sabato 17 ottobre 2020

Italia
I dossier di Becciu e le accuse a Pell. Ora il Papa vuole un’inchiesta. Bonifici in Australia: il sospetto di testimoni pagati nel processo per pedofilia

(Massimiliano Coccia - repubblica.it) Una vasta rete di fenomeni corruttivi che hanno come base di partenza una tessitura di relazioni familiari che man mano si estende e va a creare un’organizzazione parallela, uno Stato vaticano parallelo, con una sua diplomazia, una sua cassa, una sua rete di investimenti, addirittura una sua intelligence. Non è una suggestione il nuovo orizzonte dell’inchiesta sul “metodo Becciu”, svelato dall’Espresso in edicola domenica 18 ottobre dopo lo scoop che tre settimane fa ha portato alle improvvise dimissioni del cardinale sardo di Pattada. Dopo gli aiuti ai fratelli, dopo gli investimenti nei paradisi fiscali, si allarga ancora, dunque, la ricostruzione della rete complessa che girava attorno all’allora sostituto della Segreteria di Stato, rimosso dall’incarico da Papa Francesco a metà del 2018.Una ragnatela che tiene dentro affari di piccolo cabotaggio e politica di alto livello, personaggi come Cecilia Marogna, esperta di intelligence, consulente e figura diplomatica della segreteria di Stato che girava per le stanze dei bottoni con una lettera dell’ex cardinale che la accreditava per risolvere piccole o grandi questioni, arrestata nei giorni scorsi con l’accusa di peculato e ora in carcere a Milano in attesa dell’estradizione. Una pedina piccola, con un mondo di millanterie alle spalle buone per risolvere piccole vicende e controllare gli avversari.
Un metodo corredato dalla creazione di dossier e di alterazioni del quadro probatorio che avrebbe caratterizzato anche la vicenda giudiziaria del cardinale australiano George Pell, già prefetto dell’economia, da poco assolto dall’Alta Corte Australiana dalla pesante accusa di pedofilia.
L’assillo che ha accompagnato Pell in tutte la fasi processuali e durante la detenzione è stata l’idea che qualcuno abbia armato e pagato i suoi accusatori, assillo che avrebbe trovato un riscontro nella realtà: una gincana di indiscrezioni su alcuni bonifici che l’ex porporato sardo avrebbe indirizzato in terra australiana, evidenze che gli inquirenti vaticani stanno chiarendo con le autorità locali. Inoltre lunedì scorso il cardinale australiano avrebbe incassato il via libera del Pontefice, in occasione della prima udienza privata dopo il suo ritorno a Roma, sulla richiesta di una inchiesta internazionale, che avrebbe il compito di riunire i tanti indizi, gli intrecci economici e le eventuali responsabilità che pezzi della Curia romana avrebbero avuto nell’incriminazione del porporato australiano, stabilendo i gradi di complicità ulteriori su cui avrebbe fatto leva lo stesso Becciu.
Una struttura, quella messa in piedi dal cardinale, che aveva ampia capacità di permeare contesti geopolitici differenti tra di loro. La Svizzera e Malta non appaiono in questo caso solamente una base operativa economica per schermare le operazioni, ma teatro per connessioni e alleanze nella gestione dell’accoglienza, delle evacuazioni dalla Libia verso Malta e di traffici connessi. Un mondo, quello vicino all’ex cardinale, che in queste settimane è rimasto alla finestra, ha gradi di separazione ridotti e vuole salvarsi dalla tempesta.