lunedì 4 gennaio 2016

Francia
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Il prossimo 7 gennaio sarà il primo anniversario dell'attacco terroristico contro la sede della rivista satirica francese "Charlie Hebdo"; attacco nel quale persero la vita 12 persone e altre 11 sono rimaste ferite. La rivista oggi in edicola si presenta ai lettori, in occasione di questa dolorosa ricorrenza, con una vignetta in cui si ritratta Dio con un kalashnikov alle spalle e con le vesti macchiate di sangue. Il disegno è accompagnato con questa frase: "Un anno dopo - L'assassino è ancora in fuga".
I vescovi francesi tramite un tweet si sono espressi così: "La Conferenza episcopale francese non commenta chi cerca solo di provocare. E' il genere di polemiche di cui la Francia ha bisogno?"
Ovviamente la poco felice vignetta può essere letta in due modi diversi anche se, alla fine, molto vicini fra loro. Nel primo caso sarebbe proprio Dio l'autore della strage di un anno fa ed è ancora un criminale latitante, oppure, la causa di questo orrendo crimine sarebbe la religione, mai sino ad oggi imputata e ancora in fuga.
Sappiamo in anticipo, ormai è diventato un assioma, che chiunque critichi questa volgarità irresponsabile sarà accusato di attentare contro la libertà di stampa o di non essere in grado di capire la libertà della satira. Dunque non risponderemo poiché contro un assioma è difficile opporre ragionamenti. Si sa, un assioma, fondamento di un pensiero deduttivo, non deve essere dimostrato, è sempre gratuito e arbitrario.
Possiamo sottolineare solo una considerazione: attribuire a Dio e/o alle fedi religiose propositi e azioni violente, simboleggiate con un fucile e con del sangue, colloca gli autori della vignetta sul medesimo piano dei terroristi che un anno fa "a nome di Dio" hanno causato la strage nella sede della rivista francese. Un paradosso triste e terribile. E questo è una vittoria dei terroristi poiché vuol dire che hanno ucciso anche il discernimento dei responsabili di "Charlie Hebdo".