mercoledì 2 agosto 2017

Venezuela
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - ©copyright) Mentre il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, "instala" la sua Assemblea costituente in uno stadio sportivo per creare di fatto un secondo potere legislativo, parallelo a quello legale e legittimo dell'Assemblea Nazionale, che ovviamente lui non controlla, un famoso cantante venezuelano degli anni 70 e 80, tale "Puma" Rodríguez a colpi di tweet diffonde due sue opinioni piuttosto singolari: secondo la prima considerazione dell’ex cantante Papa Francesco è colpevole di non aver parlato sulla crisi venezuelana e  perciò sarebbe addirittura complice delle oltre 120 morti dal 4 aprile ad oggi.
Poi, José Luis Rodríguez, in un altro tweet di poche ore fa chiama il popolo venezuelano a prendere le armi contro Maduro poiché senza versamento di sangue non c'è libertà.
Per la verità trattandosi del "Puma" non varrebbe la pena nessun commento, anche perché le farneticazioni senili dell'ex cantante arrivano da casa sua: una comoda e lussuosa villa di Miami dove lui non corre nessun rischio quando parla di guerra. Per il "Puma" l'importante è che combattano altri mentre lui diffonde le sue prediche insensate.
L'amplificazione delle opinioni del cantante, applaudito da molti in queste ore, sono però un segno di quanto sia avvelenata la situazione venezuelana e di quanto non pochi venezuelani - non la maggioranza per fortuna - partecipano con entusiasmo ad ogni campagna di menzogne, odio e discredito.
Fra le cose terribili che resterà del conflitto venezuelano, e per molti anni, e che creerà non pochi problemi alla riconciliazione, che prima o dopo arriverà, ci saranno i muri di odio e antagonismo che oggi si alzano per ragioni ideologiche e politiche. Cose come quelle del famigerato "Puma" trovano eco, con perfetta simmetria, da molto tempo tra i membri del governo e sostenitori di Maduro. Lo stesso Presidente ha preso parte in prima persona in queste campagne usando spesso un linguaggio inappropriato per un leader politico.
Nella lettera che il 1° dicembre 2016 il cardinale Pietro Parolin inviò alle due parti in conflitto in Venezuela diceva: per superare la crisi occorrono “due condizioni che rendono possibile ed efficace il dialogo” (…) evitando “il rischio di farlo diventare sterile e frustrante”.
- Prima condizione. Capacità per il "riconoscimento reciproco come persone" ... soggetti di "dignità inerente e inalienabile, dotati di ragione e libertà, con vocazione per la ricerca del bene comune".
- Seconda condizione. "Volontà seria per rispettare gli eventuali accordi raggiunti così come la loro applicazione puntuale, senza tergiversazione o condizioni ulteriori".
E perché? Ecco la risposta del Segretario di stato: “I diritti non si negoziano, si rispettano”.