mercoledì 16 marzo 2016

Italia
«Guardate in faccia l' orrore»
Avvenire
(Lucia Bellaspiga) «Ero tentato di mostrare ai giornalisti i video dei bambini violentati.Volevo pubblicare alcune tra le migliaia di foto di sevizie persino su neonati. Ero pronto a trasgredire anche la legge, per svegliare le coscienze e informare su questa strage quotidiana, che va avanti coperta da un silenzio ipocrita». Don Fortunato Di Noto, fondatore dell' associazione Meter per la lotta alla pedofilia, ha presentato ieri a rappresentanti della stampa internazionale i dati dell' attività nel 2015:
«Abbiamo segnalato alla Polizia postale un milione e 181mila foto pedopornografiche (di cui 8.700 con neonati), 76mila video (4.200 con neonati), quasi 10mila siti, dei quali 70 nascosti nel 'deep web', la gola profonda di Internet dove è facile agire senza lasciare traccia... ». Dati che hanno permesso di avviare indagini in Italia e nel mondo, portando a numerosi arresti non solo per la detenzione del materiale pedopornografico, ma anche per lo sfruttamento sessuale dei bambini ripresi. Perché l' errore più grave sarebbe proprio scindere la pedopornografia dall' abuso diretto sul minore: «Ribadiamo con forza che dietro ogni video o foto c' è un vero bambino schiavizzato sessualmente - ripete instancabile don Di Noto -. Non si tratta di filmati virtuali o di fotomontaggi, ma di un crimine che in tutto il mondo coinvolge settecentomila bambini in carne ed ossa». È vero, per far prendere davvero coscienza di ciò che accade nell' indifferenza generale, bisognerebbe forse usare l' elettrochoc, mostrare quel materiale, ma «la legge lo vieta e noi saremmo accusati ovviamente di divulgazione. Eppure tutti i giorni milioni di persone sul pianeta lo fanno impunemente, sotto gli occhi delle polizie internazionali, che purtroppo non fanno quasi nulla per fermare lo scempio, e dei governi ciechi e sordi». Il corpicino di Aylan, il bimbo siriano naufragato sulle coste curde, ha scosso il mondo. Forse il pianto straziato di altri piccoli Aylan, naufragati nella palude nera di certe coscienze adulte, farebbe altrettanto, chissà. La cosa certa è che tutto questo silenzio (dove sono i nostri intellettuali? perché nessuno scende in piazza contro la pedofilia? le istituzioni non sanno nulla?) è il miglior regalo per la tratta dei piccoli, che cresce esponenzialmente in tutto il mondo, anche se proprio l' Europa si attesta come patria elettronica dei pedofili. «Il podio della vergogna vede il 51% delle segnalazioni provenire dall' Europa», confermano i volontari di Meter. Il nostro continente è dunque il 'quartier generale' della cultura pedofila, «con anche una grande produzione di propaganda online che vuole giustificare lo stupro pedofilo come una forma di 'amore', accampando basi storiche o pseudofilosofiche », denuncia il sacerdote. E sono i domìni russi (quelli che terminano con .ru) ad accaparrarsi la maglia nera dei siti criminali, seguiti da quelli slovacchi, cechi e al quarto posto montenegrini. L' Italia (siti con finale .it) si assesta al nono. Dopo l' Europa, è l' Oceania il continento più prolifico nel campo del materiale pedopornografico, seguito dall' Africa (Isole Mauritius e Libia in testa) e dagli Stati Uniti d' America. In Asia lo sfruttamento maggiore avviene in India, seguita da Giappone e Cina. Da quando la pedofilia corre sul web, insomma, non esistono confini che la possano contenere, in una casa del più sperduto paesino italiano un pedofilo può scaricare materiale che arriva dall' altra parte del pianeta o invece diffonderlo. E il deep web certo non aiuta le forze di polizia, impegnate in una gara continua di scaltrezza con cyberpedofili sempre più abili. «Il deep web è la faccia nascosta della luna - spiega don Di Noto, che dal 2008 ha siglato per Meter un protocollo di collaborazione con la Polizia postale -, tutti sanno che c' è ma non l' hanno mai vista. Il problema è che la Polizia postale e noi di Meter la vediamo tutti i giorni e ci imbattiamo negli archivi virtuali in cui i pedofili conservano il materiale. Da anni Meter scandaglia questa zona sommersa della Rete e vede cose che dovrebbero far sobbalzare l' umanità. Invece le polizie internazionali non hanno idea di come intervenire, mentre la politica è del tutto disinteressata... inspiegabilmente».