domenica 31 ottobre 2021

Libano
Parole inadeguate e discutibili del cardinale libanese Patriarca Béchara Raï per le critiche contro l'Arabia Saudita che da anni conduce una guerra crudele contro lo Yemen

Papa Francesco: "Noi sappiamo cosa succede nello Yemen"
Il cardinale Rai dimentica il magistero di Francesco
(L.B. - R.C. - a cura Redazione "Il sismografo") Nel corso dell'omelia di oggi, domenica 31 ottobre, il cardinale Béchara Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano) (81 anni) - come è sua conosciuta abitudine - è entrato apertamente e senza limiti in questioni politiche e diplomatiche che sono responsabilità del governo e ora lo ha fatto per chiedere, in sostanza, la destituzione del Ministro per l'Informazione George Kordahi che aveva definito l'orrenda guerra nello Yemen "un'aggressione dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti", guerra tra l'altro nella quale si usano armi prodotte in numerosi Paesi dell'Occidente, tra cui l'Italia, che parlano di pace un giorno sì e un giorno no. Il Ministro libanese aveva anche detto che questa nello Yemen è "una guerra assurda" "perché tra fratelli arabi."Sufficiente per scatenare molte critiche in Libano e all'estero. Tra queste quelle inadeguate e discutibili del cardinale Rai nonostante che quanto ha detto il Ministro è vero, anzi verissimo, come si ammette da più parti e anche negli organismi internazionali. 
Il porporato maronita ha precisato: "Attendiamo che il Presidente (Michel Aoun), il Primo Ministro (Najib Mikati) e tutti i responsabili intraprendano una azione decisiva per risolvere la crisi diplomatica che minaccia i rapporti tra il Libano e i Paesi del Golfo Persico". 
Questa "crisi diplomatica", secondo il cardinale Rai mette in pericolo la vita di molti libanesi e molte imprese che operano e vivono nei Paesi del Golfo. Ma il porporato dimentica che i cittadini libanesi del Golfo Persico, i rapporti commerciali del Libano con questa area, nonché le imprese, sono minacciate dalla guerra che è la cosa principale da combattere, e non da coloro che denunciano chi c'è dietro a questa guerra.
Il cardinale Rai non deve dimenticare queste parole di Papa Francesco
1) Il 3 febbraio 2019, alla vigilia del suo viaggio negli Emirati Arabi Uniti, nel dopo-Angelus Papa Francesco ha detto testualmente: "Con grande preoccupazione seguo la crisi umanitaria nello Yemen. La popolazione è stremata dal lungo conflitto e moltissimi bambini soffrono la fame, ma non si riesce ad accedere ai depositi di alimenti. Fratelli e sorelle, il grido di questi bambini e dei loro genitori sale al cospetto di Dio. Faccio appello alle parti interessate e alla Comunità internazionale per favorire con urgenza l’osservanza degli accordi raggiunti, assicurare la distribuzione del cibo e lavorare per il bene della popolazione. Invito tutti a pregare per i nostri fratelli dello Yemen. “Ave o Maria,…”. Preghiamo forte, perché sono dei bambini che hanno fame, che hanno sete, che non hanno medicine e sono in pericolo di morte. Portiamo a casa con noi questo pensiero."
2) Il 28 giugno 2020, il Santo Padre nel dopo-Angelus ha sottolineato in modo accorato: "Invito a pregare anche per la popolazione dello Yemen. Anche qui, specialmente per i bambini, che soffrono a causa della gravissima crisi umanitaria."
3) Il 26 novembre 2019, sull'aereo che lo portava in Italia da Thailandia e Giappone, rispondendo al vaticanista francese Jean-Marie  Guénois (Le Figaro), il Santo Padre ha detto: "Ma tutto quello che si può fare per fermare la produzione di armi, per fermare le guerre, andare al negoziato, anche con l’aiuto dei facilitatori, questo di deve fare sempre, sempre. E dà dei risultati: alcuni dicono pochi, ma incominciamo con il poco, poi andiamo oltre con i risultati del negoziato per cercare di risolvere dei problemi. Per esempio, nel caso di Ucraina-Russia: non si parla di armi, è stato il negoziato per lo scambio di prigionieri, questo è positivo. È sempre un passo per la pace. C’è stato adesso un confronto per pensare a una pianificazione di un regime governativo nel Donbass, diverso, e stanno discutendo: questo è un passo avanti della pace. È successa, poco tempo fa, una cosa bella e brutta. La cosa brutta è – devo dirlo – l’ipocrisia “armamentista”. Paesi cristiani – almeno di cultura cristiana –, Paesi europei – si dice “Europa culta” – che parlano di pace e vivono delle armi: ipocrisia, si chiama questa. È una parola evangelica: Gesù la dice tante volte nel capitolo 23° di Matteo. Bisogna finirla con questa ipocrisia. Che una Nazione abbia il coraggio di dire: “Io non posso parlare di pace, perché la mia economia guadagna tanto con la fabbricazione delle armi”. Senza insultare e senza sporcare quel Paese, ma parlare come fratelli, la fratellanza umana: fermiamoci, ragazzi, fermiamoci, perché la cosa è brutta! In un porto – adesso non lo ricordo bene – in un porto è arrivata da un Paese una nave piena di armi che doveva consegnare a una nave più grande diretta nello Yemen. Noi sappiamo cosa succede nello Yemen. E i lavoratori del porto hanno detto “no”. Sono stati bravi! E la nave è tornata a casa sua. È un caso, ma ci insegna come ci si deve comportare su questo. La pace oggi è molto debole, molto debole, ma non bisogna scoraggiarsi. E con le armi favoriamo questa debolezza." (Conferenza stampa del Papa)