sabato 13 aprile 2013

L'Osservatore Romano
C’è un femminismo «molto pericoloso» che si vanta di reclamare una pseudo libertà per le donne, le quali — secondo tale ideologia — dovrebbero mostrare le proprie qualità in primo luogo al di fuori del matrimonio e al di fuori della famiglia. Al centro di questo tipo di “femminismo” (rappresentato da alcuni movimenti che non disdegnano anche clamorose manifestazioni) non ci sono dunque né la famiglia né l’educazione dei figli ma «un’altra funzione di donna che, spesso, contraddice i valori stessi della famiglia». Incontrando, martedì scorso, una delegazione dell’Unione delle donne ortodosse ucraine, il Patriarca di Mosca, Cirillo, ha sottolineato il ruolo insostituibile della donna («custode della casa») all’interno del focolare domestico, spiegando che «se si annienta questo ruolo eccezionalmente importante della donna la conseguenza è che tutto crolla, la famiglia e, in senso più ampio, la patria. Non è a caso che parliamo di madre-patria» e «forse non è un caso che la maggior parte delle leader femministe siano single».
All’incontro, avvenuto nella residenza patriarcale del monastero di San Daniele, erano presenti fra gli altri il presidente del Dipartimento sinodale per la Chiesa e la società, arciprete Vsevolod Chaplin, e numerose rappresentanti (laiche e religiose) del mondo ortodosso russo e ucraino.
Cirillo, ricordando la sua partecipazione al forum internazionale «Le donne ortodosse: l’unità, il servizio, l’amore» organizzato dall’associazione a Kiev nel luglio 2011, ha ribadito alcuni concetti-chiave: innanzitutto non c’è nulla di umiliante in una donna che si dedica alla casa, che decide di occuparsi della crescita dei figli; nessuna subordinazione nei confronti dell’uomo, anzi — afferma il primate della Chiesa ortodossa russa — non esiste compito più alto e nobile del ministero, del servizio prestato dalla donna all’interno del focolare domestico. Cirillo parla di una «particolare responsabilità», quella di «conservare i costumi nella società»: solo nel seno della famiglia naturale, per esempio, un bambino può crescere con amore e alti ideali morali.
Nessun attacco, da parte del Patriarca di Mosca, alle “donne in carriera”, da ammirare ma solo se riescono ad assolvere con criterio tutti i compiti, mantenendo dunque intatti i ruoli di moglie e madre. La preoccupazione di Cirillo riguarda piuttosto certi fenomeni — come la crescita dei divorzi e il basso tasso di natalità — presenti in molte nazioni dell’ex Unione sovietica. Il pensiero va al gran numero di orfani e di bambini abbandonati dai genitori: «Sono convinto che le organizzazioni femminili dovrebbero prestare maggiore attenzione al tema delle adozioni». E quando poi la priorità è la soddisfazione dei propri bisogni materiali, dell’egoistico “io”, è il calcolo del denaro, del tempo da dedicare ai piaceri — ha messo in evidenza il primate ortodosso nel suo discorso — si assiste all’«istinto di dominazione dell’uomo sulla sua vita spirituale», alla decisione appunto, presa per convenienza, di non mettere al mondo dei figli.
L’Unione delle donne ortodosse ucraine è un organismo laico indipendente nato a Odessa nell’aprile 2010. Nel luglio 2011 ha firmato un accordo di cooperazione con il Dipartimento sinodale per la famiglia della Chiesa ortodossa ucraina. Presente con uffici di rappresentanza in tutta l’Ucraina, lavora per promuovere i valori morali ed etici alla base della fede ortodossa e per trovare risposte alla crisi spirituale della società. Cirillo ha concluso il suo intervento auspicando una maggiore collaborazione tra il Patriarcato di Mosca e l’Unione delle donne ortodosse ucraine: «Ci aiuterebbe a rispondere alle sfide che la Chiesa e la società devono affrontare nel mondo di oggi».
L'Osservatore Romano, 13 aprile 2013.