sabato 12 gennaio 2019

Turchia
Bartolomeo al forum sulla schiavitù moderna. Colpa comune
L'Osservatore Romano
(Giovanni Zavatta) «Non trascurare il povero e non lasciare che i suoi stracci laceri ti incitino al disprezzo, ma fa’ che ti commuovano piuttosto alla pietà per i tuoi simili. Perché anche lui è un uomo, una creatura di Dio, fatto di carne come te, e forse nella sua virtù spirituale rispecchia il Creatore più di te. La natura non l’ha reso indigente in questa vita, ma è la tirannia del suo prossimo che ha ridotto lui o i suoi genitori nell’indigenza, mentre la nostra mancanza di pietà e compassione ha mantenuto o addirittura aggravato la sua povertà». Parole straordinariamente attuali quelle di san Fozio il Grande, utilizzate dal patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, nel discorso pronunciato giorni fa al terzo Forum sulla schiavitù moderna, tenutosi a Istanbul. Fozio, per due volte nel IX secolo patriarca di Costantinopoli e venerato come santo dalla Chiesa ortodossa, parlava dei poveri ma — sottolinea Bartolomeo — «il Creatore non ha dato questo stile di vita ai suoi figli. La tirannia, la crudeltà, la mancanza di cuore dell’umanità hanno creato questa casta sociale e hanno reso schiavi i più innocenti, indifesi e vulnerabili, ovvero le donne e i bambini».
Il forum sulle moderne forme di schiavitù è il terzo organizzato dal patriarcato ecumenico, dopo quelli svoltisi a Istanbul nel febbraio 2017 e a Buenos Aires nel maggio 2018. Questo aveva per titolo «Consapevolezza, azione e impatto».
Nel corso della storia, ha osservato l’arcivescovo di Costantinopoli, molti hanno tentato di apportare cambiamenti reali alla società. Questo forum serve proprio a «rettificare la direzione verso cui la società si sta dirigendo e trovare strumenti concreti per combattere questa inaccettabile espressione di abuso e malvagità della nostra epoca. Non è necessario elencare fatti e cifre sulle situazioni presenti, o fare riferimento ad altri rappresentanti religiosi che considerano questo uno dei problemi più seri da affrontare oggi. Ogni giorno, attraverso la televisione, i giornali, le riviste, sentiamo parlare di storie che scioccano tutti, e non possiamo più restare inoperosi. Siamo insieme per mettere in pratica le nostre parole. Il silenzio e l’accettazione passiva della situazione attuale non sono più possibili». Per Bartolomeo dunque le parole non bastano: «Sentiamo spesso persone che usano il termine filantropia, purtroppo solo in termini di donazioni, contributi, lasciti. Questo termine, tuttavia, che è di origine greca, parla anche dell’amore che dovremmo avere per tutta l’umanità, per il prossimo. Il nostro amore non è solo per coloro che conosciamo ma anche per i senza nome, gli sconosciuti, coloro che soffrono, specialmente quelli che sono intrappolati nella complessa rete della schiavitù. Siamo chiamati a compiere un atto di giustizia naturale, dobbiamo liberarli dalla tirannia e dallo sfruttamento», insiste, esortando a «unire i nostri sforzi per sradicare la schiavitù moderna in tutte le sue forme, nel mondo intero e per sempre».
Le Chiese, naturalmente, hanno un ruolo fondamentale in tale sfida. Da tempo il patriarcato ecumenico ha istituito una task force speciale sulla schiavitù moderna, che vede collaborare ortodossi, cattolici e anglicani. Ma questo, conclude Bartolomeo, è un richiamo a tutti i credi perché «siamo fermamente convinti che le Chiese e le religioni, collaborando, possono dare un contributo cruciale alla risoluzione dei problemi sociali contemporanei e, ovviamente, della schiavitù. La fede ispira, rafforza e sostiene la lotta per la protezione della libertà e della giustizia, anche se questa lotta sembra confrontarsi con difficoltà e impasse a volte intrattabili».

L'Osservatore Romano, 12-13 gennaio 2019