lunedì 17 giugno 2019

Argentina
(a cura Redazione "Il sismografo")
Le considerazioni del Nunzio Pio Laghi all'Ambasciatore USA a Buenos Aires Robert C. Hill e il timore fondato che i militari di Videla volessero "pulire la Chiesa"
(LB - RC) "Il Nunzio (Pio Laghi) disse che temeva che l'assassinio dei sacerdoti (Pallottini) fosse l'anticipo di un'ondata di terrore di destra peggiore di quanto abbiamo visto in precedenza" (In spagnolo: "El nuncio dijo que temía que el asesinato de los sacerdotes pudiera presagiar una ola de terror derechista peor que todo lo que habíamos visto antes"). Sono parole di Robert C. Hill, Ambasciatore degli Stati Uniti presso il governo dell'Argentina tra il 15 febbraio 1974 e il 10 maggio 1977, rivelate in questi giorni nel processo di analisi e controllo di numerosi documenti segreti della diplomazia statunitense, desegretati e quindi pubblici da qualche settimana.
Hill era il massimo diplomatico USA in Argentina durante la fase preparatoria del golpe del generale Jorge Videla e anche durante il decisivo primo anno della Giunta militare che rovesciò il governo di Isabel Perón (che governò dopo il marito tra luglio 1974 e marzo 1976). E l'ambasciatore Hill non solo era un abile diplomatico ma anche un grande esperto in questioni latinoamericane (ex ambasciatore in El Salvador, Costa Rica e Messico). Dai tempi del Presidente D. Eisenhower, del quale fu collaboratore, era famoso per la sua audacia e spregiudicatezza. R. C. Hill era stato mandato a Buenos Aires dal Presidente Richard Nixon, dopo il golpe militare di Pinochet in Cile, con dei compiti geopolitici precisi.
Dopo l'orrenda mattanza di San Patrizio, il 4 luglio 1976, avvenuta nel famoso quartiere bonaerense di Belgrano, mons. Pio Laghi, Nunzio apostolico in Argentina dal luglio 1974 (fino al dicembre 1980), fu contattato dall'ambasciatore statunitense Robert C. Hill per parlare sulla strage in cui furono barbaramente uccisi tre sacerdoti Pallottini e due loro seminaristi: p. Alfredo Leaden, p. Alfredo Kelly, p. Pedro Duffau, Salvador Barbeito e Emilio Barletti. All’epoca dei fatti, padre Jorge Mario Bergoglio era il Provinciale dei Gesuiti, eletto nel 1973.
Fino ad oggi si conosceva buona parte di una lettera del Nunzio Laghi all'allora Segretario di Stato, cardinale Jean Villot, documento in cui mons. Pio Laghi, morto 10 anni fa, racconta la sua riunione con il Ministro degli Interni, General Albano Harguindeguy. Il documento porta la data del 16 luglio 1976 e all’inizio si legge: “In seguito all’eccidio di cinque Religiosi Pallottini, il Ministro stesso aveva espresso il desiderio di avere un incontro con me, ed io naturalmente l’ho assecondato, ritenendo conveniente valermi di tale udienza per parlare anche sugli argomenti sopra menzionati. Circa l’assassinio dei Pallottini, egli mi ha assicurato che l’inchiesta per identificare gli autori prosegue; ha aggiunto che l’increscioso fatto ha prodotto al Paese un danno morale incalcolabile, «molto maggiore del danno prodotto dalla bomba esplosa nel quartiere generale della Polizia, che ha causato 20 morti e oltre 60 feriti»; perciò, ha soggiunto, i responsabili devono essere identificati e processati. Mi ha confidato poi di avere degli indizi per concludere che la mano assassina sia «di estrema destra»; ha dato ordine all’alto Comando della Polizia di mettere ogni impegno per far luce sul fatto, al fine di «pulire e riscattare l’immagine stessa del Corpo».
Ora, con la declassificazione di importanti documenti segreti degli Stati Uniti, al mosaico sulla violazione dei diritti umani in Argentina si aggiungono altri tasselli significativi che dimostrano che il Nunzio Laghi non ha mai creduto a quanto si sentì dire dal Ministro degli Interni del dittatore Jorge Videla. 
L'Ambasciatore Hill in un documento spedito con urgenza al Dipartimento di stato dopo l'incontro con il Nunzio scrive tra l'altro, oltre alla frase già riportata all’inizio, di aver saputo dal diplomatico vaticano che la giunta militare si era dato il compito di "pulire la Chiesa cattolica" (1) e ciò Laghi lo aveva appreso da un "ufficiale di alto livello nel governo". 
Questo racconto, contenuto nei documenti declassificati due mesi fa, porta la firma anche del Capo statunitense per la sicurezza regionale, presente al colloquio tra l'ambasciatore USA e il Nunzio Laghi. Sempre secondo questi documenti, Pio Laghi avrebbe detto che "alcuni generali" volevano una "gerarchia cattolica come quella che avevamo 200 anni fa”.
La mattanza di San Patrizio, in questo contesto e secondo Hill, al Nunzio Laghi dunque appariva come un avvertimento, un segnale d'allarme e perciò avrebbe sottolineato: l'uccisione dei sacerdoti Pallottini potrebbe essere il primo passo della "pulizia della Chiesa".
Hill, nelle sue osservazioni specifica: "Il Nunzio ha detto che il cardinale (Juan Carlos Aramburu, allora arcivescovo di Buenos Aires) ha sostenuto in modo perentorio al Ministro degli Interni (della dittatura militare),  Albano Harguindeguy, che la Chiesa era certa che gli autori del crimine erano da cercare tra le file delle forze di sicurezza del governo. Dunque loro, e non altri, erano i veri responsabili degli assassini dei Pallottini. Infine, il cardinale Aramburu, secondo Laghi nei racconti di Hill, avrebbe detto al Ministro: “E’ meglio non fare commenti poiché negare sarebbe una menzogna. Il Ministro si sarebbe dichiarato d'accordo per poi restare in silenzio".
Secondo altri documenti declassificati, il Nunzio Laghi avrebbe commentato ai diplomatici USA che le sanzioni di Washington a Buenos Aires per far rispettare i diritti umani erano inefficaci. In concreto avrebbe detto: "Le sanzioni non sono mai effettive" (cosa che si dimostrò vera in pochi mesi poiché il sostegno finanziario e militare alla giunta argentina, dopo un breve apparente rallentamento, riprese con grande forza). 
Inoltre mons. Laghi avrebbe anche spiegato a Hill che molti vescovi “hanno detto in privato ai militari cose molto dure. Per ora si attende se vogliono parlare anche pubblicamente", avrebbe aggiunto il Nunzio che poi si sarebbe dichiarato sostenitore del metodo "parlare dietro la scena", che è sempre “più effettivo ed efficace”. Le decine di lettere e richieste inoltrate ai militari per proteggere centinaia di persone arrestate o scomparse dimostrano che Laghi veramente privilegiava questo metodo. E non sono pochi i “successi” ottenuti per liberare, proteggere e fare espatriare decine di perseguitati.
Il Nunzio Laghi a sostegno del suo modo di agire avrebbe detto all'ambasciatore Hill: a volte una "pioggia soave ma persistente" fa molto di più di quanto può una "grande tormenta".
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(1) L'espressione "pulire la Chiesa" (Cattolica) in America Latina è cominciata a circolare in ambienti reazionari, di destra, e tra i militari latinoamericani già nel 1964, in occasione del primo colpo militare inquadrato nell’ideologia della "Dottrina della sicurezza nazionale". Si trattò, come si sa, del colpo contro l'allora Presidente costituzionale del Brasile João Goulart (1* aprile 1964). Era anche un'espressione molto usata in settori cattolici tradizionalisti e contrari al Concilio Vaticano II, tra cui la famosa associazione regionale "Tradizione Famiglia Proprietà". Di cosa si doveva "pulire la Chiesa", secondo questi settori, gruppi e partiti?

La Chiesa doveva essere pulita da presunte infiltrazioni di sinistra, marxista-leniniste e castro-guevarista ... in altre parole, pulire da una ipotetica “contaminazione comunista” che a giudizio di questi gruppi si stava impadronendo del Cattolicesimo regionale. 
In Argentina, il primo gruppo ad essere preso di mira dai militari fu l'associazione sacerdotale "Movimiento de Sacerdotes del Terzo Mundo", fondato nel 1967, sospettato dai golpisti argentini di controllare alcuni membri della Congregazione dei Pallottini. 
Il Nunzio Laghi, secondo R.C. Hill toccò il tema con il Ministro degli Interni per sottolineare di non credere a questo legame, aggiungendo: ad ogni modo non sono ragioni che possono giustificare un crimine di questo tipo tantomeno di sacerdoti che non fanno politica.
Sulla questione "pulire la Chiesa" (cattolica latinoamericana) si parlava ufficialmente a Panamá, dagli anni '50 in poi, nella scuola degli Stati Uniti nella Zona del Canale (quando era sotto sovranità statunitense), dove per decenni sono stati addestrati molte generazioni di ufficiali delle Forze Armate di tutta l'America Latina, dal Messico alla Patagonia cilena-argentina.
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