sabato 10 ottobre 2015

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Ricordare ed enfatizzare che Papa Francesco è "gesuita e latinoamericano", in particolare durante i primi mesi del pontificato, non solo era giusto e opportuno ma era anche necessario. Si trattava di "raccontare" al Popolo di Dio e al mondo chi era il nuovo Successore di Pietro. Far diventare però queste due connotati del Papa una specie di "assoluti" da sbandierare a ogni piè sospinto sta diventando controproducente e forse sarebbe il caso di riflettere su alcune osservazioni che si sentono sempre più spesso.
1) La prima, piuttosto scontata, ricorda che il Papa in definitiva è "universale", e che dal momento della sua elezione, in un certo modo si "separa",  in quanto Vescovo di Roma e per servire la Chiesa chiamata a guidare, da ogni sua connotazione pregressa. Certo, Francesco resta e resterà per sempre "gesuita e latinoamericano", ma se questo viene presentato, enfatizzato, sbandierato come una litania da formulario finisce per ingabbiare proprio chi - appunto, il Pontefice - non può né deve essere mai ingabbiato. Ingabbiare il Papa è il modo peggiore di mettersi al servizio della sua missione anche se le intenzioni sono buone.
2) Sottolineare che il Papa è gesuita/ignaziano o latinoamericano/sudamericano può aiutare a capire determinati passaggi del pontificato (gesti, decisioni e magistero), ma in nessun modo questi connotati esauriscono l'intero, complesso e multiforme ministero petrino. Insistere nell’uso e nella proposizione di questi connotati, spesso senza che sia necessario, finisce per creare la sensazione di stare davanti a rivendicazioni indebite sul ministero universale del Santo Padre; rivendicazioni che poi nulla hanno a che vedere con la realtà poiché il Papa non guida la Chiesa in quanto gesuita e latinoamericano. Non sono i gesuiti e tantomeno l’America Latina a guidare la Chiesa. Dare quest'immagine non solo non è esatto ma è anche dannoso per la vita della Chiesa e dello stesso pontificato.
3) E' chiaro, e vi sono molti momenti del pontificato che lo evidenziano, che Francesco ci tiene al suo essere gesuita e latinoamericano, come altri Papi ci tenevano ad essere europei; ma è anche palese che per lui - come per i suoi Predecessori - tali definizioni biografiche non sono un qualcosa che condiziona l'esercizio del proprio ministero in un  modo riduttivo ed escludente. Chi invece presenta continuamente il Papa come "gesuita e latinoamericano" e lo fa oltre le misure del senso comune, e del oggettivamente necessario, "colloca" Papa Francesco in una posizione ridotta ed escludente, privando la realtà del pontificato da altri connotati singolari e importanti.
4) Meno definizioni, meno interpretazioni e meno ermeneutiche si propongono di Papa Francesco, più efficace è il servizio che ogni cattolico può offrire al suo ministero. Il Papa è una forza gigantesca di fede, libertà e parresia, riconosciuta dai suoi critici più feroci, come non si vedeva da molti anni non solo nella Chiesa cattolica. Ogni "narrazione" o "interpretazione" di parte del Papa, seppure autorevole, finisce per intrappolare questa forza della quale sia la Chiesa sia il mondo hanno bisogno. Insistere in fare il contrario porterà a una percezione drammatica e falsa: che il Papa è, appunto, di parte. Non solo. Finirà anche per oscurare un suo carisma eccezionale: farsi ascoltare da tutti senza intermediari. Francesco non è un oracolo e dunque non occorrono le pizie. Prendiamo atto tutti di questa verità.