lunedì 2 dicembre 2019

L'Osservatore Romano
L’avvio della seconda e ultima fase dei lavori di restauro e salvaguardia della basilica del Santo Sepolcro si fa sempre più vicino dopo la firma di un accordo quadro tra la Custodia francescana di Terra Santa e la fondazione Centro conservazione e restauro «La Venaria Reale» di Torino, in collaborazione con il Dipartimento di scienze dell’antichità dell’università La Sapienza di Roma. Una firma che conferma quindi il ruolo capitale che viene affidato a istituzioni italiane nell’opera di riqualificazione del sito.
L’evento si colloca nel quadro dell’accordo firmato a maggio tra le tre maggiori comunità cristiane di Gerusalemme — cattolica, greco-ortodossa e armena — custodi del luogo sacro e responsabili dello status quo all’interno del Santo Sepolcro, per iniziare una seconda fase di restauro delle fondazioni dell’edicola e del pavimento della basilica. Alle due istituzioni accademiche italiane sarà affidato il compito di svolgere uno studio di approfondimento sullo stato attuale, anche sotto l’aspetto storico-archeologico, e di preparare il progetto esecutivo degli interventi di restauro necessari. I lavori saranno finanziati dal patriarcato greco-ortodosso, dalla Custodia di Terra Santa e dal patriarcato armeno.
Una prima fase di ristrutturazione si era svolta tra il 2016 e il 2017. I lavori sono stati eseguiti da uno staff diretto dalla professoressa Antonia Moropoulou, della National technical university di Atene, che ha guidato sia gli studi preliminari sia il restauro effettivo dell’edicola, struttura che racchiude i resti di una grotta venerata almeno dal IV secolo dopo Cristo come la tomba di Gesù.
In quell’occasione gli archeologi lanciarono l’allarme sul rischio di un possibile crollo della basilica del Santo Sepolcro. Le ricerche compiute dall’équipe hanno messo in luce che l’intero complesso, la cui ultima risistemazione risale al XIX secolo, sembra essere in gran parte costruito su una base instabile di resti malfermi di strutture precedenti, con un sottosuolo attraversato da gallerie e canali.
In occasione del completamento della prima fase, nel marzo 2017, il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, ha voluto sottolineare «il valore aggiunto di questi lavori rispetto alla pur necessaria opera di consolidamento, restauro e riabilitazione dell’edicola. Abbiamo potuto consolidare le relazioni fraterne tra le nostre comunità, restaurare un senso di profonda fiducia reciproca, riabilitare la collaborazione tra di noi», si era congratulato il francescano, felice che i fedeli delle tre comunità proprietarie del santuario si siano ritrovati «più vicini, più pronti a cooperare, più disponibili gli uni verso gli altri, come fratelli. Il nostro ecumenismo passa proprio per queste collaborazioni».
L'Osservatore Romano, 2-3 dicembre 2019.