giovedì 27 giugno 2019

L'Osservatore Romano
«La storia si scrive en las calles, sulle strade. E sono convinto che la gente manifesterà chiaramente il suo disaccordo riguardo alla sentenza della Corte costituzionale»: è quanto ha affermato l’arcivescovo di Guayaquil, Luis Gerardo Cabrera Herrera, vicepresidente della Conferenza episcopale ecuadoriana, in merito alla sentenza attraverso la quale la suprema corte del paese sudamericano ha introdotto, nei giorni scorsi, il matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso, con cinque voti a favore e quattro contrari. Una scelta subito criticata dai presuli che contestano innanzitutto la legittimità del voto della Corte costituzionale, dato che due dei nove giudici sarebbero stati impediti a pronunciarsi sulla questione, essendo stati in precedenza avvocati di una delle parti in causa.
«Rispettiamo la decisione della corte — ha dichiarato il vicario apostolico di Esmeraldas, Eugenio Arellano Fernández, presidente dell’episcopato — però faremo tutto quello che possiamo per favorire la famiglia e il matrimonio così come la Chiesa lo intende».
Secondo una nota dei presuli, la sentenza crea infatti un vulnus grave alla sicurezza giuridica del paese e al primato della sua Costituzione. La Conferenza episcopale ribadisce che la Chiesa da un lato si impegna a «rispettare i diritti di tutte le persone, indipendentemente dalla loro età, razza, sesso, religione, inclinazione sessuale o cultura» e, dall’altro, a «promuovere il matrimonio tra uomo e donna», come fondamento della famiglia e della società, a «difendere la prevalenza dei diritti dei minori nelle varie tappe della loro esistenza, a insegnare ai bambini e ai giovani che il matrimonio, secondo la fede cristiana, è l’unione indissolubile tra un uomo e una donna e che, come frutto di tale amore, nascono i loro figli per il bene della società e per il regno di Dio».
I presuli, nel frattempo, si dicono pronti a difendere con ogni mezzo l’unità della famiglia. «Le prime reazioni che stiamo ricevendo — ha dichiarato all’agenzia Sir monsignor Cabrera Herrera — ci confermano che dalla popolazione si condanna con molta forza questa decisione. Sei organizzazioni stanno promuovendo una manifestazione pubblica di protesta, che si svolgerà nelle principali città del paese. E questa non è solo la posizione della Chiesa cattolica, ma anche di organismi e cittadini indipendenti e delle comunità evangeliche». Per l’arcivescovo di Guayaquil la sentenza della suprema corte «non è stata una sorpresa, perché si tratta di un processo in atto da tempo. Certo, in una mattina è stata presa una decisione che va contro la Costituzione nazionale e il diritto internazionale. Come Chiesa — conclude — continueremo nella nostra missione in difesa del matrimonio e dei minori, attraverso un’azione educativa che mostri una corretta antropologia, in grado di argomentare la nostra visione della vita e della famiglia. La Costituzione riconosce la libertà religiosa e la possibilità di professarla in pubblico e in privato».
L'Osservatore Romano, 26-27 giugno 2019.