venerdì 14 settembre 2018

Lituania
Papa Francesco nei Paesi Baltici. Come e perché i tre paesi attendono il Pontefice
(a cura redazione "Il sismografo")
(LB-FG) L’importanza del prossimo viaggio di Papa Francesco nei tre Paesi Baltici dal 22 al 25 settembre prossimo è indiscussa. Una delle ragioni principali è da cercare nella loro realtà e situazione geopolitica, tesa tra una forte vocazione europeista e una asfissiante e ingombrante presenza russa. I popoli e le culture di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno ereditato un fortissimo risentimento antisovietico e antirusso direttamente dal periodo della dominazione comunista, oltremodo aggravato, negli ultimi anni, dalle decisioni e dalle politiche intraprese dal Cremlino e dagli atteggiamenti di Putin.
Oggi non è azzardato dire che questi tre Paesi si sentono minacciati, una parte della loro opinione pubblica ha invitato addirittura a prepararsi a una possibile invasione e la guerra, è vista come inevitabile per difendere la propria sovranità in caso di attacco.
In questo contesto storico e politico la visita e la presenza di Papa Francesco, per la stragrande maggioranza delle tre Nazioni baltiche, appare come un fatto rassicurante, quasi come una sorta di cordone ombelicale per sentirsi legati all’Occidente. Il Papa è visto infatti come un rappresentante e un riferimento di leadership “occidentale” e ciò è una garanzia di autonomia e libertà.
Questa prospettiva è però piuttosto singolare: tranne la Lituania, Paese a maggioranza cattolica, con circa l’80% dei suoi 3 milioni di abitanti che si dichiara fedele alla chiesa di Roma, negli altri due paesi (Lettonia e Estonia) i cattolici sono un’esigua minoranza, addirittura irrilevante nel caso estone. In Lettonia sono il 21% mentre in Estonia lo 0,5%. Il dato sulle parrocchie offre una dimostrazione ancor più chiara: in Lituania sono 712, in Lettonia 263 (su una popolazione di quasi 2 milioni) in Estonia solo 9 (per una popolazione di poco superiore a 1milione e 300mila abitanti).
Come sottolineato da alcuni osservatori appare molto particolare l’adesione e la simpatia dei popoli baltici nei confronti dell'attuale vescovo di Roma. Ciò è in buona parte riconducibile a quanto rappresentò per loro la figura di s. Giovanni Paolo II che visitò queste nazioni 25 anni fa, nel settembre del 1993. Allora Lituania, Lettonia ed Estonia si erano appena liberate dal giogo sovietico-comunista - l’evento del 1991, quando i tre paesi riottennero in estate l’indipendenza, venne chiamato l’Incredibile agosto – e videro nella figura del Papa polacco la medesima garanzia di un occidente attento alle vicende baltiche e solidale con i loro popoli. Papa Wojtyla, che il comunismo lo aveva vissuto e conosciuto, è apparso sempre per i popoli baltici come un vero un amico dal quale era possibile fidarsi. Francesco è visto oggi come parte di quella eredità laciata dal suo predecessore polacco.