sabato 17 ottobre 2020

Vaticano
Cina-Vaticano, così l’intesa segreta sarà rinnovata: «Le minacce Usa? Ci hanno aiutato»

(Massimo Franco, Corriere della Sera)
L’accordo sui vescovi sarà rinnovato il 22 ottobre a Roma. I negoziatori del Vaticano: Pompeo ci ha fatto un favore. Ha dimostrato che la nostra linea non è condizionata da nessuno. -- La conferma arriva senza più cautele diplomatiche. «Il 22 ottobre, alle ore 12 a Roma corrispondenti alle 18 a Pechino, la Santa Sede e il governo cinese comunicheranno in simultanea la proroga di due anni del loro Accordo provvisorio e segreto». Sarà annunciato lo scambio delle missive con le quali il minuscolo «impero» vaticano e l’immenso Impero di Mezzo hanno deciso, a dispetto degli avvertimenti pesanti arrivati dagli Stati uniti, di continuare a costruire un dialogo che potrebbe diventare qualcosa di più. Per ora, l’intesa serve soltanto per concordare la nomina dei vescovi, tentando di superare la dicotomia tra Chiesa cattolica «patriottica», riconosciuta ufficialmente da Pechino e subalterna al Partito comunista, e Chiesa «clandestina» legata al Vaticano.Ma se l’intesa va avanti, per quanto asimmetrica e favorevole soprattutto ai cinesi, tra due anni potrebbe affacciarsi l’ipotesi di ristabilire relazioni diplomatiche. L’agenzia missionaria Asianews ha ricordato che furono interrotte dalla Cina nel 1951, quando il nunzio di allora, monsignor Antonio Riberi, che per anni aveva cercato di contattare Mao Zedong, fu espulso senza troppi complimenti. La Guerra fredda ha congelato le relazioni per decenni, nonostante incontri più o meno segreti tra emissari papali e del regime cinese, e segnali arrivati sia durante il pontificato di Giovanni Paolo II, sia di Benedetto XVI. Poi, il 22 settembre del 2018, è arrivata la svolta, frutto di una lunga mediazione voluta da Francesco e dal suo «primo ministro», il cardinale Pietro Parolin, con gli uomini del presidente Xi Jinping.
E adesso dai negoziatori della Santa Sede arriva il sigillo per il prossimo biennio, accompagnato da una postilla caustica nei confronti della Casa Bianca di Donald Trump e del suo segretario di Stato, Mike Pompeo. «Col suo intervento a gamba tesa contro la proroga, quasi un messaggio mafioso», è il commento duro che arriva dal Vaticano, «Pompeo ci ha fatto un favore. Ha dimostrato che la nostra linea non è condizionata da nessuno. Per paradosso, ci ha rafforzato nella trattativa con Pechino…». L’incidente è noto. Pompeo è stato protagonista di una presa di posizione ruvida contro la proroga, alla vigilia della visita a Roma compiuta a fine settembre. In quei giorni scrisse che, se l’accordo fosse stato rinnovato, il Vaticano avrebbe perso la sua «autorità morale».
Ribadì il suo attacco parlando a un convegno sulla libertà religiosa organizzato dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede. Risultato: nessun incontro con papa Francesco, e colloquio di ghiaccio con Parolin. Ma soprattutto, accelerazione di un’intesa già abbozzata. Per qualche ora, i cinesi hanno sospettato che la pressione statunitense potesse condizionare la strategia vaticana, anche per le forti resistenze esistenti all’interno del mondo cattolico. D’altronde, la presenza di un convitato di pietra ingombrante come gli Stati Uniti è affiorato e affiora in continuazione negli scambi tra Roma e Pechino. Presto, però, la preoccupazione si è trasformata in soddisfazione. Quando si è saputo che Jorge Mario Bergoglio non avrebbe ricevuto Pompeo e sarebbe andato avanti, il «partito vaticano» in Cina ha potuto zittire gli oppositori tuttora numerosi nel Partito comunista.
Era la conferma di un papa «post-occidentale», libero da vincoli di alleanze militari, promotore di una geopolitica a 360 gradi, e deciso a cancellare lo schema secondo il quale i rapporti con un regime autoritario come quello cinese possono essere solo di contrapposizione. Qualcuno a Roma ha perfino pensato che l’attacco del segretario di Stato americano potrebbe accelerare un invito per Francesco a Pechino, ma al momento è solo fantapolitica. Non è la prima volta che un pontefice nega udienza a un segretario di Stato Usa. Nel 2007, Benedetto XVI aveva detto no a Condoleezza Rice, emissaria di George Bush. Era ancora fresca la rottura tra Santa Sede e coalizione angloamericana per l’invasione dell’Iraq. E pesava il modo sgarbato col quale Rice aveva trattato il mediatore vaticano mandato per evitare in extremis la guerra, il cardinale Pio Laghi.
Ma allora l’incidente diplomatico fu tenuto segreto: si seppe per caso, mesi dopo. Stavolta, quello provocato da Pompeo ha avuto una pubblicità studiata, inquinata dai calcoli elettorali della cerchia trumpiana, attenta all’elettorato cattolico conservatore e anticinese. Averlo superato non significa che il dialogo tra Vaticano e Cina abbia la strada spianata. Una volta perfezionata la proroga, rimarranno le spine di «un bruttissimo accordo che è comunque meglio di nessun accordo», nella visione della Santa Sede. Sull’altare del dialogo Francesco è pronto anche a pagare il prezzo dell’accusa di rimanere silenzioso di fronte alla repressione delle proteste a Hong Kong, o dei campi di rieducazione per i musulmani uiguri nell’estremo Ovest della Cina: l’attacco di Pompeo evocava questo punto debole.
Un diplomatico che sembra conoscere le circa dieci pagine dell’accordo sostiene che tra le righe rimangono diversi problemi irrisolti. «Dovevano essere affrontati tra il 2018 e il 2020. Ma l’epidemia del Covid ha bloccato tutto. E c’è da chiedersi se l’assenza forzata di contatti fisici tra le due delegazioni non sarà sfruttata dalla parte cinese come alibi per forzare i patti». Non bastasse, ristagna la tensione tra Chiesa ufficiale e clandestina. «La vera incognita è la divisione all’interno del mondo cattolico cinese», spiega il diplomatico vaticano. «Per questo bisogna vigilare e sperare che l’Accordo regga e possibilmente migliori. Nell’ultimo anno e mezzo, per colpa anche dell’atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti, la Cina si è chiusa. E la libertà religiosa ne soffre». «È un prezzo da pagare», ribadiscono i vertici vaticani: se non altro, per rendere il processo irreversibile.
Corriere della Sera
Giornale Confidenziale