martedì 14 gennaio 2020

Vaticano
Il bivio del Vaticano: “Servono nuove regole per il Papa emerito”
La Stampa
(Domenico Agasso jr.) Il Vaticano appare sempre più stretto per "due Papi". La "coabitazione" rischia troppo spesso di creare fratture dentro la Chiesa o perlomeno di alimentare confusione tra i fedeli. Lo stop in un libro firmato da Benedetto XVI a possibili aperture ai preti sposati diventa nuova benzina sul fuoco. E riapre la "questione costituzionale" sull' assenza di una regolamentazione dell' istituto del pontefice emerito.
Lo confermano vari prelati Oltretevere, che spiegano come le pressioni in questo senso sul C6, il Consiglio di cardinali che sta aiutando il Papa nella riforma della Curia romana, siano aumentate. Arriverebbero anche da «atenei e giuristi». La problematica è giunta sul tavolo dei porporati. Ma non si prevedono interventi né a breve né a medio termine, neanche nella "Predicate evangelium", la costituzione apostolica che il C6 sta preparando. E in ogni caso, la materia riguarderà il Diritto canonico, non l' amministrazione di pesi e contrappesi fra i Dicasteri che governano la Santa Sede.
Il Papa emerito come istituzione è nuova per la Chiesa, e chi invoca di aprire la questione della regolamentazione pensa soprattutto al futuro, perché «è possibile che ce ne saranno altri. Ed è una condizione che non va trascurata», avverte Massimo Faggioli, storico del cristianesimo e teologo, docente alla Villanova University (Philadelphia, Usa). Ma evidentemente «è un passo che si può muovere solo in una situazione diversa da quella attuale, senza dare l' impressione di voler limitare la libertà del predecessore di Francesco».
Per Faggioli, la presenza dell' emerito «può funzionare bene senza particolari statuti giuridici solo se resta invisibile. Dal momento che inizia a essere visibile in modo frequente e senza apparente coordinamento con il Papa regnante, va regolato». Anche perché l'emerito «ha diritto a essere difeso da coloro che vogliono approfittare di lui e dell' autorità di cui ancora gode».
I rischi che la Chiesa corre deriverebbero dal possibile abbandono dell'istituto «in mano a responsabilità individuali: così non si può sapere se agiranno per il bene della Chiesa».
Tra i motivi di chi insiste affinché la congiuntura venga affrontata, ci sarebbe la mancanza di chiarezza su valore e significato dei pronunciamenti di Joseph Ratzinger, che è ancora percepito come "il Papa teologo".
«La gestione troppo privatistica della relativa comunicazione - sostiene Faggioli - affidata esclusivamente al suo strettissimo entourage, che non risponde a nessuno in Vaticano, pare rispondere solo al mercato dei media». E chi ha studiato l' operazione del volume con il cardinale Sarah «non comprende il rischio che rappresenta per l' unità visibile della Chiesa».

Per molti nei Sacri Palazzi la pubblicazione del testo è stata «inopportuna per modi e tempi». Il motivo lo riassume Faggioli: «Affronta una questione cruciale per la Chiesa, quella del celibato sacerdotale, mentre papa Francesco sta scrivendo l' esortazione post sinodale in cui comunicherà la sua decisione sulla richiesta di aprire al sacerdozio per i diaconi sposati in Amazzonia». Così «gli mette pressione e gli crea difficoltà». Ovviamente questa narrazione è contrastata, dentro e fuori la Chiesa, dalla tesi diametralmente opposta, di chi identifica in Ratzinger il custode della dottrina cristiana messa in pericolo dalle «derive» del Papa argentino.
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