giovedì 2 ottobre 2014

Vaticano
Rallegrati di essere nevrotico

Rubrica Gazzetta Santa Marta - mensile Jesus
(Iacopo Scaramuzzi) “Be glad you’re neurotic”, Rallegrati di essere nevrotico, è un libro pubblicato da Louis Edward Bisch nel 1936. I nevrotici, spiegava lo psichiatra statunitense, si dividono in due categorie: quelli infelici e quelli felici. La differenza è che i primi si sentono in colpa per la loro diversità, una certa ipersensibilità, una vita interiore ingombrante e complessa. I secondi – che il libro indica come esempio – scoprono che tutto ciò è una risorsa, se non un segno del genio, la dispiegano, si realizzano e fanno grandi cose.
“Una volta, ho letto un libro, interessante, il titolo era: Rallegrati di essere nevrotico!”, ha raccontato Papa Francesco nel volo di ritorno dalla Corea del Sud.
“Anch’io ho alcune nevrosi, ma bisogna trattarle bene, le nevrosi! Dare loro il mate ogni giorno…”. E’ solo una battuta en passant, certo, ma dice molto del Pontefice argentino. Jorge Mario Bergoglio parlava della sua inclinazione a essere casalingo, muoversi poco, lavorare troppo. Accettare i propri difetti, e volgerli in ricchezza, riecheggia però la tenerezza di Dio nei confronti dei peccatori così spesso evocata dal Papa argentino. Il Pontefice che da giovane studiò psicologia è figlio spirituale di Ignazio di Loyola. A costo di un certo mimetismo culturale, a rischio di compromettersi con mondi poco ortodossi, i gesuiti interagiscono con la realtà, non la lasciano al maligno. Che si tratti dei riti malabarici o cinesi dei secoli passati o dei divorziati risposati di oggi, che siano le civiltà più lontane o la modernità più forsennata, il gesuita traduce i principi del magistero in prossimità spirituale, simpatia umana, ascolto dell’anima in cerca di salvezza. Dio, diceva sant’Ignazio, si trova in tutte le cose. Anche nelle nevrosi.