mercoledì 24 gennaio 2018

Congo (Rep. Dem.)
Il cardinale Monsengwo Pasinya sulle recenti violenze Kinshasa è divenuta una prigione a cielo aperto
L'Osservatore Romano
«Rimaniamo imperturbabili»: questo è l’ammonimento lanciato ieri dall’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, per denunciare la violenta repressione, domenica scorsa, della manifestazione contro il presidente Joseph Kabila da parte dei militari «più armati che su un terreno di guerra». «Noi vogliamo che regni la forza della legge e non la legge della forza»ha detto il cardinale con fermezza in una dichiarazione alla stampa.
Il bilancio provvisorio dell’Onu è di almeno sei morti nel corso della violenta repressione alla marcia indetta dal Comitato laico di coordinamento vicino alla Chiesa. Le autorità parlano invece di soli due morti.
«Noi contiamo nuovamente i nostri morti, i feriti, i sacerdoti e i laici arrestati, i furti, quando invece il capo della polizia aveva ricevuto l’ordine di rispettare i diritti umani e di evitare spargimento di sangue, così non è stato», ha proseguito il presule, che poi si interroga: «Siamo diventati una prigione a cielo aperto? Come è possibile uccidere uomini, donne, bambini e persone anziane che recitano cantici religiosi stringendo in mano la bibbia, il crocifisso, il rosario?».
La condanna delle violenze è arrivata anche da Bruxelles. Ieri, il portavoce dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la sicurezza Federica Mogherini ha ricordato quanto «questi atti riprovevoli sono contrari all’impegno del governo di creare le condizioni favorevoli all’organizzazione delle elezioni e richiedono indagini giudiziarie efficaci affinché i responsabili ne rispondano davanti alla giustizia».
Intanto, quattro delle sei persone rapite ieri nella fattoria didattica della diocesi di Butembo-Beni, nel Nord Kivu, sono state ritrovate, ha fatto sapere il vescovo Melchisedec Sikuli Paluku. Rimangono invece nelle mani dei rapitori Robert Masinda, sacerdote della parrocchia di Bingo, e un ingegnere della fattoria. «Sappiamo che Robert Masinda è in vita e speriamo che verrà rilasciato presto», ha detto all’agenzia Fides il vicario generale della diocesi Emmanuel Mwanapenzi Nyonyu. Secondo il vescovo di Butembo-Beni, non si tratta di una rappresaglia politica perché le persone rapite non avevano partecipato alle marce di domenica.
L'Osservatore Romano, 24-25 gennaio 2018