mercoledì 9 maggio 2018

(a cura Redazione "Il sismografo")
Papa Francesco vuole discutere con i vescovi del Cile (a) sulle conclusioni della visita dei suoi Inviati (i mons. C. Scicluna e J. Bertomeu) e anche (b) sulle sue personali conclusioni.
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- La lettera del Papa, il contesto e i propositi
- Vi voglio incontrare in Vaticano
- Amiamo la verità, chiediamo la saggezza del cuore e lasciamoci convertire
- Cosa si può aspettare dalle conclusioni dell'Incontro in Vaticano? Tre schemi possibili

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(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Fra cinque giorni, lunedì 14 maggio, cominciano in Vaticano le sedute degli incontri dei vescovi cileni con il Papa e con alcuni dei suoi collaboratori più vicini. I lavori si prolungheranno fino a giovedì 17. I presuli in carica presenti saranno 31 di 32. Mancherà, per gravi ragioni di salute, mons. Andrés Arteaga, uno dei vescovi ausiliari di Santiago, discepolo di Karadima. Dei vescovi emeriti, 19 in totale, saranno presenti solo tre o quattro. Alla fine quindi i presuli saranno 35 ca. I cardinali presenti saranno due o tre: Ricardo Ezzati, arcivescovo della capitale, Francisco Javier Errázuriz, arcivescovo emerito di Santiago e forse Jorge Medina (92 anni). Poi ci saranno gli arcivescovi di  Antofagasta, Concepción, La Serena e Puerto Montt.
I vescovi saranno 23 (incluso il Vescovo castrense e Presidente dell'Episcopato). Inoltre ci saranno un Vicario Apostolico (Aysén), un Prelato (prelatura territoriale de Illapel) e un Amministratore apostolico "sede vacante" (Valdivia). Sull’organizzazione degli incontri il riserbo è molto severo. Le poche informazioni autorevoli reperibili fanno pensare alla probabilità, molto alta, di più incontri tra il Santo Padre e i vescovi cileni. La seduta più lunga potrebbe essere quella in principio prevista per martedì 15 maggio.
La lettera del Papa, il contesto e i propositi
1. Nostri errori e peccati
Nella sua lettera dell’8 aprile all’Episcopato cileno riunito in Assemblea plenaria Papa Francesco, nelle prime righe, è diretto e chiaro. Scrive: “Vi assicuro della mia preghiera e voglio condividere con voi la convinzione che le difficoltà presenti sono anche un’occasione per ristabilire la fiducia nella Chiesa, fiducia infranta dai nostri errori e peccati, e per risanare alcune ferite che non smettono di sanguinare nell’insieme della società cilena.
2. Vi offro la mia riflessione
“Senza la fede e senza la preghiera, la fraternità è impossibile. Perciò, in questa II domenica di Pasqua, nel giorno della misericordia, vi offro questa riflessione con l’auspicio che ognuno di voi mi accompagni nell’itinerario interiore che sto percorrendo nelle ultime settimane, affinché sia lo Spirito a guidarci con il suo dono e non i nostri interessi o, peggio ancora, il nostro orgoglio ferito”.
3. Due metafore
Nel paragrafo successivo, il Santo Padre, propone due metafore molto significative. Ecco il testo: “A volte, quando simili mali ci deturpano l’anima e ci gettano nel mondo deboli, impauriti, arroccati nei nostri comodi “palazzi d’inverno”, l’amore di Dio ci viene incontro e purifica le nostre intenzioni per amare come uomini liberi, maturi e critici. Quando i mezzi di comunicazione ci mettono in imbarazzo presentando una Chiesa quasi sempre in novilunio, privata della luce del Sole di giustizia (sant’Ambrogio, Hexameron IV, 8, 32) e abbiamo la tentazione di dubitare della vittoria pasquale del Risorto, credo che come san Tommaso non dobbiamo temere il dubbio (Gv 20, 25), ma temere la pretesa di voler vedere senza fidarci della testimonianza di quanti hanno ascoltato dalle labbra del Signore la promessa più bella (Mt 28, 20).”
Le singolari metafore di Francesco. Ciò che Papa Francesco vuole dire ai vescovi cileni è cristallino e immediato. Colpiscono però due metafore certamente non scelte a caso: "palazzi d’inverno" e "novilunio". La storia ricorda i palazzi d’inverno come il luogo in cui si è trincerata la gerarchia della Russia zarista, alla fine assalita e sconfitta dalla grande folla in ribellione. Il Papa dunque invita a cancellare qualsiasi seppure lontana idea di trinceramento, di resistenza e negazione. Poi il Papa parla di novilunio e con quest’altra metafora ricorda al tempo stesso due cose: da un lato il buio, la faccia della Luna non illuminata dal Sole (la sofferenza, lo smarrimento, le tenebre) e dall’altro l’inizio della fase della Luna nuova che poi porterà al Plenilunio, Luna piena, illuminata l’intera notte (la speranza, la conversaione e il rinnovamento).
4. La missione Scicluna-Bertomeu
Ricordando che è ora di lasciare da parte le certezze, il Papa invita i suoi confratelli vescovi cileni a fidarsi  "dell’unica cosa che il Signore ci dona di sperimentare ogni giorno: la gioia, la pace, il perdono dei nostri peccati e l’azione della Sua grazia".
Dopo questo breve preambolo Francesco affronta la questione degli abusi in generale, e senza nominare l'interessato, affronta anche l'affaire Karadima.
Il Papa ringrazia di cuore per il lavoro svolto nel febbraio scorso in Cile dai suoi Inviati, l'arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, e l'Ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Jordi Bertomeu, lavoro "raccontato" in rapporti che complessivamente sono 2.300 cartelle e in 64 testimonianze (raccolte a New York e Santiago del Cile) di vescovi, vittime, laici e laiche, diaconi, testimoni, dichiaranti spontanei, sacerdoti, religiose ... che secondo gli Inviati, sottolinea il Papa, si sono comportati con "un rispetto e un’amabilità che impressionavano. (...) Con onestà, coraggio e senso di Chiesa, hanno chiesto un incontro con i miei inviati e hanno mostrato loro le ferite della propria anima".
5. Gli Inviati del Papa, "sopraffatti dal dolore"
La lettera prosegue: "Li ho inviati ad ascoltare dal cuore e con umiltà. In seguito, quando mi hanno consegnato il rapporto e, in particolare, la loro valutazione giuridica e pastorale delle informazioni raccolte, hanno riconosciuto dinanzi a me di essersi sentiti sopraffatti dal dolore di tante vittime di gravi abusi di coscienza e di potere e, in particolare, degli abusi sessuali commessi contro minorenni da diversi consacrati del vostro Paese, che sono stati negati al momento e che hanno rubato loro l’innocenza."
6. Un considerazione al margine ma non irrilevante
Dopo quanto osserva nel paragrafo precedente,  il Papa aggiunge, quasi  fosse una parentesi, ma per niente irrilevante, anzi: "Inoltre, nei giorni successivi alla missione speciale, sono stati testimoni di un altro fatto meritevole che dovremmo tenere ben presente per altre occasioni, poiché non solo si è mantenuto il clima di confidenzialità creatosi durante la Visita, ma in nessun momento si è ceduto alla tentazione di trasformare quella delicata missione in un circo mediatico. A tale proposito, voglio ringraziare le diverse organizzazioni e i mezzi di comunicazione per la loro professionalità nel trattare questo caso tanto delicato, rispettando il diritto dei cittadini all’informazione e la buona reputazione dei dichiaranti."
7. Quanto prima riparare allo scandalo e ristabilire la giustizia
"Ora, dopo una lettura attenta degli atti di tale “missione speciale”, credo di poter affermare che tutte le testimonianze raccolte parlano in modo scarno, senza additivi né edulcoranti, di molte vite crocifisse e vi confesso che ciò mi causa dolore e vergogna. Tenendo conto di tutto questo, scrivo a voi, riuniti nella 115ª assemblea plenaria, per sollecitare umilmente la vostra collaborazione e assistenza nel discernimento delle misure che dovranno essere adottate a breve, medio e lungo termine per ripristinare la comunione ecclesiale in Cile, al fine di riparare per quanto possibile allo scandalo e ristabilire la giustizia." 
Vi voglio incontrare a in Vaticano
La parte finale della breve ma densa lettera del Papa ai 32 vescovi del Cile si chiude con un "invito" del tutto speciale. Francesco scrive: "Intendo convocarvi a Roma per dialogare sulle conclusioni della suddetta visita e sulle mie conclusioni. Ho pensato a questo incontro come a un momento fraterno, senza pregiudizi né idee preconcette, con il solo scopo di far risplendere la verità nelle nostre vite."
In altre parole il Papa vuole discutere con i vescovi del Cile (a) sulle conclusioni della visita dei suoi Inviati (i mons. Scicluna e Bertomedu) e anche (b) sulle sue personali conclusioni".
I miei errori e l'informazione ricevuta
A questo punto, prima del congedo, Papa Francesco parla anche di se stesso e del suo ruolo, diretto e indiretto, volontario e involontario, nella vicenda della crisi e del declino della chiesa cilena. Ecco le sue parole: "Per quanto mi riguarda, riconosco, e voglio che lo trasmettiate fedelmente, che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone intervistate".
Amiamo la verità, chiediamo la saggezza del cuore e lasciamoci convertire
La lettera si chiude con parole forti e non di circostanze; parole che ai vescovi non sono suonate protocollari. Ecco quanto si legge nelle ultime righe del documento: “Rimanete in me” (Gv 15, 4): queste parole del Signore risuonano continuamente in questi giorni. Parlano di rapporti personali, di comunione, di fraternità che attrae e convoca. Uniti a Cristo come i tralci alla vite, vi invito a innestare nella vostra preghiera dei prossimi giorni una magnanimità che ci prepari al suddetto incontro e che ci permetta poi di tradurre in atti concreti ciò su cui avremo riflettuto. Forse sarebbe addirittura opportuno mettere la Chiesa in Cile in stato di preghiera. Ora più che mai non possiamo ricadere nella tentazione della verbosità e di restare in temi “universali”. In questi giorni, guardiamo a Cristo. Guardiamo alla sua vita e ai suoi gesti, specialmente quando si mostra compassionevole e misericordioso con quanti hanno sbagliato. Amiamo la verità, chiediamo la saggezza del cuore e lasciamoci convertire."
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Cosa si può aspettare dalle conclusioni 
dell'Incontro in Vaticano? Tre schemi possibili
Per l'Incontro della prossima settimana Papa Francesco auspica tre condizioni: magnanimità, atti concreti e preghiera. Al tempo stesso chiama l'attenzione su due insidie che possono rendere sterile l'Incontro: ricadere nella verbosità (montagne di parole, analisi e considerazioni che oscurano poi la verità dei fatti) e restare nei temi astratti, generici e universali (che parlano di tutto tranne che della vita e delle sofferenze concrete delle persone, delle vittime in particolare).
(a) Gli incontri tra l'Episcopato del Cile e il Papa possono finire in tre modi possibili. Secondo il primo schema ci sarebbe una dichiarazione conclusiva, riassuntiva delle questioni principali affrontate, piuttosto severo, categorico ma generico, con un rinvio ai prossimi giorni (o forse qualche settimana) delle Comunicazioni ufficiali del Vaticano riguardo le decisioni adottate dal Papa, in particolare sul futuro di diversi vescovi (quelli del gruppo Karadima e quelli con più di 75 anni).
(b) Il secondo schema si potrebbe riassumere così: pubblicazione di un Comunicato generico conclusivo, con l'elenco delle situazioni affrontate con spirito critico e correttivo, qualche riferimento non molto puntuale alla vicenda Karadima, e assicurazioni che l'Episcopato cileno, con l'accompagnamento della Santa Sede e del Papa, continuerà ad approfondire la crisi per individuare presto le misure da adottare.
(c) Infine, il terzo schema, il meno probabile, potrebbe articolarsi così: dura e severa Comunicazione conclusiva (con la segnalazione dei principali effetti della crisi, degli errori più imperdonabili e delle mancanze più macroscopiche), e dunque, seguirebbe l'elenco e la descrizione delle prime immediate decisioni del Papa, soprattutto per quanto riguarda la fine delle attuali responsabilità di alcuni vescovi (Barros, Arteaga, Koljatic e H. Valenzuela). Potrebbe esserci qualche cenno riguardo la nomina relativamente presto dei nuovi 4 vescovi che dovrebbero sostituire quelli di oltre 75 anni e in regime di proroga tra cui il cardinale Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago.