giovedì 18 novembre 2021

Vaticano
Fidel Castro intervistato da Radio Vaticana 25 anni fa. "Di fronte a un mondo difficile, articolato e complesso dobbiamo vincere noi stessi, i nostri limiti umani"

(a cura Redazione "Il sismografo")
Domani, venerdì 19 novembre, ricorrono i 25 anni  dall'udienza di Papa s. Giovanni Paolo II all'allora Presidente di Cuba, comandante Fidel Castro. L'incontro, definito ampiamente 'storico', si tenne nel Palazzo Apostolico a metà mattinata, un quarto di secolo fa. Successivamente Fidel Castro incontrò all'allora Segretario di Stato card. Angelo Sodano e, con la guida del card. Virgilio Noè, visitò la Basilica di San Pietro. Il Presidente visitò anche brevemente alcune Sale dei Musei vaticani. Presso l'Hotel Columbus di Via della Conciliazione Castro pranzò con numerosi cardinali che, per diversi motivi, prima del 1992 si erano recati in visita a Cuba.
Nel pomeriggio, il leader cubano, venne accompagnato alla Cappella Sistina ed agli scavi archeologici sotto la Basilica di san Pietro. 
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Luis Badilla il 19 novembre 1996, poche ore dopo l'incontro di F. Castro con Papa Wojtyla, intervistò il Presidente cubano insieme con altri pochi colleghi giornalisti. Il giorno dopo la Radio Vaticana pubblicò questo resoconto della conversazione che riproponiamo perché, seppure datata, è un'importante contributo per capire questi ultimi 25 anni di rapporti tra Santa Sede, Repubblica di Cuba e Chiesa cubana.
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"Fra la Chiesa cubana e la rivoluzione vi sono state sìdifferenze e polemiche ma oggi dobbiamo creare un clima di fiducia e di buoni rapporti". 
Così ha risposto ieri sera (19 novembre 1996) il Presidente cubano Fidel Castro alle tante domande di un piccolo gruppo di giornalisti che lo hanno interrogato liberamente per oltre una ora in un albergo romano. Parlando sulle sue  impressioni riguardo l'udienza con il Santo Padre, il leader cubano così si è espresso:
“Nel Papa ho visto il volto di un uomo nobile e pieno di bontà. Ho constatato con soddisfazione in lui anche un buono stato di salute. Mi è sembrato un uomo rispettoso, amabile e sereno. Ha parlato poco ma in modo incisivo. Ho sottolineato il suo bel discorso al Vertice Fao e abbiamo discusso dei problemi mondiali. Gli ho espresso il mio apprezzamento per quello che va dicendo in giro per il mondo; in America Latina, sugli indios, sui contadini, sui poveri, sui senza terra e senza tetto. Abbiamo parlato delle questioni religiose a Cuba, dei rapporti tra Stato e Chiesa, delle difficoltà passate e presenti. E' stato generoso con me. Gli ho reiterato l'invito a visitare Cuba, ove sarà ben accolto dal popolo cubano. Insomma: mi ha ascoltato ed è intervenuto nei momenti qualificanti. Non abbiamo avuto nessun limite, se non la mia preoccupazione di non superare il tempo assegnato all'udienza”.
Il presidente Castro - come già detto - ha affermato testualmente di voler "creare un clima di fiducia e di buone relazioni con la Chiesa in Cuba (...) perché tutto si può migliorare". Poi sul futuro di questi rapporti el Comandante Castro ha aggiunto: “Siamo disposti a lavorare con la Chiesa cattolica. Siamo disposti a procedere innanzi migliorando sempre più questi rapporti, accogliendo le sue aspirazioni. Ma ciò non si raggiungere da un giorno all'altro. Occorre del tempo. Abbiamo la speranza che questa mia visita, che l'eccellente accoglienza ricevuta, che la visita del Papa a Cuba aiutino tutto ciò nei vari ambiti”.
In conclusione abbiamo chiesto al presidente Castro come immagina il futuro del suo Paese dopo tanti decenni di successi, sconfitte, errori e correzioni di rotta.
“Errori ne abbiamo fatti molti, cosa che accade a tutti gli uomini. Non direi grandi errori: i nostri non sono stati errori strategici, bensì tattici. Sono nati dal senso di autosufficienza, quando ci si crede possessori di tutta la verità. Errori nati anche principalmente dall'inesperienza. Abbiamo percorso cammini nuovi in un mondo nuovo. Come immagino il futuro? Non dipende solo da noi, dipende dal mondo; da un mondo difficile, articolato e complesso. L'umanità è di fronte a problemi inediti e gravissimi. Sono i problemi discussi nei vertici internazionali: ambiente, sviluppo sociale, fame, conseguenze dell'egoismo e dell'egemonismo, ancora la corsa all'acquisto di armi, dopo che è finita la guerra fredda; gli 800 miliardi di dollari dell'industria bellica, i 500 miliardi dell'industria delle droghe. Sono problemi molto seri, ma non tali da accelerare l'apocalisse. Noi, cubani, siamo una piccolissima parte del mondo e quindi il nostro futuro dipenderà molto dall'evoluzione di questo mondo. Immensi sforzi internazionali sono stati fatti per creare una consapevolezza di questi problemi, poiché abbiamo il dovere di vivere nella giustizia e con dignità. Dobbiamo vincere noi stessi, i nostri limiti umani. Io apprezzo molto ciò che chiunque - credenze religiose, movimenti politici, Chiese, comunità di base – faccia per elevare la coscienza umana, sviluppare la fratellanza umana e la solidarietà tra gli uomini. Noi, come piccolo Paese, come piccola isola, avremo lo stesso destino del mondo”.