giovedì 16 ottobre 2014

Vaticano
Attorno al Sinodo non tutto è informazione. C'è anche dell'altro ...
(a cura Redazione "Il sismografo")

(Luis Badilla) E' veramente disarmante ciò che abbiamo visto e letto in questi giorni. Parlo della copertura giornalistica del Sinodo, in particolare da parte di non pochi giornalisti che Massimo Faggioli ha ben definito "giornalisti-attivisti". Sono tra l'altro operatori sbarcati a Roma per l'occasione con progetti precisi, studiati a tavolino, con buona disponibilità di risorse. Ovviamente, ogni giornalista ha diritto di avere una sua opinione e ha altrettanti diritti affinché essa circoli e si ponga su un piano di dialogo con altri pareri espressi da distinti commentatori. Sarebbe un pregevole contributo alla chiarezza e un gesto di buona educazione nei confronti dei lettori.
Fare il giornalista, praticare la non sempre facile professione giornalistica, cercare di far passare opinioni personali come informazione oggettiva diventa in seguito insopportabile, e comportamenti simili vanno rimandati esplicitamente all'attivista-mittente. Attorno al Sinodo, da qualche giorno, crescono testi, interviste e servizi che vorrebbero far credere all'utente che quanto si afferma è vero, quando in realtà si tratta di analisi e commenti personalissimi dell'autore, o addirittura della linea editoriale prefissa dalla testata di riferimento.
Tutto passa per veritiero, tutto prende forma come si trattasse di una vera cronaca parallela allo svolgersi dei lavori sinodali, tutto in questa maniera si presenta fallacemente provocando il cosiddetto "caos della notiziabilità". Questa folta pattuglia di "giornalisti-attivisti" ha una grande capacità di azione e sembra muoversi con un certo coordinamento allo scopo di fare lobbying. L'idea sembra semplice, ma efficace: creare ondate di stampa che in qualche modo finiscano per condizionare le riflessioni dei padri sinodali, eventualità (per fortuna) inverosimile. Una delle caratteristiche dei lavori del Sinodo, sino ad oggi, è proprio quella di non essere un'Assemblea soggetta a vani condizionamenti di propaganda esterna fatta di affermazioni non vere, mezze verità, confusioni deliberate, rumors e gossip.
E' proprio il caso di prendere sul serio la riflessione di M. Faggioli, che ha scritto: "Nessuno sembra aver notato infatti come il ruolo della stampa vera al Sinodo sia accompagnato, se non in certi casi oscurato, da quello degli attivisti. Una delle cose sorprendenti (a dir poco) della conferenza stampa di martedì è stato vedere lo spazio enorme dato, in conferenza stampa, a giornalisti-attivisti americani, come quelli di "Voice of the Family". Questi giornalisti-attivisti hanno incitato apertamente il cardinale Napier in conferenza stampa (e in questi giorni chissà quanti altri membri del Sinodo) ad una aperta ribellione contro il Sinodo, la Relatio e la sua gestione".
Per fortuna, occorre dunque sottolinearlo, la stragrande maggioranza dei giornalisti che segue i lavori sinodali lo ha fatto e lo fa ancora con estrema professionalità, serietà e consapevolezza del proprio delicatissimo compito, il quale non si limita solo a informare nel modo più veritiero possibile ma diviene fondamentale e di base per la formazione dell'opinione pubblica. Questi operatori sociali dell'informazione sono consapevoli inoltre che la "notizia", soprattutto se riguarda questioni di grande rilevanza etica e morale, non è una "merce" qualsiasi che si può offrire o vendere per interesse, convenienza o ideologia. Ci affidiamo pertanto a costoro, come abbiamo fatto nel corso di questi giorni.