud del mondo, soprattutto nella regione dell'America latina, che le idee di padre Cardijn ebbero il successo maggiore e lo stesso sacerdote si dedicò a seguire da vicino l'evoluzione dei vari progetti nati dal nucleo iniziale della sua JOC, viaggiando in tutti i continenti e senza risparmiarsi in correzioni, consigli e incoraggiamenti.
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Dall'allocuzione di s. Giovanni Paolo II 32 anni fa
Grande amore per i lavoratori e le loro famiglie
Non potendo trattare qui tutti gli aspetti di questo apostolato, e neppure della questione sociale - altri incontri sono previsti per questo in Belgio - vorrei tornare su alcune intuizioni dell’Abate Cardijn, per delineare il metodo e lo spirito che oggi devono guidare il vostro movimento operaio cattolico.
- Ciò che più impressionava nella personalità di Cardijn, era il suo grande amore per i lavoratori e le loro famiglie. Egli stesso era nato da genitori molto modesti e, ancor giovanissimo, era stato colpito dallo spettacolo dei suoi compagni che entravano in massa senza alcuna preparazione nei cantieri e nelle fabbriche, con condizioni di lavoro spesso massacranti sul piano umano e nocive alla loro vita religiosa. Come vicario, qui a Laeken, egli ha cercato, incoraggiato e riunito questi giovani lavoratori e lavoratrici, spesso illetterati e impotenti a uscire dalla loro situazione. Ha dato loro subito la sua fiducia; li stimava capaci, con una formazione adeguata, di essere gli apostoli dei loro fratelli e i volenterosi responsabili dei gruppi che si andavano formando.
Apostolato dei laici
- Mi riferisco all’importanza che Cardijn ha riconosciuto all’apostolato dei laici, giovani e adulti: egli voleva renderli più coscienti della loro dignità di figli di Dio, della loro specifica vocazione di battezzati, delle loro responsabilità nella Chiesa e nel mondo. In questo senso, egli è stato un precursore del Concilio Vaticano II che così bene ha parlato del sacerdozio comune dei fedeli. La sua intuizione originale e coraggiosa consisteva nel volere che l’evangelizzazione della gioventù operaia fosse opera di giovani operai in totale solidarietà coi loro compagni di lavoro. Egli auspicava anche che i lavoratori possedessero proprie organizzazioni operaie, autonome e libere, al fine di far sentire la propria voce ed esercitare la loro influenza costruttiva sull’insieme della società. È un punto sul quale ho insistito nella Laborem exercens (Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 8). È qui necessario notare che l’Abate Cardijn l’ha fatto nel modo migliore, poiché restava autenticamente sacerdote, testimone senza compromessi di Cristo e del suo Vangelo presso i laici.
“Vedere, giudicare, agire”
- Il mondo intero può essere riconoscente a Cardijn per la pedagogia che ha messo in atto, sotto forma della celebre trilogia: “Vedere, giudicare, agire” che è divenuta familiare a tanti militanti. Essa supponeva infatti un ascolto delle parole del Signore, un’attenzione ai gesti di Gesù, un’assimilazione del messaggio del Vangelo e della Chiesa. Successivamente, comportava uno sguardo concreto e metodico, si potrebbe dire, sul dipanarsi della vita, sull’esperienza dei lavoratori, coi suoi aspetti d’ombra e di luce, un giudizio sugli ostacoli alla realizzazione del disegno di Dio, che vuole per tutti la dignità di figli di Dio. Infine cercava di mettere in atto un’azione solidale capace di porvi rimedio nelle situazioni concrete. Questo metodo - che unisce in un’interazione reciproca l’approfondimento della fede e l’impegno generoso - conserva il suo valore nel Movimento operaio cristiano attuale.
Industrializzazione avanzata
- Cardijn vedeva i lavoratori di fronte a problemi sociali molto difficili, nel quadro della loro nazione. Egli sottolineava l’aspetto collettivo e culturale di questi problemi. Ma aveva presto capito la dimensione internazionale della questione sociale, quale più facilmente ci appare oggi (cf. Ivi, 2). Egli prevedeva i problemi del lavoro posti dall’industrializzazione avanzata, gli squilibri causati dal sottosviluppo e dalla fame nel mondo, le minacce di guerra, la cooperazione internazionale e l’edificazione della pace. Lavorava per la solidarietà, la fraternità universale.
Il Vangelo, fondamenti etico della dignità del lavoratore
- Ma in tutto ciò manteneva la convinzione che solo il Vangelo può essere, nel mondo dei lavoratori che lo accolgono, il fondamento della vera etica della loro dignità. Egli attingeva dai principali documenti sociali del magistero pontificio le linee di pensiero e d’azione capaci di guidarlo con certezza: attualizzava in modo autentico la dottrina sociale della Chiesa. Se necessario, metteva in guardia i suoi seguaci contro le ideologie materialiste e atee che hanno abusivamente monopolizzato la lotta per la giustizia sociale impoverendola dei valori essenziali per l’uomo e per la società.
Grazia a Dio per averci donato padre Cardjin
- Ringraziamo dunque il Signore per averci dato in Cardijn un apostolo che tanto ha fatto per dare una presenza cristiana nel mondo del lavoro, capace di risvegliare o di rianimare la fede cristiana nel cuore delle masse lavoratrici, e di farvi nascere una solidarietà d’ispirazione evangelica, lui che tanto si è preoccupato anche di aiutarli a vivere i valori della famiglia. Voi ne avete ricevuto l’eredità, in un certo senso, e io mi rallegro del volenteroso impegno di varie decine di migliaia di membri e responsabili locali, in seno al vostro movimento.
Solidarietà, giustizia, partecipazione
- Grazie a Dio, i termini solidarietà, giustizia, partecipazione sono cari a tutti i nostri contemporanei, e molti dei vostri fratelli e sorelle del mondo operaio, pur senza condividere la fede cristiana, cercano anch’essi di operare in questo senso, sia a titolo personale, sia in seno ad altre organizzazioni operaie. Per voi, è importante che il vostro movimento tragga sempre ispirazione da una concezione cristiana delle cose, da un senso ecclesiale. È qui la vostra originalità. Essa deve rimanere manifesta: è una testimonianza a favore della fede e permette anche di rendere il miglior servizio al mondo operaio e all’insieme della società. Certo, come sottolineava il vostro presidente, la fede non vi detta soluzioni tecniche precise, strategie di azione. Tuttavia l’ispirazione cristiana non è una parola vana, un vago ideale. Basandosi sull’atteggiamento di Cristo, sulla dottrina sociale della Chiesa, essa tiene conto di un certo numero di principi concernenti la dignità della persona, il senso del lavoro, che non ho bisogno di ricordarvi; conferisce un contenuto maggiormente esigente, ampio e profondo alla solidarietà, alla giustizia, alla partecipazione, al carattere umano e fraterno della società da edificare, ed è qui che la Chiesa vi viene in aiuto con le sue indicazioni.
Lotta e contemplazione
- È influenza anche la scelta dei mezzi adottati per cambiare la società. Vi è una nobile lotta da condurre per la giustizia sociale. Non è possibile separare la realtà del lavoro umano da questa giustizia e da questa lotta, che assumono volti sempre nuovi in funzione delle situazioni e dei sistemi sociali. Ma il mondo del lavoro umano deve essere soprattutto fondato sulla forza morale: dev’essere il mondo dell’amore e dell’edificazione, non il mondo dell’odio e della distruzione. Cristo non cessa di benedire quelli che hanno fame e sete di giustizia (cf. Mt 5, 6); ma questa fame di giustizia, questa spinta a lottare non sono e non possono essere l’odio né una fonte di odio nel mondo. Per conservare la nostra ispirazione cristiana, rileggiamo incessantemente il Vangelo, come Cardijn, per condurre una lotta sempre nuova contro ciò che asservisce l’uomo. Studiamo l’insegnamento della Chiesa, come Cardijn, che teneva a questa fedeltà al magistero. Affidiamoci anche alla grazia di Cristo, per liberare l’uomo da ogni male, sosteniamoci con la preghiera che purifica, dà respiro alle nostre intenzioni. È in questo senso, penso, che avete parlato di “lotta” e di “contemplazione”.
La gratitudine della Chiesa
- Cari rappresentanti del Movimento operaio cristiano, in questo momento solenne pieni di gioia possiamo rendere grazie. Un ringraziamento a questo movimento che è cresciuto attraverso l’impegno di tanti pionieri conosciuti e sconosciuti del passato; grazie a tutti, membri, militanti e responsabili, che siete oggi al servizio dei lavoratori. La Chiesa vi ringrazia. Come Pastore della Chiesa universale, io vi ringrazio, e, secondo gli auspici e gli orientamenti che ho or ora ricordato dinanzi a voi, benedico di tutto cuore le vostre persone, le vostre famiglie, il vostro movimento. 
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(1) Alcuni dati biografici.
Ordinazione sacerdotale: 22 settembre 1906
Nominato arcivescovo: 15 febbraio 1965 da papa Paolo VI
Consacrato vescovo:  21 febbraio 1965 dal cardinale Léon-Joseph Suenens
Creato cardinale: 22 febbraio 1965 da papa Paolo VI
Deceduto: deceduto a 84 anni il 24 luglio 1967 (84 anni), Lovanio