L'Osservatore Romano
Nel settantesimo anniversario. In occasione del settantesimo anniversario della morte (10 febbraio 1945) avvenuta nel campo di concentramento di Dachau, si terrà — nel tardo pomeriggio di sabato 14 febbraio — l’elevazione spirituale in onore del Servo di Dio Giovanni Palatucci. La cerimonia, su iniziativa dell’Associazione Giovanni Palatucci O.N.L.U.S. e dell’Associazione internazionale Amici della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, avrà luogo nella basilica di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, a Roma.
(Giovanni Preziosi) Il 10 febbraio di settant’anni fa, dopo essere stato arrestato dalla Gestapo nel suo appartamento, nel campo di concentramento di Dachau moriva l’ex questore reggente di Fiume Giovanni Palatucci. Si sarebbe potuto salvare se solo avesse ceduto alle forti pressioni esercitate nei suoi confronti da alcuni amici, ma non lo fece perché, come scriveva egli stesso ai genitori l’8 ottobre 1941, aveva ancora la «possibilità di fare un po’ di bene». In quel momento, evidentemente, rappresentava l’unica ancora di salvezza per tanti perseguitati.
Nel settantesimo anniversario. In occasione del settantesimo anniversario della morte (10 febbraio 1945) avvenuta nel campo di concentramento di Dachau, si terrà — nel tardo pomeriggio di sabato 14 febbraio — l’elevazione spirituale in onore del Servo di Dio Giovanni Palatucci. La cerimonia, su iniziativa dell’Associazione Giovanni Palatucci O.N.L.U.S. e dell’Associazione internazionale Amici della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, avrà luogo nella basilica di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, a Roma.
(Giovanni Preziosi) Il 10 febbraio di settant’anni fa, dopo essere stato arrestato dalla Gestapo nel suo appartamento, nel campo di concentramento di Dachau moriva l’ex questore reggente di Fiume Giovanni Palatucci. Si sarebbe potuto salvare se solo avesse ceduto alle forti pressioni esercitate nei suoi confronti da alcuni amici, ma non lo fece perché, come scriveva egli stesso ai genitori l’8 ottobre 1941, aveva ancora la «possibilità di fare un po’ di bene». In quel momento, evidentemente, rappresentava l’unica ancora di salvezza per tanti perseguitati.



















