giovedì 10 luglio 2014

Vaticano
Tutto questo male non è per sempre

L'Osservatore Romano
(Inos Biffi) Il Figlio di Dio assicura ai suoi discepoli la vittoria sul demonio. Non è difficile avvertire una diffusa presenza di opere malvagie e l’esistenza di uomini dall’animo perverso che le commettono. Lo costatiamo con inquietudine e talora con raccapriccio, domandandoci come questo sia possibile e quale ne sia la causa, soprattutto quando l’azione raggiunge vertici quasi impensabili di malizia. Alla domanda la ragione non sa rispondere in maniera soddisfacente. Se istintivamente verrebbe da ipotizzare l’esistenza di un Principio del Male di fronte a un Principio del Bene, in lotta tra loro, in realtà, a una illuminata riflessione, la ragione stessa giunge a riconoscere che non può esistere un Principio del Male e che tutto quanto esiste proviene dall’unico Essere creatore, che è essenzialmente Bene. Indubbiamente, le creature spirituali, a motivo della loro libertà, possono compiere il male, anche se una tale scelta appare irragionevole, ma quello che ci appare comunque incomprensibile è l’inclinazione al male che troviamo, in una forma o nell’altra, in ogni uomo. E a questo può rispondere soltanto la rivelazione divina, che d’altronde è la sola deputata a parlare, in senso preciso, di peccato originale.
Qui, però, vorremmo fissare particolarmente l’attenzione sull’esistenza di un singolare operatore di iniquità, cioè «il diavolo», del quale, come dei «suoi angeli», ha parlato Gesù Cristo (Matteo, 25, 41) e sui quali la filosofia non è in grado di dire nulla. E specialmente vorremmo considerare lo sconcertante potere detenuto dal diavolo, sempre da Gesù definito come «il principe di questo mondo», che, in ogni modo, contro di lui — lui stesso lo dichiara — «non può nulla» (Giovanni, 14, 30). Anzi nel giudizio del mondo, e con l’innalzamento di Cristo, «il principe di questo mondo» è «gettato fuori» (Giovanni, 12, 31) e la sua regalità è abbattuta. Ma proprio qui sorge la domanda: come mai Satana è così forte che solo la venuta del Figlio di Dio e la sua morte in croce erano in grado di abbatterlo? Da dove egli, che era pur sempre una semplice creatura, attingeva una tale potenza?
Per rispondere, dovremmo in qualche modo avere la possibilità di entrare nel mondo celeste, nel mondo che precede la creazione dell’uomo, dal momento che, quando l’uomo appare, il «serpente antico» (Apocalisse, 20, 2) è già rovinosamente presente e alcuni “giuochi” fondamentali, se così li possiamo chiamare, sono già avvenuti. Per ora noi conosciamo molto poco. Dall’Apocalisse siamo informati di una conflittualità nel mondo angelico e di una vittoria sul drago o sul serpente (Apocalisse, 12), mentre dal suo operare — «omicida fin dal principio», «menzognero e padre della menzogna» (Giovanni, 8, 44) — possiamo, in ogni caso, arguire che il suo intento è quello di sovvertire il piano di Dio, di ingannare l’uomo, inducendolo alla diffidenza nei confronti del Creatore.
Più precisamente: il diavolo non può accettare Gesù Cristo, è invidioso dell’umanità del Figlio di Dio, tra tutte le realtà create la più amata dal Padre, nella quale tutto è stato predestinato e concepito. Mentre gli angeli fedeli sono gioiosamente e sollecitamente a servizio di Gesù, dal suo annunzio fino alla sua risurrezione e ascensione al cielo, il diavolo e gli spiriti ribelli lo insidiano. Essi non ne sopportano la signoria, che abbatte definitivamente il Principe di questo mondo, anche se, ancora, nella Prima Lettera di Pietro ricorre l’esortazione: «Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (5, 8), e Gesù stesso mette in guardia dalle sue tentazioni, facendo chiedere ai suoi discepoli: «Non farci entrare in tentazione, ma liberaci dal maligno».
Da qui la necessità della vigilanza cristiana e, prim’ancora, l’importanza che permanga chiara nella coscienza cristiana la consapevolezza dell’esistenza e dell’azione del demonio, senza dubbio accompagnata dalla certezza che i discepoli del Signore sono partecipi della sua vittoria e quindi sono protetti dalla sua presenza e dalla custodia dei suoi angeli; mentre intanto siamo in attesa che il disegno divino in Cristo, in cielo e sulla terra, che ora conosciamo parzialmente, ci venga tutto rivelato. In particolare ci apparirà il senso dell’innalzamento di Gesù da terra per l’abbattimento del demonio.
L'Osservatore Romano, 11 luglio 2014.