venerdì 9 novembre 2018

Thailandia
In Thailandia. Ponti di amicizia tra cattolici e buddisti
L'Osservatore Romano
«Costruire ponti per guarire il mondo di oggi, afflitto da violenze, conflitti, sfiducia, e la conseguente sofferenza di milioni di persone»: lo ha auspicato il vescovo Miguel Ángel Ayuso Guixot nel saluto rivolto venerdì 9 novembre ai partecipanti alle celebrazioni del 230° anniversario del Royal Temple di Chetupon, il più sacro tempio buddista della Thailandia, che sorge nel comprensorio del palazzo reale di Bangkok.
Proveniente da Singapore, dove aveva partecipato a un incontro tra cattolici e taoisti, il segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso guidava una delegazione composta anche dal sottosegretario monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage, dal nunzio apostolico Paul Tschang In-nam, dal segretario di nunziatura Dario Pavisa e da rappresentanti della Chiesa thailandese. In corso dal 1° all’11 novembre, i festeggiamenti sono promossi dal venerabile Phra Thepweeraporn, abate del tempio che custodisce la sacra statua del Buddha di smeraldo. Nel ringraziarlo per l’invito, il presule comboniano gli ha trasmesso i cordiali saluti e gli auguri di Papa Francesco per il consiglio supremo “sangha” dei monaci e per tutti i buddisti del paese asiatico.
Dopo aver sottolineato come il dicastero vaticano stimi l’amicizia duratura tra il monastero di Chetupon e la Chiesa cattolica, monsignor Ayuso Guixot ha rievocato le relazioni improntate a «reciproca fiducia e cooperazione» iniziate con l’incontro in Vaticano del 5 giugno 1972 tra Paolo VI e una delegazione di monaci thailandesi, tra i quali Somdej Phra Wanaratana (Pun Punnasiri), abate di Chetupon, che è stato successivamente elevato al rango di diciassettesimo patriarca supremo del regno di Thailandia. Quindi ha ricordato la recente udienza di Papa Francesco, il 16 maggio scorso, a un gruppo guidato dal venerabile Phra Rajratanasunthon venuto a presentare il “Sacro Libro” dei buddisti tradotto in lingua contemporanea. «La nostra presenza oggi — ha concluso il vescovo — è un chiaro segno della nostra amicizia. Possa questa visita di oggi contribuire a promuovere i nostri legami».

L'Osservatore Romano, 9-10 novembre 2018