sabato 13 gennaio 2018

Francia
I vescovi francesi in occasione della giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Vivere l’accoglienza
L'Osservatore Romano
«Solo il futuro ci dirà se è un evento congiunturale da gestire o una mutazione storica profonda che cambierà la vita del nostro paese. In ogni caso la nostra fede nella fraternità umana ci spinge a vivere l’accoglienza»: è quanto ha affermato monsignor Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, in vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (14 gennaio).
«Si dice spesso che la Francia — ha spiegato Pontier — non può accogliere tutta la miseria del mondo, ma non è quello che sta facendo e non è quello che le è chiesto». Essendo nella lista dei paesi più ricchi del mondo «non potrebbe forse accogliere di più e soprattutto meglio?»; i vescovi francesi sono in disaccordo con la linea di chi vuole «respingere tutti coloro che non rientrano nel diritto d’asilo. Tanto più che nella Bibbia — ha aggiunto il presidente della Conferenza episcopale — lo straniero è spesso colui che permette di verificare la nostra conversione alla fraternità umana». La Chiesa in Francia è testimone della «grande generosità dei suoi membri e di molti concittadini: tante belle esperienze di accoglienza e d’impegno. Crediamo — ha rilanciato monsignor Pontier — che se lo stato e le comunità civili organizzassero un vero dialogo con le associazioni impegnate in quest’ambito, un vero progresso si renderebbe possibile sul terreno. L’impegno e la generosità degli uni sposerebbero le competenze e i mezzi dello stato».
Per «accogliere, proteggere, promuovere e integrare» (i quattro verbi che Papa Francesco ha rilanciato per la prossima Giornata mondiale delle migrazioni) il vescovo Denis Jachiet, ausiliare di Parigi e membro della Commissione episcopale per la missione universale, ha indicato i punti d’azione che sembrano prioritari nel contesto francese e ha avanzato alcune proposte secondo i quattro imperativi. «Che siano allargate le vie d’accesso legali e sicure e permettere alle persone minacciate di arrivare in Francia per chiedere asilo», è la prima richiesta: ciò renderà possibile organizzare meglio l’accoglienza e «conciliare la sicurezza dei concittadini con quella delle persone che cercano protezione». Che venga accordata una «protezione particolare per i giovani migranti isolati» e i minori non accompagnati e lo stato «garantisca loro effettivamente la stessa protezione accordata a ogni altro minore senza famiglia». Si faccia in modo che le persone abbiano la possibilità di lavorare «fin dai primi mesi della loro domanda d’asilo» e che «si riconoscano le competenze dei migranti», come via di integrazione e di promozione umana. In generale, perché sia possibile l’integrazione, si lavori per una «presentazione positiva dei migranti e ci si impegni a convertire il proprio sguardo verso di loro».

L'Osservatore Romano, 13-14 gennaio 2018