giovedì 18 novembre 2021

Cuba
25 anni fa l'incontro storico in Vaticano tra Papa s. Giovanni Paolo II e il Presidente di Cuba Fidel Castro. L'emozione di Fidel, il saluto in spagnolo e al termine l'annuncio della visita a Cuba

Tomba del Presidente Fidel Castro - Santiago de Cuba
(Marco Politi - La Repubblica/ 20 novembre 1996)
Wojtyla e Castro: il papa e il vecchio comunista
Domani 19 novembre ricorrono 25 anni dalla storica Visita in Vaticano, a Papa s. Giovanni Paolo II, dell'allora Presidente di Cuba Fidel Castro, deceduto cinque anni fa (13 agosto 1926, Birán - 25 novembre 2016, L'Avana). Le sue ceneri si conservano in una teca collocata all'interno di un grande sasso all'ingresso del Cimitero Monumentale di Santa Ifigenia, nella provincia orientale di  Santiago de Cuba.  F. Castro in quei giorni era a Roma come ospite speciale, insieme con Papa Wojtyla, della prima assemblea FAO sulla fame nel mondo e sul diritto al cibo. In Vaticano, oltre all'udienza con il Papa, Castro visitò la Basilica di San Pietro, gli scavi archeologici e la Cappella Sistina.
Il vaticanista Marco Politi, il giorno dopo ci raccontò l'evento in un articolo apparso su "La Repubblica" :
E' caduto anche il 'muro dei Caraibi' (Marco Politi)
Si è aperto il dialogo fra il vecchio rivoluzionario Fidel e il papa che sconfisse il comunismo. Cuba non è più isolata e potrà godere del paterno appoggio del pontefice polacco se imboccherà la via di una piccola perestrojka: uno Stato non più ideologico, la possibilità per cittadini di ogni credo di occupare posizioni dirigenti, un avvio di pluralismo, libertà d'azione per la Chiesa e le sue organizzazioni, riconciliazione fra tutti i cubani. Il gesto che sancisce la stretta di mano fra Karol e Fidel è l'annuncio della visita papale a Cuba nel 1997. L'aver già deciso il periodo è segno speciale. "Spero di vederla presto all'Avana", ha esclamato Castro al termine dell'incontro. "La mia benedizione al popolo cubano", ha risposto fiducioso Giovanni Paolo II.
L'udienza è stata corposa. Per più di mezz'ora Karol e Fidel si sono parlati a quattr'occhi. "Buenos dias", ha esordito il leader cubano. Seduti alla piccola scrivania papale, guarnita di un servizio da scrittoio in cuoio un po' demodé, senza interpreti ed assistenti, i due hanno discusso un po' di tutto. Di embargo e di pluralismo, di evoluzione del sistema e di pace, del ruolo dei cattolici e della posizione di Cuba nel mondo. Sin dal primo momento, quando i vecchi leader - quello nella veste bianca e quello nell'abito blu con cui camuffa appena la leggendaria divisa oliva - si sono stretti la mano, i monsignori vaticani e i diplomatici cubani hanno avvertito una corrente di simpatia fra i due.
Fidel, che era arrivato in Vaticano in un corteo imponente di quindici macchine fra cui spiccavano una Mercedes zeppa di armati e un gippone con un uomo dei Nocs che spuntava dal tetto con il fucile mitragliatore, era francamente emozionato. Dall'attimo in cui era stato accolto nel cortile di san Damaso dalle guardie svizzere con i pennacchi rossi, gli era sembrato di vivere in un libro di storia. Ha attraversato meravigliato le splendide logge raffaellesche, con il viso grave ma gli occhi che curiosavano vivaci. Respirando l'atmosfera carica di storia. Nella Saletta del Trono - in un gesto di cortesia - lo aspettava il pontefice prima di introdurlo nella sua biblioteca privata. "E' per me un grande onore, Santità", ha esclamato il presidente cubano. "Benvenuto, grazie della sua visita", ha replicato Giovanni Paolo II.
Per tenere l'incontro su un profilo più basso il Vaticano ha pensato bene di eliminare i giornalisti già convocati, ma il piccolo trucco protocollare non ha tolto niente all'importanza dell'incontro. In modo soft, senza dare l'impressione di premere, ma con la chiarezza che i suoi interlocutori conoscono bene, il pontefice ha indicato due punti di riflessione: la normalizzazione delle condizioni di esistenza della Chiesa nel sistema cubano, il trattamento e le possibilità di azione dei credenti nella vita cubana. "Apprezzo molto il ruolo della Chiesa a Cuba - ha replicato Castro - particolarmente nell'educazione e nell'assistenza". Ma il leader cubano sapeva bene che cosa aveva in mente il papa. Un bel pacchetto di richieste, quello classico che introduce pezzi di pluralismo in un 'sistema socialista'.
Possibilità per la Chiesa di avere una stampa propria, accesso alla televisione, professori cattolici nelle scuole e un'iniezione di missionari stranieri nell'isola, dove oggi su "undici milioni di abitanti operano meno di duecento fra sacerdoti e religiosi" (come ha sottolineato più tardi, con mandato papale, il portavoce Navarro). Su questi punti il presidente cubano dovrà fare delle concessioni concrete. Papa Wojtyla, accettando il suo invito, ha mostrato di avere fiducia. (Nell'89, quando Gorbaciov lo invitò a Mosca, il papa ringraziò ma non fissò una data e forse oggi se ne pente). D'altronde Fidel incassa un rinnovato impegno della Santa Sede ad agire per togliere o almeno alleggerire l'embargo americano. Al papa egli ha rivolto il ringraziamento dei cubani per la posizione chiara della Santa Sede e della condanna vaticana della legge Helms-Burton. Se ne è parlato specificamente nel colloquio fra Castro e il segretario di Stato vaticano, cardinale Sodano, che si svolto immediatamente dopo.
Sono stati quarantacinque minuti di politica pura. Si è discusso ancora una volta della limitata libertà d'azione di vescovi e sacerdoti a Cuba, delle possibilità dei cattolici di prendere iniziative sociali specie nel campo caritativo, dell'evoluzione della società cubana (parola chiave per indicare una democratizzazione del regime), della riconciliazione nazionale. "Riconciliazione fra tutti i cubani dentro e fuori l'isola", ha chiosato più tardi il
portavoce e tutti hanno capito che di questo capitolo fa parte la questione dei diritti umani con i suoi risvolti concreti: la situazione dei prigionieri politici. Visita alla basilica vaticana e alle tombe dei papi, giro -desideratissimo da Castro - nella cappella Sistina hanno completato il viaggio Oltretevere di Fidel.
Ma il leader ha avuto un'idea speciale per chiuderlo in bellezza. Ha invitato a pranzo nel vicino Hotel Columbus un gruppo di cardinali e vescovi, che negli anni passati erano stati a Cuba. Al fuoco di un caminetto, tra riso allo champagne e spigola al sale, Fidel ha tenuto un piccolo concistoro. C'era l'ex segretario di stato Casaroli, il decano del Sacro Collegio Gantin, il cardinale Etchegaray, l'ex ministro della Sanità vaticana Angelini, il cardinale argentino Pironio e il ministro degli Esteri papale monsignor Tauran e il responsabile della commissione per l'America latina monsignor Calderon. Per due ore hanno chiacchierato rilassati, tra sorrisi e cordialità. "E' un'ora storica, viviamo nella speranza", ha commentato il cardinale africano Gantin. "Un pranzo fraterno, Castro era molto soddisfatto e contento di aver incontrato il papa", gli ha fatto eco monsignor Calderon. Castro, nel brindisi, ha elogiato la grande personalità del papa. Gantin ha risposto con un ringraziamento formale, leggendo un foglietto, ma esprimendo auguri affettuosi per l'avvenire di Cuba. Alla fine, tutti di ottimo umore. Anche Vittorio Anastasi, capocameriere di 73 anni, napoletano, era soddisfatto: "Fidel? Una persona sensibile e gentile. Se non li capiamo noi i clienti, chi può farlo?".
(20 novembre 1996)