giovedì 19 maggio 2016

Italia
È morto il leader radicale Marco Pannella. Protagonista della politica italiana
L'Osservatore Romano
(Fausta Speranza) Marco Pannella è morto nella mattinata del 19 maggio a Roma dopo una lunga malattia. Pochi giorni fa aveva compiuto 86 anni. Nelle ultime settimane, con l’aggravarsi delle sue condizioni, moltissime sono state le dimostrazioni di interesse, di stima e di affetto giuntegli da ogni parte. Protagonista tra i più noti della vita politica italiana, è stato sempre in prima linea portando avanti battaglie appassionate contro la pena di morte, contro la fame nel mondo e per il miglioramento delle condizioni dei carcerati. Il leader dei radicali, all’anagrafe Giacinto Pannella, era nato a Teramo il 2 maggio 1930.
Il suo nome resta legato alla legge sul divorzio, introdotto in Italia nel 1970, e a quella sull’interruzione volontaria della gravidanza, che nel 1978 abolì il reato di aborto, limitandolo alle violazioni previste dal nuovo ordinamento. A queste battaglie si è aggiunto l’impegno contro il “proibizionismo”, cioè le innumerevoli iniziative e prese di posizione per la legalizzazione dell’uso della droga, e a sostegno dell’eutanasia. Tra i più longevi personaggi della scena politica italiana, è stato deputato per i radicali dal 1976 al 1992. Dal 1979 è stato anche membro del Parlamento europeo per diversi mandati, accettando di ricoprire la carica di presidente di circoscrizione a Roma e in altre città. Senza dubbio Pannella è stato uno dei protagonisti delle battaglie politiche, talvolta discutibili, in particolare a partire dagli anni Settanta, attraverso una mobilitazione senza precedenti della società civile. 
Come leader politico italiano, si è distinto per aver fatto costantemente ricorso al referendum e a metodi di lotta politica non violenti, come scioperi della fame e della sete, disobbedienza civile e sit-in. E durante l’ultimo digiuno aveva raccontato di aver ricevuto una telefonata dal Papa e di avere accettato di interromperlo come gesto di riconoscenza al Pontefice per il suo interessamento. Era il 25 aprile scorso. Alla fine degli anni Ottanta, Marco Pannella aveva promosso la trasformazione dei radicali in partito “transnazionale”, un “transpartito”, che da allora concentrerà la sua azione politica verso gli obiettivi dell’abolizione della pena di morte in tutto il mondo, a iniziare da una moratoria, dell’affermazione universale dei diritti umani e della democrazia, dell’istituzione di un tribunale internazionale, nell’ambito delle Nazioni unite, contro i crimini di guerra e quelli contro l’umanità. 
Pannella ha legato il suo nome ad alleanze con i più diversi schieramenti politici: con la sinistra, comunisti o socialisti, ma anche con il centrodestra. E ha sempre espresso opinioni liberiste in materia economica. Si è posto, dunque, al di fuori di una catalogazione precisa nel panorama politico italiano, abbracciando di volta in volta posizioni sostanzialmente “di sinistra”, sul piano dell’etica, e “di destra”, sul piano delle politiche economiche. Una delle sue più significative battaglie è stata quella contro la “partitocrazia”, un sistema di fatto in cui l’eccessivo potere dei partiti arriva a sostituirsi a quello degli organi previsti dalla Costituzione. D’altra parte, Pannella non si riconosceva in una ideologia ben definita. «Una sete alternativa profonda, più dura, più radicale di altri»: così giustificava la scelta del nome Partito radicale. 
Tra le sue prese di posizione, da ricordare quella durante il sequestro di Aldo Moro, quando si espose contro la linea della fermezza, e quella a difesa del giornalista e conduttore televisivo Enzo Tortora, arrestato su accuse di pentiti di mafia poi rivelatesi infondate. Nel 1977 ha fondato l’emittente Radio radicale di cui è stato vivace animatore. La sua verve politica si è espressa anche con gesti al limite della legalità, come la provocatoria promozione di droghe leggere in tv, e con manifeste polemiche con i media, soprattutto quelli pubblici, ai quali rimproverava di dedicare a lui e al suo partito sempre troppo poco spazio.
L'Osservatore Romano, 20 maggio 2016.