Polonia
Settant’anni fa venivano abbattuti i cancelli di Auschwitz. Memoria vera e non un cliché
L'Osservatore Romano
(Andrea Possieri) Settant’anni fa, la mattina del 27 gennaio 1945, la 60ª Armata del primo fronte ucraino dell’esercito sovietico giunse nella cittadina polacca di Óşwieçim. Nel primo pomeriggio le truppe sovietiche, comandate dal maresciallo Ivan Konev, abbatterono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz e liberarono i circa settemila prigionieri rimasti ancora in vita.
Nelle settimane precedenti, infatti, a partire dal 17 gennaio, decine di migliaia di reclusi erano stati evacuati attraverso le cosiddette marce della morte, le Todesmärsche, e solo il giorno che precedette la liberazione del campo, il 26 gennaio, era stato fatto esplodere l’ultimo forno crematorio.
Il campo di sterminio di Auschwitz è ormai diventato un sinonimo del genocidio degli ebrei, oltre che un luogo della memoria di incomparabile significato simbolico. Con il passare del tempo, però, stanno scomparendo i testimoni diretti della Shoah.