venerdì 14 febbraio 2020

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
(LB-RC) In molti si lamentano, in merito al Sinodo Panamazzonico così come in merito all'Esortazione  post sinodale di Papa Francesco, del fatto che in questi  anni si è posta, inflazionandola ad arte, come questione principe l'ordinazione di uomini sposati (viri probati) in Amazzonia e per l'Amazzonia. Di ciò, come capita quasi sempre, si "accusa" la stampa, i giornalisti... Leggendo in questi giorni numerosi analisi e commenti sulla bella Esortazione di Francesco, che come è ben noto non tocca la materia (descritta e presentata nel paragrafo N° 111 del Documento finale dei padri sinodali) spesso resta l'impressione che siano stati i giornali, i social media, i vaticanisti, ad imporre al Sinodo un argomento così impegnativo come l'ordinazione presbiterale di diaconi sposati.
Quest'ottica è fuorviante e i suoi contenuti sono falsi.
La stampa, dall'inizio del pontificato, ha parlato su questo argomento perché uomini di Chiesa, cardinali, vescovi e preti autorevoli, incluso il Santo Padre, lo hanno posto sul tappetto e quindi i media si sono limitati sostanzialmente - magari con qualche esagerazione o manipolazione - ad amplificare ciò che diceva la gerarchia cattolica. E' molto importante, anzi è ineludibile, chiarire questa questione poiché è l'unica via - verità nella trasparenza senza provare a fare il furbo - per essere credibili e rispettati e dunque non ricevere critiche arbitrarie, senza fondamento, pretestuose e dannose. 
La Chiesa, la gerarchia tutta, deve riconoscere, senza scaricare nulla sugli altri, le sue responsabilità nel bene o nel male e avere l'umiltà e il coraggio di fare fronte ai propri errori e sbagli, in particolare il non aver contrastato con chiarezza e fermezza quanto veniva detto e rilanciato precisando da subito che il Sinodo Panamazzonico non era principalmente per parlare di viri probati.
Non si è fatto. Non si è voluto fare anche quando richiesto. Dunque oggi non c’è nulla da cui lamentarsi. Farlo è patetico. Fintanto che una parte della Chiesa continuerà “a temere la stampa più di quanto tema l’inferno”, difficilmente sarà in grado di far passare la ricchezza di belli, buoni e splendidi messaggi di cui la Chiesa è depositaria. I viri probati in Amazzonia non sono un'invenzione della stampa. E’ un tema avanzato nelle discussioni dalla stessa Chiesa Cattolica.
D'altra parte occorre ricordare sempre che ordinare o non ordinare diaconi sposati non è mica una bomba atomica che può distruggere l'umanità.
Si tratta di una questione che la Chiesa Cattolica discute da secoli e continuerà a farlo. E’ una sua necessità. Prima o dopo troverà lo sbocco adeguato e condiviso poiché, come sanno tutti, si parla di materie disciplinari.
Il problema è vero, esiste, e ne parlò per primo sotto l’attuale pontificato, nel 2013 dopo aver incontrato il nuovo Vescovo di Roma, il presule austriaco-brasiliano mons. Erwin Kraeutler (Salzburger Nachrichten e rivista Il Regno). Poi ne parlarono altri uomini di Chiesa. Molti. Nel maggio 2017, nel contesto di una Visita ad limina, parlarono di un possibile Sinodo alcuni vescovi peruviani tra cui mons. Salvador Piñeiro, arcivescovo metropolita di Ayacucho e allora Presidente dell'episcopato del Perú. Subito ne parlò anche il cardinale brasiliano Claudio Hummes, arcivescovo emerito di San Paolo nonché Prefetto emerito della Congregazione del Clero.
E' l'analisi del cardinale Hummes ciò che scatena la destra cattolica anti-Bergoglio al punto che dopo le considerazioni del porporato brasiliano, le solite testate USA e italiane, cominciano la campagna contro il Sinodo, contro la REPAM (che temono come se fosse un mostro diabolico), contro i viri probati. Non solo, capiscono che la questione è un buon pretesto per orchestrare il solito periodico attacco contro il Pontefice. E così hanno fatto dal 2017 ad oggi.
Da quel momento in poi, è nata la campagna mediatica secondo la quale Papa Francesco voleva il Sinodo Panamazzonico per far passare l'ordinazione dei viri probati e quindi scardinare con una modalità soft la disciplina secolare del celibato ecclesiastico.
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Da ricordare che nel marzo 2017, interviene anche il Santo Padre in persona e lo fa con alcune dichiarazioni al settimanale tedesco Die Zeit. 
** Paolo Rodari sulla Repubblica raccontava (marzo 2017): 
“Occorre riflettere sui 'viri probati', uomini sposati di provata fede a cui affidare alcune funzioni sacerdotali così da affrontare la scarsità di vocazioni che colpisce alcune zone del mondo. Tuttavia, la riflessione deve partire dal presupposto che il celibato obbligatorio non va abolito.  Così Papa Francesco, in un'intervista al settimanale tedesco Die Zeit, interviene sull’annoso tema della scarsità di preti nel mondo, confidando che la riflessione sui 'viri probati' deve esserci, per arrivare a stabilire "quali compiti possano assumere, ad esempio in comunità isolate". Perché la Chiesa deve sempre "riconoscere il momento giusto nel quale lo Spirito chiede qualcosa". Anche del problema dei "viti probati" il confronto interno è aperto. E anche su di essi il papa deciderà dopo aver sentito il parere di tutti. Finora, tutte le proposte di abolizione del celibato obbligatorio sono state respinte. E anche se nelle chiese ortodosse orientali e bizantine il celibato si applica soltanto ai vescovi, Papa Francesco, almeno per ora, non sembra ritenere che la sua abolizione sia la soluzione: "Il Signore ci ha detto: 'Pregate' - ha spiegato -. È questo che manca, la preghiera. E manca il lavoro con i giovani che cercano orientamento". Un lavoro 'difficile', ma 'necessario', perché "i giovani lo chiedono".  In ogni caso, pur senza intaccare il celibato, non si può escludere che in futuro la Chiesa non trovi proprio nei 'viri probati' la soluzione al problema del numero delle vocazioni. I 'viri probati', infatti, sarebbero scelti per guidare piccole comunità cristiane generalmente in zone disperse o poco accessibili. A loro sarebbe affidato un ruolo simile a quello del prete. Quali saranno esattamente le loro funzioni è tuttavia tutto ancora da decidere e da discutere. Fino a dove, cioè, potranno svolgere i compiti propri del sacerdote resta a oggi ancora da definire.” 
** Andrea Tornielli su Vatican Insider raccontava (marzo 2017): 
“Le parole del Papa sul celibato e il criterio della “salus animarum”. Nell’intervista con Die Zeit Francesco conferma di non voler modificare la disciplina sul celibato per la Chiesa latina ma considera la possibilità di discutere dei «viri probati» - Nella prima intervista con un giornale della Germania, il colloquio pubblicato oggi da Die Zeit, il Papa ha ribadito di non aver intenzione di cambiare la disciplina ecclesiastica del celibato sacerdotale in vigore da lunghi secoli nella Chiesa cattolica di rito latino. Francesco ha riconosciuto che «la vocazione dei preti rappresenta un problema enorme» e «la Chiesa dovrà risolverlo», ma «il celibato libero non è una soluzione», né lo è aprire le porte dei seminari a persone che non hanno un’autentica vocazione. Non è permettendo ai futuri preti o a chi è già prete di sposarsi che si risolve il problema della crisi di vocazioni. «Il Signore ci ha detto: pregate. È questo che manca, la preghiera. E manca il lavoro con i giovani che cercano orientamento». Un lavoro «difficile» ma «necessario» perché «i giovani lo chiedono». Il Papa ha però anche dichiarato: «Dobbiamo riflettere se i viri probati siano una possibilità», e «dobbiamo anche stabilire quali compiti possano assumere, ad esempio in comunità isolate».” 
** Zenit raccontava (marzo 2017): 
“Il Vescovo di Roma ha parlato della mancanza di vocazioni, definito un problema che la Chiesa deve risolvere.” Se mancano le vocazioni sacerdotali – rileva – è perché manca la preghiera. C’è anche il problema della bassa natalità. Inoltre è importante il lavoro con i giovani, ma non bisogna cadere nel proselitismo: è importante infatti anche una selezione, perché se non c’è una vera vocazione poi sarà il popolo a soffrire”. Il “celibato opzionale”, cioè lasciato alla libera scelta, secondo lui “non è la soluzione”. Mentre definisce la questione dei “viri probati” – l’ordinazione di uomini sposati – una possibilità. Sottolinea però che andrebbero poi precisati i compiti che possono assumere per le “comunità isolate”.”
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Così stanno le cose veramente da 2013 ad oggi.
Il Sinodo Panamazzonico nel paragrafo 111 ha suggerito e proposto una via. Il Santo Padre Francesco nella sua Esortazione non dice "sì" ma neanche "no".
Tutto ciò vuol dire che nella Chiesa si continuerà a discutere e a riflettere fin quando sarà trovata la soluzione migliore.
Perciò non occorre prendersela con la stampa e con i giornalisti. Ormai è un artificio screditato.
La proposta sui viri probati è nata nella Chiesa, ne hanno parlato le alte gerarchie della Chiesa, e dopo il Sinodo si continuerà a parlarne nella Chiesa. Nulla di drammatico, nulla di sconvolgente. Per Papa Francesco lasciare "aperta” questa questione, e altre materie controverse, è la via migliore e così si dovrebbe fare sentendosi tutti liberi nel dare la propria opinione, evitando di prendersela sempre con gli “altri”. Questa condotta auspicata fa parte della parresia necessaria.