venerdì 17 agosto 2012

(a cura Redazione "Il sismografo")
Presidente della Conferenza Episcopale Polacca Arcivescovo Józef Michalik di Przemyśl e Primate della Chiesa Ortodossa Russa Patriarcha di Mosca e di tutte le Russie, Kirill I.
Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo,
non imputando agli uomini le loro colpe
e affidando a noi la parola della riconciliazione (2 Cor 5,19).

Sentendo la responsabilità per il presente e per il futuro delle nostre Chiese e nazioni, e guidati dalla sollecitudine pastorale, a nome della Chiesa cattolica in Polonia e della Chiesa ortodossa russa, ci rivolgiamo con la parola della riconciliazione ai fedeli delle nostre Chiese, alle nostre nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà.
Confessando la verità che Gesù Cristo è la nostra pace e la nostra riconciliazione (cf. Ef 2, 14, Rom 5, 11), e consapevoli della vocazione che ci è stata affidata in spirito del  Vangelo di Cristo, desideriamo dare il nostro contributo all’opera di ravvicinamento delle nostre Chiese e di riconciliazione dei nostri popoli.
I.    Il dialogo e la riconciliazione
I nostri popoli fratelli sono uniti non solo dal secolare vicinato, ma anche da una ricca eredità cristiana orientale e occidentale. Consapevoli di questa lunga comunanza storica e della tradizione che sorge dal Vangelo di Cristo, che aveva influenzato la nostra identità, fisionomia spirituale e la cultura delle nostre nazioni, come anche di tutta l’Europa, entriamo sul sentiero di un sincero dialogo nella speranza che contribuisca a sanare le ferite del passato, che aiuti a superare i reciproci pregiudizi e incomprensioni e che ci rafforzi nella ricerca di riconciliazione.
Il peccato, che è la fonte principale di tutte le divisioni, la debolezza umana, l'egoismo individuale e collettivo ma anche le pressioni politiche portavano all’alienazione reciproca, all’aperta ostilità, e anche alla lotta tra le nostre nazioni. In seguito alle simili circostanze si è verificata prima la dissoluzione dell'originale l'unità cristiana. Divisioni e scissione, contrarie alla volontà di Cristo, sono diventate un grande scandalo e perciò intraprendiamo i nuovi sforzi per ravvicinare le nostre Chiese e nazioni, e per renderci testimoni più credibili del Vangelo verso il mondo contemporaneo.
Dopo la seconda guerra mondiale e dopo le dolorose esperienze dell’ateismo imposto alle nostre nazioni, entriamo oggi sulla via del rinnovamento spirituale e materiale. Perché questa direzione rimanga stabile, deve prima di tutto verificarsi il rinnovamento dell'uomo, e tramite l'uomo – il rinnovamento delle relazioni tra Chiese e nazioni.
Il dialogo fraterno è la via che conduce a questo rinnovamento. Il dialogo deve aiutare a conoscerci meglio, a ristabilire la fiducia reciproca e così portare alla riconciliazione. La riconciliazione invece suppone anche la prontezza a perdonare le offese e le ingiustizie subite. A questo ci obbliga la preghiera: Padre nostro (…) rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
Facciamo appello ai nostri fedeli affinché chiedano il perdono per le offese, le ingiustizie, e per tutto il male inflitto reciprocamente. Siamo convinti che questo è il primo e il più importante passo per ricostruire la reciproca fiducia, senza la quale non è possibile nessuna comunità umana duratura, né la piena riconciliazione.
Ovviamente, perdonare non significa dimenticare. La memoria infatti è una parte essenziale della nostra identità. La dobbiamo anche alle vittime del passato che hanno sofferto e hanno donato la loro vita per la fedeltà a Dio e alla patria terrena. Tuttavia, perdonare vuol dire rinunciare alla vendetta e all'odio e partecipare alla costruzione della concordia e della fratellanza tra gli uomini, tra i nostri popoli e paesi il che costituisce il fondamento per un futuro di pace.
II.    Il passato in prospettiva del futuro
Le tragiche esperienze del XX-mo secolo hanno colpito più o meno fortemente tutti i paesi e popoli dell’Europa. Le hanno dolorosamente subito i nostri paesi, nazioni e Chiese. I popoli polacco e russo sono uniti dall’esperienza della seconda guerra mondiale e del periodo di repressioni causate da regimi totalitari. Questi regimi motivati dall'ideologia atea, combattevano tutte le forme di religiosità e conducevano una guerra particolarmente crudele contro il cristianesimo e contro le nostre Chiese. Sono stati sacrificati milioni di persone innocenti e lo ricordano innumerevoli luoghi di sterminio e di sepoltura sulla terra polacca e russa.
Gli avvenimenti della nostra storia comune, spesso difficile e tragica, generano a volte  pretensioni e accuse reciproche che non permettono di guarire alle vecchie ferite.
Un’oggettiva conoscenza dei fatti e la presentazione delle dimensioni delle tragedie e drammi del passato diventano ora un urgente compito degli storici e degli specialisti. Con riconoscenza seguiamo le attività delle competenti commissioni e dei gruppi di lavoro nei nostri paesi. Siamo convinti che i loro sforzi aiuteranno a conoscere la verità storica non falsificata e aiuteranno a chiarire i dubbi, e a superare i negativi stereotipi. Siamo convinti che una riconciliazione duratura, come fondamento per un futuro pacifico è possibile soltanto sulla base della piena verità sul nostro passato comune.
Facciamo appello a tutti che desiderano il bene, la pace duratura e un futuro felice: ai politici, agli attivisti sociali, agli scienziati, alla gente di cultura e dell'arte, ai credenti e ai non credenti, ai rappresentanti delle Chiese – intraprendete incessantemente i vostri sforzi in favore del dialogo, sostenete tutto ciò che rende possibile la ricostruzione della fiducia reciproca, avvicina le persone e permette di costruire un futuro pacifico dei nostri paesi e  popoli, senza la violenza e guerra.
III. Insieme di fronte alle nuove sfide
In seguito ai cambiamenti politici e sociali verso la fine del 20-mo secolo le nostre Chiese hanno ottenuto la possibilità di svolgere la loro missione evangelizzatrice, e quindi anche di  formare le nostre società sulla base dei tradizionali valori cristiani. Nella storia il cristianesimo ha dato un contributo enorme alla formazione della fisionomia spirituale e della cultura delle nostre nazioni. Anche oggi, nel epoca della indifferenza religiosa e della progressiva secolarizzazione, cerchiamo di impegnarci in ogni modo, affinché la vita sociale e la cultura dei nostri popoli non venga privata dei fondamentali valori morali senza i quali non esiste un futuro di pace duratura.
Il primo e più importante compito della Chiesa di tutti i tempi continua a rimanere la proclamazione del Vangelo di Cristo. Tutti i cristiani, non solo il clero, ma anche i fedeli laici sono chiamati a proclamare il Vangelo del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e a portare la Buona Novella con la parola e con la testimonianza della propria vita sia nell’ambito privato, familiare sia in quello sociale.
Riconosciamo l'autonomia dell'autorità civile ed ecclesiastica, ma anche ci dichiariamo a favore della collaborazione nel campo della sollecitudine per la famiglia, per l'educazione, l'ordine sociale e  in altre questioni importanti per il bene della società. Vogliamo rafforzare la tolleranza e soprattutto vogliamo difendere le libertà fondamentali, in primo luogo la libertà religiosa e il diritto alla presenza della religione nella vita pubblica.
Oggi i nostri popoli stanno di fronte alle nuove sfide. Sotto il pretesto dell’osservanza del principio di laicità o della difesa della libertà vengono messi in questione i fondamentali principi morali basati sul Decalogo. Si promuove l'aborto, l'eutanasia, unioni di persone dello stesso sesso, che si cerca di presentare come una delle forme di matrimonio, si promuove  uno stile di vita consumistico, si rifiuta i valori tradizionali e rimuove dalla sfera pubblica i simboli religiosi.
Non di rado ci incontriamo pure con manifestazioni di ostilità verso Cristo, suo Vangelo e verso la Croce, e anche con i tentativi di escludere la Chiesa dalla vita pubblica. La laicità falsamente intesa prende la forma di fondamentalismo, e di fatto è una delle forme dell’ateismo.
Invitiamo tutti a rispettare l’inalienabile dignità di ogni uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1, 27). In nome del futuro delle nostre nazioni ci dichiariamo a favore del rispetto e della difesa della vita di ogni essere umano, dal momento di concepimento fino alla morte naturale. Riteniamo che un peccato grave contro la vita e disonore della civiltà moderna sia non solo il terrorismo e i conflitti armati, ma anche l'aborto e l'eutanasia.
La famiglia intesa come una stabile relazione tra l’uomo e la costituisce un duraturo fondamento di ogni società. La famiglia come l’istituzione fondata da Dio (cf. Gn 1, 28; 2, 23-24), esige rispetto e difesa. Essa infatti è la culla della vita, un sano ambiente educativo, garante di stabilità sociale e segno di speranza per la società. Proprio in famiglia matura l’uomo responsabile per se stesso, per gli altri e per la società in cui vive.
Con sincera sollecitudine, speranza e amore guardiamo ai giovani, che desideriamo proteggere dalla demoralizzazione ed educare nello spirito del Vangelo. Vogliamo insegnare ai giovani di amare Dio, l'uomo e la patria terrena e formare in loro lo spirito della cultura cristiana, di cui frutto saranno rispetto, tolleranza e giustizia.
Siamo convinti che Cristo Risorto sia la speranza non solo per le nostre Chiese e le nostre nazioni, ma anche per l'Europa e il mondo intero. Possa Egli con la Sua grazia far sì, che ogni polacco in ciascun russo e ogni russo in ciascun polacco veda un amico e fratello.
Sia i polacchi che i russi nutrono una profonda devozione alla Beata Vergine Maria. Confidando nell’intercessione della Madre di Dio, raccomandiamo alla sua protezione la grande opera della riconciliazione e di riavvicinamento delle nostre Chiese e delle nostre nazioni. Richiamando le parole dell’Apostolo Paolo: E la pace di Cristo regni nei vostri cuori (Col 3,15), benediciamo tutti nel nome del Padre e del Figlio, e dello Spirito Santo.
+ Józef  Arcivescovo Michalik Metropolita di Przemyśl
+ Kirill I Patriarca di Mosca e di tutte le Russie
Varsavia, il 17 agosto 2012

Inglese.

God was in Christ reconciling the world to himself, not holding anyone’s faults against them, but entrusting to us the message of reconciliation
(2 Cor 5: 19)

In the spirit of responsibility for the present and the future of our Churches and peoples, urged by pastoral concern, on behalf of the Catholic Church in Poland and of the Russian Orthodox Church we address this message of reconciliation to the faithful of our Churches, to our nations and all people of good will.
Proclaiming the truth that Jesus Christ is our peace and reconciliation (cf. Eph 2: 14; Rom 5:11), aware of the call entrusted to us in the spirit of Christ’s Gospel, we wish to make our contribution to the work of rapprochement between our Churches and reconciliation between our nations.
1. Dialogue and reconciliation
Our brotherly nations have been tied not only by long centuries of neighbourhood, but also by the extensive Christian legacy of East and West. Aware of this long and shared history and the tradition, which takes its roots in the Gospel of Christ and has exerted a decisive impact on the identity, spirituality and culture of our peoples and of the entire Europe, we enter a path of honest dialogue in the hope that it will heal the wounds of the past, facilitate our overcoming mutual prejudice and misunderstanding and strengthen us in our pursuit of reconciliation.
Sin, which is the principal source of all divisions, human frailty, individual and collective egoism as well as political pressure led to mutual alienation, overt hostility and even struggle between our nations. Similar circumstances had earlier led to the dissolution of the original Christian unity. Division and schism, alien to Christ’s will, were a major scandal; therefore we redouble efforts to bring our Churches and nations closer to each other and to become more credible witnesses to the Gospel in the contemporary world.
After the Second World War and the painful experience of atheism, which was imposed on our nations, today we enter a path of spiritual and material renewal. If this renewal is to be longstanding, a renewal of the human being must take place first, and through the human being the renewal of the relations between our Churches and nations.
Fraternal dialogue is the way towards such renewal. It is to facilitate a better understanding of each other and a reconstruction of mutual trust, and thus lead to reconciliation. Reconciliation, in turn, presupposes a readiness to forgive the wrongs and injustices of the past. We are obliged to do this by the prayer: Our Father (...) forgive us our trespasses as we forgive those, who trespass against us.
We call on our faithful to ask for the forgiveness of the wrongs, injustice and all evil we have inflicted on each other. We are confident that this is the first and foremost step to rebuild mutual trust, a precondition for a sustainable human community and complete reconciliation.
Naturally, to forgive does not mean to forget; memory is a significant part of our identity. We owe this memory also to the victims of the past, those tortured to death who laid down their lives for the faith to God and their homeland on this earth. To forgive, however, means to forgo revenge and hatred and to participate in the construction of concord and brotherhood between people, our nations and countries, which is the foundation of a peaceful future.
2. The past in the perspective of the future
The tragic events of the 20th century were experienced to a greater or lesser degree by all the countries and nations of Europe. Our countries, nations and Churches were painfully afflicted. The Polish and Russian people share the experience of the Second World War and the period of repressions imposed by the totalitarian regimes. These regimes, with their atheist ideology, fought against all forms of religious life and waged an especially atrocious war on Christianity and our Churches. Millions of innocent people fell victim to this war, of which we are reminded by numerous places of murder and graves on Polish and Russian soil.
Sometimes the events of our often difficult and tragic shared past give rise to mutual resentments and accusations, which prevent the healing of old wounds.
An objective recognition of facts and an account of the magnitude of the tragedies and dramas of the past is an urgent task for historians and specialists. We appreciate the action taken by competent commissions and teams of experts in our respective countries. We express a conviction that their efforts will allow us to learn unadulterated historical truth, help account for doubts and effectively overcome negative stereotypes. We express a conviction that sustainable reconciliation as the foundation of a peaceful future may take place exclusively on the basis of a complete truth about our shared past.
We call upon all those who pursue good, sustainable peace and happy future: politicians, social activists, people of science, culture and the arts, those who believe in God and those who do not, representatives of the Churches: do not falter in your efforts to foster dialogue, support all that facilitates the reconstruction of mutual trust and brings people closer to one another and all that allows us to build a peaceful future of our countries and nations, a future free from violence and wars.
3. Together in the face of new challenges
As a result of political and social transformations, at the close of the 20th century our Churches were finally able to fulfil their mission of evangelisation, and therefore to help our societies develop on the basis of traditional Christian values. Throughout history, Christianity contributed immensely to the formation of the spirituality and culture of our nations. Today, in an era of religious indifference and widespread secularisation, we take every effort so that the social life and culture of our nations should not be stripped of principal moral values, the cornerstone of a viable peaceful future.
The essential task of the Church until the end of time is the proclamation of the Gospel of Christ. All Christians, not only the clergy, but also the lay faithful are called to preach the Gospel of our Lord and Saviour Jesus Christ and to proclaim the Good News with their words and through the witness of their lives, in an individual, familial and social context.
We recognise the autonomy of secular and ecclesiastical authority, but at the same time call for cooperation with respect to care for the family, education, social order and other questions which are vital for the good of the general public. We want to uphold tolerance and first and foremost defend fundamental freedoms, primarily religious freedom, as well as to guard the right of the presence of religion in public life.
Today our nations are faced with yet new challenges. Fundamental moral principles based on the Ten Commandments are questioned under the pretence of retaining the principle of secularism or the protection of freedom. We are faced with the promotion of abortion, euthanasia and same-sex relations, persistently shown as a form of marriage; a consumerist lifestyle is endorsed, traditional values rejected, while religious symbols are removed from public space.
Quite often we encounter sings of hostility towards Christ, His Gospel and Cross; attempts are made to exclude the Church from public life. A misinterpreted secularism assumes a form of fundamentalism and in reality is a form of atheism.
We call on everyone to respect the inalienable dignity of each human being, created in God’s image and likeness (Gn 1: 27). In the name of the future of our nations we call for the respect and protection of the life each and every human being from the moment of conception until natural death. We believe not only terrorism and armed conflict, but also abortion and euthanasia to be grave sins against life and a disgrace to contemporary civilisation.
The family, a permanent relation between man and woman, is a sound foundation of all societies. As an institution founded by God (cf. Gn 1: 28; 2:23-24), the family warrants respect and protection as it is the cradle of life, a wholesome place of development, a guarantee of social stability, and a sign of hope for society. The family is a place conducive for the development of the human being who is responsible for himself, other people and the society he is part of.
We look with sincere concern, hope and love to young people, whom we wish to protect from demoralisation and to educate in the spirit of the Gospel. We want to teach young people how to love God, their fellow human beings and the earthly homeland as well as to foster in them a spirit of Christian culture, which will bear fruit with respect, tolerance and justice.
We are certain that the Risen Christ offers hope not only for our Churches and nations, but also for Europe and the entire world. May He grant His grace so that each Pole can see each Russian and each Russian can see each Pole as their friend and brother.
Both Poles and Russians have profound respect for the Holy Virgin Mary. Having trust in the intercession of the Mother of God, we entrust to Her care the great work of the reconciliation and rapprochement between our Churches and nations. Recalling the words of Paul the Apostle: Christ’s peace must reign in your hearts (Col 3:15), we confer on all our blessing, in the name of the Father, and of the Son, and of the Holy Spirit.
+ Józef Archbishop Michalik
Metropolitan of Przemyśl
+ Cyril Patriarch of Moscow and All Russia
Warsaw, 17.08.2012