sabato 2 aprile 2016

Grecia
Appello del primate della Chiesa ortodossa greca per i rifugiati. Qualcuno ci aiuti ad aiutare
L'Osservatore Romano
Il popolo greco, logorato da anni di crisi economica, non può essere lasciato solo ad affrontare il massiccio esodo di rifugiati verso il vecchio continente, e l’Unione europea deve riconsiderare le sue decisioni sul numero di profughi da accogliere: a sostenerlo è l’arcivescovo di Atene, Ieronymos II, primate della Chiesa ortodossa greca, in una lettera inviata al segretario generale del World Council of Churches (Wcc), reverendo Olav Fykse Tveit, nella quale fa appello alle Chiese e alla comunità internazionale.
«Sono assolutamente necessari interventi sostanziali — scrive Ieronymos — e riteniamo che la solidarietà europea deve manifestarsi prima di tutto attraverso il riesame della decisione di chiudere le frontiere, ma anche attraverso enormi sforzi per eliminare le cause profonde della crisi dei rifugiati». Il sinodo della Chiesa di Grecia ha seguito «le tribolazioni infinite dei profughi che hanno raggiunto il nostro piccolo Paese» e ha ribadito l’impegno per continuare il suo sostegno ai rifugiati. «Nel loro lungo e difficile cammino dalla guerra alla pace, centinaia di migliaia di persone sofferenti attraversano, in circostanze drammatiche, il nostro Paese, afflitto e prosciugato in conseguenza della crisi economica».
L’arcivescovo di Atene ha rivolto questo appello al Wcc in modo che la comunità internazionale e le autorità istituzionali «uniscano le forze per risolvere il problema, la più grande ondata di profughi sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale. I nostri mari — ha sottolineato — sono diventati tombe liquide. Le nostre isole e la nostra gente stanno con commovente altruismo dalla parte dei disperati». Poi si rivolge direttamente al reverendo Tveit: «Con l’autorità da voi rivestita, vi invitiamo con urgenza a compiere ogni sforzo possibile in modo che la guerra civile (fratricida) in una vasta zona della Siria volga al termine». Per il primate ortodosso, «persone e famiglie non devono essere più sradicate dalla loro terra ancestrale, e coloro che già vivono come rifugiati devono essere assistiti per superare le sofferenze».
La richiesta di Ieronymos II è coincisa con l’intervento del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che il 30 marzo ha parlato a una speciale riunione ministeriale delle responsabilità globali nella condivisione dei profughi siriani in fuga dalla guerra civile: «Dopo cinque anni di conflitto, i siriani stanno perdendo la speranza di sostenere le loro famiglie o educare i loro figli. Le comunità che ospitano i rifugiati nei Paesi limitrofi sono allo stremo». L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che deve cercare di reinsediare circa 480.000 persone (il 10 per cento di quelli oggi nelle nazioni vicine) entro la fine del 2018, ha riferito che sta combattendo anche per superare la paura diffusa e le dispute politiche nei Paesi interessati.
L'Osservatore Romano, 3 aprile 2016