venerdì 9 novembre 2018

Vaticano
Voce dei cristiani perseguitati. Dichiarazione comune di Papa Francesco e del Catholicos Patriarca Mar Gewargis III (testo in italiano)
L'Osservatore Romano
Di seguito una traduzione dall’inglese della dichiarazione comune firmata dal Papa e dal catholicos.
1. Lodando la Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, noi, Papa Francesco e il Catholicos Patriarca Mar Gewargis III, leviamo le nostre menti e i nostri cuori in rendimento di grazie all’Onnipotente per la crescente vicinanza nella fede e nell’amore tra la Chiesa Assira dell’Oriente e la Chiesa cattolica. Il nostro incontro, oggi, come fratelli, fa eco alle parole del santo apostolo Paolo: «Pace ai fratelli, e carità e fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo» (Ef 6, 23).
2. Negli ultimi decenni, le nostre Chiese sono diventate più vicine di quanto non siano mai state nel corso dei secoli. Sin dal loro primo incontro a Roma nel 1984, i nostri predecessori, di venerata memoria, Papa san Giovanni Paolo II e il Catholicos Patriarca Mar Dinkha iv, hanno intrapreso un cammino di dialogo. Siamo molto grati per i frutti di questo dialogo di amore e di verità, che confermano che la diversità di usanze e di discipline non è in alcun modo un ostacolo all’unità, e che certe differenze nelle espressioni teologiche sono spesso complementari piuttosto che contrastanti. È nostra orante speranza che il nostro dialogo teologico ci aiuti a spianare il cammino verso il giorno a lungo atteso in cui potremo celebrare insieme il sacrificio del Signore sullo stesso altare. Nel frattempo, intendiamo procedere nel mutuo riconoscimento e nella testimonianza comune del Vangelo. Il nostro comune battesimo è il solido fondamento della vera comunione che già esiste tra noi: «noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1 Cor 12, 13). Camminando insieme nella fiducia, cerchiamo la carità che «è il vincolo di perfezione» (Col 3, 14).
3. Nel nostro pellegrinaggio verso l’unità visibile, sperimentiamo una sofferenza comune che nasce dalla drammatica situazione dei nostri fratelli e sorelle cristiani in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Siria. L’importanza della presenza e della missione cristiana in Medio Oriente è stata evidenziata ancora una volta in modo chiaro durante la Giornata di preghiera e riflessione che si è tenuta a Bari il 7 luglio 2018, quando i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente si sono riuniti per pregare e per parlare gli uni con gli altri. La Buona Novella di Gesù, crocifisso e risorto per amore, è giunta dal Medio Oriente e nel corso dei secoli ha conquistato cuori umani, non con la forza terrena, bensì con la forza disarmata della Croce. Tuttavia, da decenni ormai il Medio Oriente è un epicentro di violenza, dove ogni giorno intere popolazioni sopportano prove dolorose. Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti soffrono immensamente a causa di conflitti violenti che nulla può giustificare. Le guerre e le persecuzioni hanno aumentato l’esodo di cristiani dalle terre in cui hanno vissuto fianco a fianco con altre comunità religiose dai tempi degli apostoli. Senza distinzione di rito o confessione, soffrono perché professano il nome di Cristo. In loro vediamo il Corpo di Cristo che, ancora oggi, è tormentato, percosso e oltraggiato. Siamo profondamente uniti nella nostra preghiera d’intercessione e nel nostro impegno caritatevole verso questi membri sofferenti del corpo di Cristo.
4. In mezzo a questa sofferenza, di cui imploriamo la fine immediata, continuiamo a vedere fratelli e sorelle che percorrono la via della croce, seguendo docilmente le orme di Cristo, in unione con colui che ci ha riconciliati con la sua croce e in tal modo «distrutto in se stesso l’inimicizia» (cfr. Ef 2, 14-16). Siamo grati a questi nostri fratelli e sorelle che ci ispirano a seguire il cammino di Gesù per sconfiggere l’inimicizia. Siamo loro grati per la testimonianza che danno al Regno di Dio attraverso le relazioni fraterne esistenti tra le loro diverse comunità. Come il sangue di Cristo, versato per amore, ha portato riconciliazione e unità e fatto prosperare la Chiesa, così anche il sangue di questi martiri del nostro tempo, membri di Chiese diverse, ma uniti dalla loro comune sofferenza, è seme di unità cristiana.
5. Dinanzi a questa situazione, ci uniamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle perseguitati per essere voce di chi non ha voce. Insieme faremo tutto il possibile per alleviare la loro sofferenza e aiutarli a trovare modi per iniziare una nuova vita. Desideriamo ribadire ancora una volta che non è possibile immaginare il Medio Oriente senza cristiani. Questa convinzione non si fonda solo su basi religiose, ma anche su realtà sociali e culturali, poiché i cristiani, insieme ad altri credenti, contribuiscono largamente all’identità specifica della regione: un luogo di tolleranza, mutuo rispetto e accettazione. Il Medio Oriente senza cristiani non sarebbe più il Medio Oriente.
6. Convinti che i cristiani rimarranno nella regione solo se verrà ripristinata la pace, eleviamo le nostre sincere preghiere a Cristo, il Principe della Pace, chiedendo che ritorni quel fondamentale «frutto della giustizia» (cfr. Is 32, 17). Una tregua mantenuta con muri e dimostrazioni di forza non porterà alla pace, poiché la pace autentica può essere raggiunta e conservata solo attraverso l’ascolto reciproco e il dialogo. Pertanto, esortiamo ancora una volta la comunità internazionale a implementare una soluzione politica che riconosca i diritti e i doveri di tutte le parti coinvolte. Siamo convinti della necessità di garantire i diritti di ogni persona. Il primato del diritto, compresi il rispetto della libertà religiosa e l’uguaglianza dinanzi alla legge, basato sul principio di “cittadinanza”, a prescindere dall’origine etnica o dalla religione, è un principio fondamentale per l’istituzione e il mantenimento di una coesistenza stabile e produttiva tra i popoli e le comunità del Medio Oriente. I cristiani non vogliono essere considerati una «minoranza protetta» o un gruppo tollerato, bensì cittadini a pieno titolo, i cui diritti sono garantiti e tutelati insieme a quelli di tutti gli altri cittadini.
7. Infine, ribadiamo che più la situazione è difficile, più è necessario il dialogo interreligioso fondato su un atteggiamento di apertura, verità e amore. Un tale dialogo è anche il miglior antidoto all’estremismo, che è una minaccia per i seguaci di tutte le religioni.
8. Poiché ci incontriamo qui a Roma, preghiamo insieme gli apostoli Pietro e Paolo affinché, per loro intercessione, Dio possa effondere le sue abbondanti benedizioni sui cristiani in Medio Oriente. Chiediamo alla Santissima Trinità, modello di vera unità nella diversità, di rafforzare i nostri cuori di modo che possiamo rispondere alla chiamata del Signore ai suoi discepoli a essere una cosa sola in Cristo (cfr. Gv 17, 21). Possa l’Onnipotente, che ha iniziato questa opera buona in noi, portarla a compimento in Cristo Gesù (cfr. Fil 1, 6).
Dal Vaticano, 9 novembre 2018.
L'Osservatore Romano, 9-10 novembre 2018