lunedì 2 dicembre 2019

Argentina
(a cura Redazione "Il sismografo")
(LB - RC) L'altro ieri, in località Azul, nelle vicinanze di Buenos Aires, all'età di 96 anni è deceduto uno dei più coraggiosi e coerenti vescovi argentini dell'ultimo secolo: mons. Miguel Esteban Hesayne, emerito della diocesi di Viedma, dove per anni ha opposto severa e cristallina resistenza alle dittature militari schierandosi apertamente in difesa dei diritti umani — violati da politiche e tecniche sistematiche e feroci — e al tempo stesso offrì ogni tipo di sostegno a tutti coloro che cercavano parenti o amici arrestati e scomparsi.
Nella storia argentina, in particolare durante il periodo delle sei dittature (29 marzo 1976 - 10 dicembre 1983), la stragrande maggioranza dei vescovi ha sostenuto e giustificato i regimi militari con l'alibi della lotta contro il comunismo ateo, panzana che molti di loro in privato riconoscevano come tale. Decine di vescovi opposero resistenza ai Nunzi papali, in particolare a mons. Pio Laghi, e allo stesso Papa Paolo VI, sostanzialmente perché la vera questione di fondo era l’opposizione dell’Episcopato al Concilio Ecumenico Vaticano  II.
Insieme a mons. Hesayne,  altri pochi vescovi ebbero una simile condotta, evangelica e profetica. Da ricordare, per fare qualche esempio, Jaime de Nevares (29 gennaio 1915 - 19 maggio 1995), Jorge Novak (4 marzo 1928 - 9 luglio 2001) e il beato Enrique Ángel Angelelli Carletti (17 giugno 1923 - 4 agosto 1976)
Mons. Hesayne, come è stato ricordato in queste ore, nell'aprile 1995 annunciò che avrebbe chiesto — e lo fece — alla Conferenza episcopale di sospendere i religiosi per i quali si provasse una complicità nelle torture nei confronti di oppositori della dittatura. E sempre in queste ore si è anche ricordato un particolare non da poco: giorni dopo la sua elezione, Papa Francesco chiamò personalmente al telefono mons. Hesayne e non trovandolo in casa lasciò un messaggio sulla segreteria telefonica: “ti chiamerò dopo”. Lo stesso mons. Hesayne ricordò poi che qualche giorno dopo sentì al telefono la voce del suo amico, ormai Papa, che lo salutava con affetto e tra uno scherzo e l'altro gli parlava anche delle sfide che lo attendevano come vescovo di Roma.
E' quasi certo che Papa Francesco - che lo chiamava "padre vescovo" - in questi anni abbia continuato a chiamare al suo caro amico Miguel Hesayne.