venerdì 26 settembre 2014

L'Osservatore Romano
Dopo Francia e Regno Unito, anche in Germania i musulmani hanno condannato nettamente le violenze dei fondamentalisti che stanno seminando sangue e terrore in Medio oriente. A scendere in campo le associazioni dei musulmani moderati che nei giorni scorsi hanno dato vita a una giornata contro l’estremismo e l’intolleranza, e contro l’avanzata dei jihadisti del cosiddetto Stato islamico. Una condanna significativa se si tiene conto che nel Paese la comunità islamica annovera tra i 3,8 e i 4,3 milioni di aderenti. E se si tiene conto, soprattutto, che tra i tedeschi è sempre più forte la preoccupazione per la presenza di potenziali jihadisti sul proprio territorio. Secondo fonti governative, infatti, dalla Germania sarebbero partiti circa 400 militanti per andare a combattere tra le fila dello Stato islamico in Siria e in Iraq. Non solo, da non molto si è scoperto che il Paese rappresenterebbe uno dei centri nevralgici per il reclutamento dei combattenti dell’islamismo militante.
«Vediamo come in nome di Allah si compiano atrocità, si torturino altri esseri umani, si caccino dalle loro case e si uccidano le persone. Dicono di agire sotto le insegne del profeta, ma mostrano con i loro crimini di non aver capito nulla della parola di Allah», è scritto in un messaggio letto nelle oltre duemila moschee del Paese.
Al contempo, i musulmani hanno ricordato anche i recenti attentati ad alcune moschee in Germania (dal 2012 ottanta casi) in seguito alle tensioni scatenate dai conflitti in Medio oriente. «Come società dobbiamo stare insieme quando chiese, sinagoghe e moschee vengono attaccate», ha dichiarato il presidente del Consiglio musulmano, Ali Kizilkaya.
Nei giorni precedenti, come si ricorderà, il Consiglio della comunità islamica tedesca aveva condannato con severità anche la singolare iniziativa di un gruppo salafita di Wuppertal, cittadina della Renania Settentrionale-Vestfalia, dove — suscitando sconcerto e non poca preoccupazione nell’opinione — sono state organizzate “ronde della sharia” per far rispettare la legge coranica e, secondo alcune fonti, per ingaggiare nuovi militanti. «Questi quattro bulli danneggiano la nostra religione e non parlano in nome della comunità musulmana», era stata la reazione ufficiale.
Il ministro degli Interni, Thomas de Maizière, ha lodato la «straordinaria iniziativa», con cui i musulmani che vivono in Germania hanno preso le distanze dal terrorismo. «Solo insieme possiamo riconoscere quando giovani uomini rischiano di scivolare nell’estremismo», ha detto il ministro in una moschea vicino ad Hannover. De Maizière ha anche condannato gli attentati contro moschee e altri edifici religiosi: «Sono attentati contro tutti noi».
La giornata contro la violenza — convocata con il motto «I musulmani sono contro l’odio e l’ingiustizia» — è stata organizzata dal consiglio del coordinamento dei musulmani. In nove città, tra cui Berlino, Hannover e Monaco, sono state convocate veglie e manifestazioni per la pace, cui hanno preso parte anche politici e rappresentanti delle altre religioni, compresi membri del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi. «Non rimarremo in silenzio in caso di attacchi incendiari contro moschee e sinagoghe in questo Paese», ha affermato, in un articolo per il quotidiano «Bild», Aiman Mazyek, presidente del Consiglio centrale dei musulmani in Germania, ribadendo che «l’islam è una religione di pace».
La giornata organizzata dalle comunità musulmane ha fatto seguito alla grande manifestazione contro l’antisemitismo che si è tenuta qualche giorno fa a Berlino e alla quale ha partecipato anche la cancelliera Angela Merkel, la quale — con riferimento a numerosi episodi di antisemitismo avvenuti dopo l’offensiva militare israeliana a Gaza — ha ribadito che la discriminazione e l’esclusione non hanno posto in Germania.
La presa di posizione dei musulmani tedeschi, come accennato, si aggiunge a quelle, anch’esse molto ferme, delle comunità islamiche del Regno Unito — che hanno diffuso un appello per la liberazione del cooperante inglese, Alan Henning, in mano ai miliziani dello Stato islamico — e della Francia. Di particolare rilevanza quest’ultima, non solo perchè nel Paese transalpino risiede la comunità musulmana più numerosa del continente, con i suoi quasi cinque milioni di fedeli, ma soprattutto perché sostenuta in maniera unitaria da tutte le principali sigle, anche quelle ritenute tradizionalmente più refrattarie al dialogo e al confronto con le istituzioni.
L'Osservatore Romano, 26 settembre 2014.