martedì 19 luglio 2016

(a cura Redazione "Il sismografo")
                  Romano Guardini                Fritz Gerlich                         

(LB) La diocesi di München e Freising, Germania, ha confermato di aver aperto, lo scorso 17 luglio, i preliminari di due processi di beatificazione, uno per il teologo e filosofo Romano Guardini (1885-1968) e l'altro per il  giornalista Fritz Gerlich (1883-1934), ucciso dai nazisti. Per le due cause è stato già nominato un Postulatore. Toccherà all'arcivescovo, cardinale Reinhard Marx, procedere nel momento opportuno all'apertura ufficiale delle due cause e ciò potrebbe succedere nei prossimi mesi.

Romano Guardini
Nacque a Verona, il 17 febbr. 1885, da Romano Tullo e da Paola Maria Berardinelli, entrambi appartenenti ad agiate famiglie di commercianti. Un anno dopo la nascita del Romano i genitori si trasferirono a Magonza, per gestirvi una filiale della ditta di famiglia; nel 1910, inoltre, il padre vi venne nominato console d'Italia. Nel 1903, terminati con ottimi risultati gli studi secondari, il giovane Guardini si iscrisse alla facoltà di chimica nell'Università di Tubinga, per poi passare, nel 1905, a quella di scienze politiche a Monaco. Già nel 1906 il Guardini si trasferì a Berlino, dove seguì corsi di filosofia con G. Simmel e di storia dell'arte. Qui venne in contatto con la profonda crisi aperta nella Chiesa dal modernismo; il suo professore di teologia dogmatica, W. Koch, venne privato della cattedra per sospette simpatie moderniste. Nell'ottobre del 1908, il R. Guardini entrò in seminario a Magonza e il 28 maggio 1910 ricevette gli ordini nel duomo della città. Seguirono anni di ministero pastorale come cappellano a Heppenheim an der Bergstrasse, a Darmstadt, a Worms e, infine, a Magonza. Il 1915 fu un anno molto difficile per la famiglia Guardini: l'Italia era sul punto di entrare in guerra e il padre dovette lasciare in tutta fretta la Germania per rifugiarsi in Svizzera da dove cercò di mantenere i contatti commerciali con la sua azienda; due fratelli prestarono servizio militare in Italia. Dal 1920 al 1922 fu all'Università di Bonn, dove prese la libera docenza con una tesi su Bonaventura (pubblicata nel 1964) e iniziò la carriera accademica. Questo periodo fu molto importante per la formazione del suo pensiero; Romano Guardini venne, infatti, in contatto con il circolo di M. Scheler e conobbe e frequentò Martin Buber.
Nel 1920, durante la Pasqua, lo stesso sacerdote che lo aveva chiamato alla direzione della Juventus lo invitò al castello di Rothenfels, dove si riunivano i partecipanti al movimento giovanile Quickborn (Fonte viva) che, sorto nel 1913, si era sviluppato fino ad arrivare, nel 1917, a quasi 7000 iscritti, avendo peraltro ottenuto di porre la propria sede appunto nel vecchio castello di Rothenfels. Dopo quest'incontro, l'impegno nel movimento giovanile fu prioritario nella vita del G., che per un periodo sospese anche l'attività accademica, appena iniziata all'Università di Bonn; dal 1927 fu direttore spirituale del movimento sia negli incontri che si tenevano al castello, sia nella conduzione della rivista Schildgenossen. Nel 1939 la sua cattedra venne soppressa dalla polizia nazista e il G. si ritirò volontariamente in pensione. Tentò allora di fondare una specie di università popolare, ma i suoi discorsi, tenuti il secondo martedì di ogni mese nella chiesa dei gesuiti di Berlino, insospettirono la Gestapo che ne impedì lo svolgimento. Nell'estate del 1943 si rifugiò presso un amico, in una piccola parrocchia dell'Allgau bavarese; là, dopo venti anni di apostolato, ebbe l'occasione di approfondire in solitudine le sue riflessioni sull'esperienza della moderna civiltà europea, considerazioni che vennero sviluppate in due opere: Freiheit, Gnade, Schicksal (Monaco 1948) e Das Ende der Neuzeit (Basilea 1950). Dopo la guerra, nel 1945, venne istituita, nell'Università di Tubinga, una cattedra ad personam di "Katholische Weltanschauung" che il Guardini accettò; nel 1948 passò all'Università di Monaco, dove insegnò fino al 1963, molto al di là dei previsti limiti di età. Dopo il suo ritiro intraprese la redazione di una Etica rimasta incompiuta. Nel 1965 Paolo VI gli offrì la porpora cardinalizia, ma il Romano Guardini ormai ottantenne, la rifiutò. Morì a Monaco di Baviera il 1° ott. 1968. (Treccani)
Fritz Gerlich
Carl Albert Fritz Michael Gerlich (Stettino, 15 febbraio 1883 – Dachau, 30 giugno 1934) è stato un giornalista tedesco, nonché esponente della resistenza tedesca antinazista negli anni trenta. Fu uno dei pochi tedeschi, assieme ai ragazzi della “Rosa Bianca” o al colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, che si opposero pubblicamente al potere di Adolf Hitler.
Si trasferì a Monaco di Baviera per proseguire i suoi studi universitari: la sua formazione fu cristiano-liberale. Il 9 ottobre 1902 si sposò con Sofia Stempfle a Monaco e successivamente intraprese l'attività di giornalista. Dal 1920 al 1928 fu direttore del principale quotidiano della Baviera, il Münchner Neueste Nachrichten (predecessore dell'attuale Süddeutsche Zeitung). Fin dal 1923, dopo il tentativo di colpo di stato di Adolf Hitler, Gerlich notò la crescente simpatia riscossa dal movimento nazista. Divenne pertanto uno dei principali critici del partito nazionalsocialista e un avversario di Hitler. Nel 1927 conobbe la mistica Teresa Neumann, che gettò le basi per la sua futura conversione al cattolicesimo. Difatti, nel 1931, Gerlich si convertì dal calvinismo alla fede cattolica. Nel 1930 Gerlich rilevò la proprietà del settimanale Illustrierter Sontag che, nel 1932, mutò il proprio nome in Der Gerade Weg (La retta via), ove proseguì la campagna di stampa contraria al nazismo che aveva iniziato con la Domenica illustrata. La sua opposizione all'ideologia del nazionalsocialismo fu netta, tendente a svelarne le quotidiane violenze contro chi la contrastava. Nel gennaio 1933 Hitler salì al potere; pochi mesi dopo, il 9 marzo, Gerlich fu arrestato dalle squadre d'assalto, le Sturmabteilung di Ernst Röhm, incarcerato nel campo di concentramento di Dachau nonché torturato. Il suo giornale venne bandito quattro giorni dopo. Gerlich non ebbe accuse, non fu mai processato; dopo 15 mesi di prigione, il 30 giugno del 1934, egli venne fucilato. (Wikipedia)