martedì 2 novembre 2021

Italia
Mater Olbia, l’ospedale degli sceicchi e gli interessi di Angelucci

(Youssef Hassan Holgado, Domani)
C’è un filo che lega il Qatar e il Vaticano ed è il Mater Olbia. Una struttura ospedaliera all’avanguardia, considerata il fiore all’occhiello della sanità privata sarda di proprietà della Innovation arch sarl e della fondazione Gemelli di Roma. Una partnership iniziata nel 2014 ma che, ad oggi, a sette anni di distanza potrebbe concludersi con l’entrata in gioco del gruppo Sanraffele, il colosso della sanità della famiglia Angelucci. Ed è una storia che intreccia la gestione della sanità cattolica e importanti relazioni diplomatiche.
La nascita dell’ospedale
Inizia tutto nel lontano 2013 quando la regione Sardegna, allora guidata da una giunta di centrodestra che faceva capo al forzista Ugo Cappellacci, firma con la Qatar foundation endowement, il fondo sovrano dell’emirato, e la fondazione Gemelli di Roma un memorandum con l’impegno di dare vita a una struttura ospedaliera nella Gallura, la regione a nord est dell’isola che comprende grandi centri turistici e commerciali come Olbia, Arzachena e La Maddalena.
Cambia la giunta ma l’accordo non va in malora e il 22 maggio del 2014 si arriva alla stipulazione di un protocollo tra la regione, la fondazione qatarina e la presidenza del consiglio dei ministri, guidata da Matteo Renzi, in cui quest’ultima si impegna a favorire tutte le misure necessarie per avviare il nuovo ospedale privato di Olbia.
Mentre la burocrazia va avanti e si firmano accordi tra la regione e la fondazione araba, la struttura è quasi completata e a fine 2018 entrano in funzione i primi ambulatori. La Mater Olbia Spa è ad oggi di proprietà per il 75 per cento della società Innovation arch sarl e per il restante 25 per cento della fondazione Policlino universitario Agostino Gemelli Irccs che fa capo al all’istituto Toniolo, in cui nella figura di presidente siede Mario Delpini, l’arcivescovo di Milano. Ma c’è un terzo ente dentro questa vicenda ed è la Sardinia healthcare and research properties srl, soggetto all’attività di direzione e coordinamento della società lussemburghese in Italia e, come si legge nel sito dell’azienda è a sua volta «la società di riferimento per gli investimenti della Qatar Foundation Endowement» nel nostro paese.
I conti del Mater Olbia
La struttura, considerata un vanto della sanità privata, ha goduto nella sua breve vita anche di vari finanziamenti pubblici. Le sue prestazioni sanitarie sono iniziate nel 2019 ma è soltanto nel triennio successivo che l’ospedale ha previsto di entrare a pieno regime. Ad oggi conta 250 posti letto, di cui 200 per l’assistenza del servizio sanitario regionale e 50 letti per l’assistenza ai privati paganti. Proprio per la sua funzione, la giunta sarda ha approvato nei suoi bilanci un finanziamento di 25 milioni per il 2019 e altri due da 60,6 milioni ciascuno per i due anni successivi. Una cifra considerevole che raggiunge la somma di quasi 150 milioni.
La parte qatarina, invece, si è impegnata a effettuare una serie di investimenti per un totale di 233 milioni di euro, che comprendono anche l’ammodernamento della struttura e il costo delle attrezzature sanitarie. Ma dai bilanci dell’ospedale risulta che il finanziamento di start up ottenuto dalla regione nel 2020 è di circa 17 milioni di euro. Ad oggi, il pubblico ha elargito meno soldi di quelli promessi sul tavolo tra le tante critiche dell’opposizione politica al governatore Christian Solinas e dei sindacati, che hanno invece chiesto di tutelare il vicino ospedale pubblico San Giovanni di Olbia, senza privilegiare gli arabi con ingenti fondi pubblici.
L’interesse degli Angelucci
In due anni di attività il Mater Olbia ha prodotto un utile negativo intorno ai 4 milioni nel 2019 e di circa 7 milioni nel 2020. L’insoddisfazione e i malumori fra gli arabi inizia a crescere, anche per via delle scelte economiche del Gemelli considerate insoddisfacenti. Una fonte vicina a Domani ha rivelato che i qatarini starebbero pensando di far subentrare al posto del Gemelli il gruppo San Raffaele della famiglia Angelucci, reduce da un’assoluzione della Corte dei conti per l’attività della casa di cura San Raffaele Velletri, e che detiene una considerevole rete di cliniche e strutture ospedaliere in tutta Italia, specialmente nel Lazio.
Una scelta su cui gli emiri stanno ragionando con calma, visto che le relazioni diplomatiche con il Vaticano sono necessarie per continuare ad alimentare il soft power all’estero e tirare a lucido la loro immagine conservatrice.
Dall’azienda degli Angelucci non vogliono commentare. Di certo c’è che il gruppo ha già provato a rilevare, senza successo, le quote di un altro ospedale che fa sempre capo alla fondazione Gemelli e si trova in Molise.
Lo scorso luglio il cda dell’ospedale molisano ha rilasciato un comunicato in cui afferma di prendere in considerazione la cessione del 90 per cento delle quote dell’ospedale alla «società di investimenti con sede in Svizzera, Responsible Capital A.G., investitore internazionale di natura finanziaria con solide radici molisane e una esperienza di investimenti socio-sanitari in Regione già attivi».
Golden power
Di fatto è quasi una vendita totale della struttura e delle sue prestazioni visto che la fondazione Gemelli manterrebbe solo il 10 per cento del capitale azionario, ma continuerà a gestire l’attività clinica e la ricerca scientifica.
Sulla compravendita manca il parere del governo che deve decidere esercitando il cosiddetto golden power, ovvero i poteri speciali affidati all’esecutivo che può decidere su acquisizioni e partecipazioni effettuate in settori strategici come quello delle telecomunicazioni, dell’energia e, appunto, della sanità. Per evitare la vendita del Gemelli si è mobilitata anche la regione Molise che negli anni afferma di aver girato milioni di contributi pubblici nelle casse dell’ospedale e sta provando ad esercitare l’opzione di acquisto, a maggior ragione che stando all’ultimo bilancio il Gemelli Molise è in salute.
Qatar e Chiesa
La partnership del Mater Olbia è una storia tra fondazioni musulmane e cattoliche e va al di là del mero principio economico. Sono trame geopolitiche di più ampio respiro, risultato del bollettino pubblicato dalla Santa sede nel 2002 quando di comune accordo con il Qatar hanno dato avvio ufficialmente alle relazioni diplomatiche. Il 31 gennaio del 2019 papa Bergoglio ha incontrato in Vaticano Ali bin Samikh al Marri, all’epoca ministro e presidente del comitato nazionale dei diritti umani del Qatar. Una visita storica in cui il ministro arabo ha portato in dono un libro sui diritti umani e ha chiesto al papa, prima del suo viaggio verso gli Emirati Arabi Uniti, di intervenire per alleviare le «sofferenze» sopraggiunte con l’embargo imposto dai paesi del Golfo e dall’Egitto ai danni del Qatar. Insomma, c’è tutto l’interesse da parte degli arabi di mantenere buoni rapporti per ottenere influenze politiche e diplomatiche di un certo peso.
In un’intervista dell’ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti pubblicata su 30 giorni, il mensile internazionale da lui diretto fino al 2012, l’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al Thani ha rimarcato l’importanza dei legami di amicizia con la Santa sede: «Attraverso le relazioni diplomatiche, lo stato del Qatar e il Vaticano hanno consolidato i loro legami di cooperazione, di dialogo, di consultazione e scambio di opinioni tra i funzionari di entrambe le parti. Crediamo che questo potrà favorire la realizzazione di iniziative comuni per incrementare il dialogo tra le religioni e le civiltà», ha detto al Thani ad Andreotti.
Svendite
Ma questa è una storia che riguarda anche le casse del Vaticano. Dopo il suo ricovero al Gemelli di Roma lo scorso luglio papa Bergoglio ha recitato l’Angelus dal balcone dell’ospedale. Il suo discorso non ha equivoci: «Qualche istituzione sanitaria, per una non buona gestione, non va bene economicamente, e il primo pensiero che ci viene è venderla. Ma la vocazione, nella Chiesa, non è avere dei quattrini, è fare il servizio, e il servizio sempre è gratuito. Non dimenticatevi di questo: salvare le istituzioni gratuite», ha detto papa Francesco.
Per ovviare alle vendite a inizio ottobre il papa ha istituito ufficialmente la Fondazione per la Sanità Cattolica, un istituto controllato direttamente dalla Santa sede nato con l’obiettivo di «offrire sostegno economico alle strutture sanitarie della Chiesa, perché sia conservato il carisma dei fondatori». Ora, l’imprenditore Del Vecchio di EssilorLuxottica e Covivio ha puntato gli ospedali cattolici e solo nei prossimi mesi ci saranno novità. Ma la vicenda del Mater Olbia è soltanto l’ultima pennellata di un quadro variopinto che raffigura legami tra il mondo cattolico, l’Islam politico e l’eterna diatriba tra sanità pubblica e privata.