mercoledì 15 maggio 2019

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Damiano Serpi - ©copyright) In questi giorni ha fatto e continua a far discutere il mondo intero il gesto del cardinale Konrad Krajewski di aver violato dei sigilli apposti sui contatori elettrici a servizio di una palazzina di Via Santa Croce in Gerusalemme a Roma occupata da tanti anni da circa 400 persone. Come per tutte le cose umane e mondane, dal momento della pubblicizzazione del gesto è iniziata la solita corsa al commento, al giudizio, all’esprimere apprezzamento o biasimo per il comportamento di un collaboratore così vicino al Papa. C’è chi lo ha già condannato e buttato via la chiave della cella dove vorrebbe vederlo marcire per il resto della sua vita, chi mette in risalto che un cardinale non può avvalorare con i suoi gesti ciò che per lo Stato italiano è un vero e proprio reato (furto di energia e violazione di sigilli), chi vorrebbe vederlo tornare in patria, chi lo sberleffa a saldare tutte le fatture inevase degli italiani morosi e chi lo dipinge come un rivoluzionario giacobino. Dall’altra parte, invece, c’è chi lo loda, chi lo apprezza da farlo diventare un simbolo popolano di giustizia e equità come se fosse un moderno Robin Hood e chi, con una notevole dose di ipocrisia, lo invidia per non essere stato al suo fianco quando è sceso in quel pozzetto stradale per riattivare l’erogazione dell’energia elettrica (chissà poi perché si invidiano i gesti solo quando sono stati già compiuti dagli altri?). Tutto fa brodo in un clima da esasperata contrapposizione che attanaglia da troppo tempo ogni settore della nostra vita, religione compresa.
In tutta questa bolgia e selva di commenti e di partigianeria si parla di tutto e di tutti tranne che di una cosa: di Gesù e del suo insegnamento. È vero che esiste una legge italiana che prevede il reato di furto di energia elettrica e la manomissione di sigilli. Ancora più vero è che per chi non paga le bollette non può che prevedersi lo slaccio forzato e la chiusura delle utenze, a meno che non si voglia far fallire la ditta fornitrice e interrompere un servizio utile a tutti. Tuttavia, non è questo l’elemento importante e centrale in tutta questa vicenda. Non lo è perché questo gesto deve essere visto non come un affronto o uno sgarbo a qualcuno, come una mancanza di rispetto verso le leggi italiane o, peggio, come un invito esplicito a delinquere, ma come l’ultimo sbarramento difensivo verso l’annientamento del valore umano, della dignità della persona e della difesa di soggetti deboli, come i bambini, che non possono essere certo colpevoli di nulla. Non siamo di fronte a un manifesto elettorale o allo spot di una nuova linea comportamentale della Chiesa che fa tanto discutere. Questo gesto ci racconta come oggi lo scarto e l’indifferenza impattino duramente contro la vita di chi ci è prossimo e come le semplici “regole del gioco” di un tempo, leggi comprese, non sono più sufficienti a non farci sprofondare nell’abisso della violazione e del pregiudizio della dignità umana.
Un po' come avviene quando in un grande sfavillante supermercato le telecamere di sicurezza immortalano una vecchia signora nascondere goffamente sotto il maglione una confezione di prosciutto crudo o un pezzo di formaggio. Scoperta e messa alle strette quella donna ammetterà con tanta vergogna da non aver il coraggio neanche di alzare lo sguardo da terra di averlo fatto per fame e non per arricchirsi. Certo, è un reato rubare in un supermercato ma perché quella signora ultraottantenne ha compiuto un gesto così? Siamo davvero convinti che la soluzione migliore per una donna così anziana che ruba per fame sia quella di mettere la sua foto sui giornali, farle subire un processo, condannarla in un tribunale e andare fieri di quella pena? O forse, anche di fronte all’evidenza di un reato, non sarà il caso di comportarci come quei tanti direttori di negozio o poliziotti che, chiamati dopo il furto, hanno deciso di agire diversamente? Insomma, non sarà il caso di riscoprire il buon senso?
Ecco, l’elemosiniere del Papa avrà anche violato qualche disposizione di legge calandosi in quella cabina elettrica di media tensione ma il suo intento, la sua vera motivazione, era solo quella di svolgere appieno la sua missione e venire in soccorso di alcuni suoi fratelli che avevano un imminente bisogno di aiuto. Scendendo in quel buio pozzetto l’elemosiniere del Papa non voleva avvalorare l’idea che le bollette non si pagano, che occupare un edificio altrui è giusto, che l’energia elettrica deve essere gratis per tutti. La discesa sotto il piano stradale di quel cardinale simboleggia la necessità che in ogni contesto umano non si debba mai arrivare a privare l’uomo della sua dignità e costringere i più deboli, come bambini e ammalati, a soffrire e patire situazioni svilenti, persino inutili. Quella violazione dei sigilli non può essere vista come un atto contro qualcuno ma come un’azione a favore di chi ha bisogno di quel qualcosa che ha diritto di non vedersi calpestato, ovvero la dignità personale.
Sabato scorso questi “fratelli occupanti senza luce”, colpevoli o meno di aver occupato un edificio e di non aver pagato le bollette elettriche poco importa, hanno bussato all’uscio di un uomo di Dio che porta al collo una croce e gli hanno chiesto aiuto per dei bambini che stavano vivendo senza energia elettrica, senza acqua calda, senza una luce la notte, e per degli anziani che avevano bisogno di corrente elettrica per curare le proprie patologie. Davanti a questa richiesta cosa avrebbe dovuto fare quell’uomo di Dio e di Chiesa, quel sacerdote, quell’elemosiniere del Papa se non cercare l’unico modo che aveva in concreto per dare quel tozzo di pane e quel sorso di acqua di cui i suoi fratelli e le sue sorelle avevano bisogno? Doveva forse fregarsene e far rispondere per lui un nastro inserito di una segreteria telefonica?  Oppure doveva ribattere, come siamo abilissimi a fare oggi, dando la colpa di tutto agli altri e richiudere il portone o l’imposta di casa come facciamo noi troppo in fretta quando qualcuno bussa per chiederci qualcosa che non ci interessa ascoltare? Doveva forse fare come tutte le altre istituzioni dello Stato, ovvero dire che si era chiusi per il fine settimana e quindi di riprovare a chiamare lunedì, quasi ci trovassimo davanti ad un biglietto della lotteria che sotto la parte grattata riporta la rassicurante scritta “non hai vinto, ma ritenta”? No, questa non è la nostra Chiesa.
 A prescindere dagli aspetti particolari e materiali del singolo caso in questione che conoscono solo coloro che hanno seguito sin dall’inizio questa vicenda, ciò su cui dobbiamo riflettere noi cristiani cattolici è come sia stato possibile arrivare a quel punto. Queste 400 persone a quali altri portoni hanno bussato prima di rivolgersi al cardinale elemosiniere? Hanno tutte torto o le storie sono diverse? Quali risposte sono state date negli anni a queste famiglie con bambini, anziani ammalati e disperati che da troppo tempo vivono in ambienti occupati e promiscui? Chi, seppur giustamente, ha staccato l’erogazione dell’energia elettrica a quel palazzo occupato si è posto il problema di come avrebbero vissuto quelle persone o ha cercato una soluzione alternativa, almeno per i casi più gravi come ammalati, anziani e bambini? Il gesto del cardinale Krajewski ha un valore più grande rispetto ai risvolti pratici, legali e sociali che oggi fanno tanto discutere e ci invitano a schierarci.
Siamo morbosamente attratti dall’aspetto penale del caso, poi da quello politico e infine da quello sociale, ma tralasciamo del tutto ciò che dovrebbe essere più importante per ogni cristiano, ovvero l’aspetto umano e religioso del gesto che si sostanzia nel toccare con mano le ferite e le difficoltà degli altri. Quel riportare la luce dove era arrivato il buio significa soprattutto riflettere sul fatto che il comandamento “ama il tuo prossimo come te stesso” non può per noi cristiani essere soppiantato totalmente dal valore di una legge degli uomini, che, come ovvio che sia, va rispettata ma che per sua natura è sempre e comunque imperfetta. Il gesto dell’elemosiniere del Papa ci richiama alla solidarietà, all’aiuto concreto, al rispetto di quella dignità umana che non può essere mai sacrificata, neanche di fronte ad una legge dello Stato. Questo soprattutto quando lo Stato viola altre leggi, è assente o latita per anni per incapacità o malavoglia lasciando che le situazioni si incancreniscano fino a ledere la dignità più intima di ogni persona.
La legge creata dagli uomini non è, infatti, mai totalmente compiuta come lo è la legge di Dio. Non lo è mai stata, neanche ai tempi di Gesù. Ci sono state e ancora oggi esistono nel mondo leggi ingiuste, leggi sbagliate, leggi incomplete che cozzano contro ciò che ci ha insegnato Gesù. Ricordate l’episodio della lapidazione dell’adultera narrato nel Vangelo? La legge di allora prescriveva di agire così e quella donna doveva essere sommersa di pietre, ma Gesù non lo fece e rivoltò i termini del contendere. Ricordate le vibranti accuse mosse dai farisei a Gesù sul suo guarire gli ammalati o scacciare il demonio durante il sabato? La legge prescriveva in modo rigoroso che il sabato non si potesse compiere alcuna attività, ma Gesù davanti al dolore di suoi fratelli non si poneva limiti per alleviare dolore e sofferenze. Gesù davanti al paralitico o al cieco non ha detto di ripassare lunedì perché era sabato e non si poteva far nulla. Purtroppo, oggi noi facciamo dipendere tutto dai soldi, dalla quantificazione economica, dal valore materiale delle cose, dal colore del passaporto o dalla sempre più acerrima guerra tra poveri che ci hanno istigato a seguire. Anche le leggi umane, sempre più spesso, tendono a difendere e tutelare più l’aspetto economico delle vicende che quello umano. Proprio per questo anche il gesto dell’elemosiniere del Papa si è trasformato in una diatriba sterile e stucchevole su chi dovesse e debba pagare le bollette o su chi è responsabile di tale buco per non aver fatto nulla in tempi non sospetti.
Il gesto del cardinale Krajewski è prima di ogni altra cosa un gesto di un cristiano che bada alla sofferenza concreta e alla dignità dei propri fratelli. È un gesto di fede che potrà anche essere perseguito in qualche aula di tribunale italiano o non condiviso da coloro che la penano in modo opposto, tuttavia a noi fedeli deve raccontarci qualcosa di più profondo e di diverso. Qualcosa che ci faccia riflettere sui noi stessi, sul nostro comportamento, sull’evoluzione della nostra società e, soprattutto, sulle concrete parole del Vangelo che, oltre ad essere tanto chiare quanto limpide nella loro assoluta semplicità, sono anche terribilmente attuali.