mercoledì 17 novembre 2021

Vaticano
Palazzo Londra, al processo il giallo della deposizione di Papa Francesco: ma i magistrati smentiscono

(Franca Giansoldati - Il Messaggero)
E' destinato a complicarsi ulteriormente il processo vaticano del secolo per l'immobile di Londra che vede imputato anche il cardinale Angelo Becciu. All'udienza di stamattina è scoppiato il giallo della deposizione mancante, quella di Papa Francesco. Una ipotesi affiorata dopo ore di dure schermaglie. Da una parte gli imputati rimasti (da dieci sono passati a sei per il ritorno degli atti al Promotore di Giustizia) che continuano chiedere a gran voce la nullità dei provvedimenti lamentando vistose lacune procedurali, prove video depositate dal Promotore di Giustizia “falcidiate”, “sbianchettate”, prive dei meta-dati. Dall'altra parte, invece, il Promotore di Giustizia – una sorta di Pm – che ha difeso l'impianto accusatorio annunciando altri filoni di indagini (mai evocati in precedenza) per i quali ha ritenuto necessario apporre diversi omissis sulle prove depositate.
Nell'aula del tribunale vaticano il clima era teso quando è risuonato per la prima volta il nome di Papa Francesco, tirato in ballo come testimone. L'avvocato difensore del finanziere Enrico Crasso, Luigi Panella, ha depositato una memoria in cui evidenzia una vistosa anomalia emersa nell'interrogatorio videoregistrato del 29 aprile 2020 a monsignor Alberto Perlasca. In quei fotogrammi si vede il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi che al principale accusatore Perlasca (poi divenuto una specie di collaboratore di giustizia) dice che prima di aprire le indagini si era recato dal Papa per chiedergli cosa fosse accaduto durante la transazione con il finanziere Torzi (un altro imputato) nel dicembre 2018. «Noi prima di fare questo che stiamo facendo siamo andati dal Santo Padre e gli abbiamo chiesto che cosa è accaduto e.. di tutti posso dubitare fuorché del Santo Padre».
L'avvocato Panella ha evidenziato che la possibilità di sentire un Capo di Stato come testimone pur essendo prevista negli ordinamenti democratici non lo è affatto nel codice in vigore in Vaticano. «Ma di questo noi non abbiamo avuto alcun verbale del Santo Padre. In ogni caso se osservate il video si vede la faccia di Perlasca che cambia espressione e appare sconvolta, devastata. Lo scenario che si apre è questo: il Promotore di Giustizia è andato dal Papa che lo ha sentito per fatti inerenti alle imputazioni, anche se il Papa non poteva essere sentito e non successivamente è stato redatto alcun verbale. Questo è inaudito: mai sentito prima. Ripeto: guardando il video si capisce che l'impatto delle parole del Promotore di Giustizia su Perlasca sono risultate devastanti e possiamo anche capire perchè poi, il 31 agosto, Perlasca si presenta senza avvocato e fa una serie di dichiarazioni diverse e opposte a quelle rese nell'interrogatorio di aprile».
Nella memoria depositata che il Messaggero ha potuto consultare viene acclusa anche una perizia sulle videoregistrazioni. Il tecnico avrebbe rilevato criticità, orari che non coincidono, meta dati spariti, e diverse ore di omissis. Dalla consulenza emergerebbe che ci sono video modificati persino dopo gli interrogatori. «Abbiamo la prova plastica definitiva della incompletezza del materiale depositato».
A questo punto l'udienza è stata sospesa per una mezzora per dare modo al Promotore di Giustizia di leggersi la memoria del legale e «andare in ufficio a consultare delle carte ed essere più preciso». Diddi è tornato e ha rispedito al mittente le critiche (definite pretestuose) spiegando che quel passaggio nell'interrogatorio a Perlasca faceva riferimento ad una intervista rilasciata da Papa Francesco ai giornalisti di ritorno dal Giappone, nel novembre 2019.
Francesco spiegando l'avvio della inchiesta sul Palazzo di Londra raccontava che da lui si presentò  il Revisore dei Conti e poi il Promotore di Giustizia («Il promotore di Giustizia ha studiato la cosa, ha fatto le consultazioni e ha visto che c'era uno squilibrio di bilancio. Ha poi chiesto a me il permesso di fare le perquisizioni. Ho detto: è chiaro questo studio? - Si, c'è una presunzione di corruzione e in questi casi io devo fare perquisizioni in questo ufficio... e io ho firmato l'autorizzazione. E' stata così fatta la perquisizione in cinque uffici...»). Il Promotore di Giustizia si è difeso anche sulle prove “falcidiate” e “sbianchettate”. «Le registrazioni che ora sono a disposizione delle parti sono la fedele rappresentazione di quello che è stato verbalizzato per iscritto». Se ci sono video con durata maggiore o minore a suo parere può essere dipeso dalle pause pranzo o da altre esigenze personali degli imputati interrogati.
L'avvocato del cardinale Becciu, Fabio Viglione ha di nuovo messo in evidenza che le copie forensi dei dispositivi informatici sequestrati non sono stati depositati in cancelleria ma è stata offerta solo la visione in loco. Una mancanza che non permette di «assicurare la par condicio delle parti nella conoscenza degli atti e quindi il rispetto del principio del contraddittorio».
Il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone ha fissato la prossima udienza il 1° dicembre.
Il passaggio contestato riguardante Papa Francesco fa riferimento ad una udienza che il pontefice concesse al finanziere molisano Gianluigi Torzi il 26 dicembre 2018 nel tentativo di mediare direttamente per restituire la titolarità del palazzo di Londra alla Segreteria di Stato. Il Papa voleva chiudere la faccenda e chiese aiuto ad una persona di sua stretta fiducia di assisterlo per sciogliere il garbuglio, fu così che Giuseppe Milanese si adoperò per la buona riuscita. «La trattativa con Torzi era nel senso che lui avrebbe ceduto le quote al solo costo delle spese che avrebbero quantiticato e documentato con un piccolo guadagno, così come convenuto davanti al Santo Padre» aveva spiegato Milanese ai magistrati. La cifra concordata era stata quantificata in 3 milioni. Torzi davanti al pontefice, a Santa Marta, sembrava disponibile a chiudere la vicenda ma poi quando si è trattato di concretizzare secondo il Promotore di Giustizia si sarebbe messa in atto una sorta di estorsione da 15 milioni di euro.