sabato 26 agosto 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - ©copyright) In alcuni Paesi, e tra gli attivi portavoce web dei soliti settori critici del Papa “a prescindere”, si continua a scrivere sul recente Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018 e, naturalmente, sono tutti interventi critici che non risparmiano al Pontefice aggettivi e definizioni singolari. In sostanza, per questi critici, Francesco con il suo magistero sul fenomeno migratorio dimostra leggerezza e al tempo stesso danneggia il futuro dei Paesi d'accoglienza, in particolare l'Europa e gli Stati Uniti. Sulle reti sociali circola molto questa frase: "Bergoglio come Soros colpito da fanatismo immigrazionista".
L'ignoranza dilagante sul fenomeno migratorio
La lettura di queste critiche, almeno di quelle più serie e argomentate, rivela subito due limiti: uno riguarda la visione della questione fortemente inquinata da interessi politico-partitici ed elettorali e l'altro è la gigantesca ignoranza del fenomeno che viene ridotto ad un insieme di fatti di cronaca o frasi cliché.
Si tratta di reazioni non nuove ma questa volta con qualche contenuto a dir poco sorprendente. Per alcuni critici, e non sono pochi, sembrerebbe che Papa Francesco sia la vera e ultima "causa" dei fenomeni migratori al punto di voler far passare l'idea che da quando J.M. Bergoglio è stato eletto Pontefice, le sue parole hanno accresciuto "pericolosamente" il fenomeno.
Perché tutta quest'ignoranza, e/o malafede, colpisce e sorprende ancora anche se non è nuova o inedita?
Perché tranne qualche documento ONU, già in circolazione e altri in preparazione (per i Global Compacts 2018 in discussione) non esiste nessun testo serio, autorevole ed organico di un leader politico statunitense o europeo che proponga un'analisi ragionata e convincente della questione. Può sembrare strano ma va ricordato subito una cosa: è proprio Papa Francesco quello che, in diverse occasioni, ha offerto riflessioni organiche, coerenti e compiute sul fenomeno. Per certi versi Francesco è l'unico che si è posto la questione globalmente e seriamente, oltre le parole d'ordine, gli interessi meschini e le demagogie irresponsabili.
Le sue sono riflessioni che si possono condividere o non, ma nessuno, a meno che sia un ignorante o una persona in mala fede, può dire che per il Papa il fenomeno migratorio si affronta e risolve con un sorta di buonismo infantile.
Nel pensiero e magistero del Papa non c'è dietro solo il Vangelo, poiché è questa la fonte ultima di quanto dice il Santo Padre dal giorno della sua elezione in materia di flussi migratori, c'è anche uno studio sistematico e una conoscenza approfondita del fenomeno. Francesco sa di cosa sta parlando e quindi sa cosa dice.
Sicurezza personale - Sicurezza nazionale
Alcuni suoi critici di quest’ora non danno la medesima impressione. Spesso offrono visioni unilaterali e non vere. Per esempio da un lato enfatizzano in modo esagerato l'equazione "migranti/rifugiati = avanguardie dell'islamizzazione" (dell'Europa) e dall'altro tacciono sul fatto che nel medesimo identico fenomeno nel caso del continente americano i migranti e i rifugiati sono quasi tutti cattolici eppure nessun statunitense paventa crolli per le chiese riformate e movimenti evangelicali del nordamerica. E' chiaro che per molti la questione non è il fenomeno migratorio bensì i propri sentimenti e condotte islamofobe.
La stessa ultima polemica sul fatto che Papa Francesco sottolinea "anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale" è del tutto artificiale e manipolata e i critici, per riuscire nelle loro operazioni citano parole sciolte e non il brano integrale del pensiero del Santo Padre. Francesco scrive nel suo Messaggio: "Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI, [5/Cfr Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, 47.](1) ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera. Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base. In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.[6/Cfr Intervento dell’Osservatore Permanente della Santa Sede alla XX Sessione del Consiglio dei Diritti Umani, 22 giugno 2012.)]"
Quando Papa Francesco, come punto di approdo aggiornato, nel suo recente Messaggio del 21 agosto scorso sintetizza la situazione in quattro concetti, "accogliere, proteggere, promuovere e integrare (i migranti e i rifugiati)”, lo fa arrivando da lontano. Basterebbe ricordare alcune riflessioni del Papa indirizzate al Corpo diplomatico presso la Santa Sede (Sala Regia, Lunedì, 11 gennaio 2016). Ecco una breve antologia:
1) L'altro: oggetto di compravendita
Cari Ambasciatori, uno spirito individualista è terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell’umanità degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche. Non sono forse questi i sentimenti che spesso abbiamo di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della società? E quanti ultimi abbiamo nelle nostre società! Tra questi, penso soprattutto ai migranti, con il loro carico di difficoltà e sofferenze, che affrontano ogni giorno nella ricerca, talvolta disperata, di un luogo ove vivere in pace e con dignità.
2) Grave emergenza migratoria
Vorrei perciò quest’oggi soffermarmi a riflettere con Voi sulla grave emergenza migratoria che stiamo affrontando, per discernerne le cause, prospettare delle soluzioni, vincere l’inevitabile paura che accompagna un fenomeno così massiccio e imponente, che nel corso del 2015 ha riguardato soprattutto l’Europa, ma anche diverse regioni dell’Asia e il nord e il centro America.
3) Il grido dei sofferenti
«Non aver paura e non spaventarti, perché il Signore, tuo Dio, è con te, dovunque tu vada» (Gs 1,9). È la promessa che Dio fa a Giosuè e che mostra quanto il Signore accompagni ogni persona, soprattutto chi è in una situazione di fragilità come quella di chi cerca rifugio in un paese straniero. (...) E così, oggi come allora, udiamo il grido di Rachele che piange i suoi figli perché non sono più (cfr Ger 31,15; Mt 2,18). È la voce delle migliaia di persone che piangono in fuga da guerre orribili, da persecuzioni e violazioni dei diritti umani, o da instabilità politica o sociale, che rendono spesso impossibile la vita in patria. È il grido di quanti sono costretti a fuggire per evitare le barbarie indicibili praticate verso persone indifese, come i bambini e i disabili, o il martirio per la sola appartenenza religiosa.
4) Persone senza nessuna protezione
È la voce di quanti fuggono dalla miseria estrema, per l’impossibilità di sfamare la famiglia o di accedere alle cure mediche e all’istruzione, dal degrado senza prospettive di alcun progresso, o anche a causa dei cambiamenti climatici e di condizioni climatiche estreme. Purtroppo, è noto come la fame sia ancora una delle piaghe più gravi del nostro mondo, con milioni di bambini che ogni anno muoiono a causa di essa. Duole, tuttavia, constatare che spesso questi migranti non rientrano nei sistemi internazionali di protezione in base agli accordi internazionali.
5) La normalità della cultura dello scarto
Come non vedere in tutto ciò il frutto di quella “cultura dello scarto” che mette in pericolo la persona umana, sacrificando uomini e donne agli idoli del profitto e del consumo? È grave assuefarci a queste situazioni di povertà e di bisogno, ai drammi di tante persone e farle diventare “normalità”. Le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani. Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire da quello alimentare, che è tra i più deprecabili, quando ci sono molte persone e famiglie che soffrono fame e malnutrizione
6) Mancanza di volontà politica
Occorre un impegno comune che rovesci decisamente la cultura dello scarto e dell’offesa della vita umana, affinché nessuno si senta trascurato o dimenticato e altre vite non vengano sacrificate per la mancanza di risorse e, soprattutto, di volontà politica.
7) Mancanza di regole e meccanismi per migrare legalmente
È l’arroganza dei potenti che strumentalizzano i deboli, riducendoli ad oggetti per fini egoistici o per calcoli strategici e politici. Laddove è impossibile una migrazione regolare, i migranti sono spesso costretti a scegliere di rivolgersi a chi pratica la tratta o il contrabbando di esseri umani, pur essendo in gran parte coscienti del pericolo di perdere durante il viaggio i beni, la dignità e perfino la vita. In questa prospettiva, rinnovo ancora l’appello a fermare il traffico di persone, che mercifica gli esseri umani, specialmente i più deboli e indifesi. E rimarranno sempre indelebilmente impresse nelle nostre menti e nei nostri cuori le immagini dei bambini morti in mare, vittime della spregiudicatezza degli uomini e dell’inclemenza della natura. Chi poi sopravvive e approda ad un Paese che lo accoglie porta indelebilmente le cicatrici profonde di queste esperienze, oltre a quelle legate agli orrori che sempre accompagnano guerre e violenze.
8) Abbiamo lasciato incancrenire il problema
Gran parte delle cause delle migrazioni si potevano affrontare già da tempo. Si sarebbero così potute prevenire tante sciagure o, almeno, mitigarne le conseguenze più crudeli. Anche oggi, e prima che sia troppo tardi, molto si potrebbe fare per fermare le tragedie e costruire la pace. Ciò significherebbe però rimettere in discussione abitudini e prassi consolidate, a partire dalle problematiche connesse al commercio degli armamenti, al problema dell’approvvigionamento di materie prime e di energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sostegno allo sviluppo, fino alla grave piaga della corruzione.
9) Andare oltre l'emergenza
Siamo consapevoli poi che, sul tema della migrazione, occorra stabilire progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza. Essi dovrebbero da un lato aiutare effettivamente l’integrazione dei migranti nei Paesi di accoglienza e, nel contempo, favorire lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali, che però non sottomettano gli aiuti a strategie e pratiche ideologicamente estranee o contrarie alle culture dei popoli cui sono indirizzate.
10) Senza dimenticare altre situazioni drammatiche, tra le quali penso particolarmente alla frontiera fra Messico e Stati Uniti d’America, (...) vorrei dedicare un pensiero speciale all’Europa. Infatti, nel corso dell’ultimo anno essa è stata interessata da un imponente flusso di profughi – molti dei quali hanno trovato la morte nel tentativo di raggiungerla –, che non ha precedenti nella sua storia recente, nemmeno al termine della seconda guerra mondiale.
11) L'Europa un punto di riferimento
Molti migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa, vedono nell’Europa un punto di riferimento per principi come l’uguaglianza di fronte al diritto e valori inscritti nella natura stessa di ogni uomo, quali l’inviolabilità della dignità e dell’uguaglianza di ogni persona, l’amore al prossimo senza distinzione di origine e di appartenenza, la libertà di coscienza e la solidarietà verso i propri simili.
12) Interrogativi sull'accoglienza e recezione
Tuttavia, i massicci sbarchi sulle coste del Vecchio Continente sembrano far vacillare il sistema di accoglienza, costruito faticosamente sulle ceneri del secondo conflitto mondiale e che costituisce ancora un faro di umanità cui riferirsi. Di fronte all’imponenza dei flussi e agli inevitabili problemi connessi, sono sorti non pochi interrogativi sulle reali possibilità di ricezione e di adattamento delle persone, sulla modifica della compagine culturale e sociale dei Paesi di accoglienza, come pure sul ridisegnarsi di alcuni equilibri geo-politici regionali.
13) Accoglienza e sicurezza
Altrettanto rilevanti sono i timori per la sicurezza, esasperati oltremodo della dilagante minaccia del terrorismo internazionale. L’attuale ondata migratoria sembra minare le basi di quello “spirito umanistico” che l’Europa da sempre ama e difende. Tuttavia, non ci si può permettere di perdere i valori e i principi di umanità, di rispetto per la dignità di ogni persona, di sussidiarietà e di solidarietà reciproca, quantunque essi possano costituire, in alcuni momenti della storia, un fardello difficile da portare. Desidero, dunque, ribadire il mio convincimento che l’Europa, aiutata dal suo grande patrimonio culturale e religioso, abbia gli strumenti per difendere la centralità della persona umana e per trovare il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l’assistenza e l’accoglienza dei migranti.
14) Grazie a molti!
In pari tempo, sento la necessità di esprimere gratitudine per tutte le iniziative prese per favorire una dignitosa accoglienza delle persone, quali, fra gli altri, il Fondo Migranti e Rifugiati della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, nonché per l’impegno di quei Paesi che hanno mostrato un generoso atteggiamento di condivisione. Mi riferisco anzitutto alle Nazioni vicine alla Siria, che hanno dato risposte immediate di assistenza e di accoglienza, soprattutto il Libano, dove i rifugiati costituiscono un quarto della popolazione complessiva, e la Giordania, che non ha chiuso le frontiere nonostante ospitasse già centinaia di migliaia di rifugiati. Parimenti non bisogna dimenticare gli sforzi di altri Paesi impegnati in prima linea, tra i quali specialmente la Turchia e la Grecia. Una particolare riconoscenza desidero esprimere all’Italia, il cui impegno deciso ha salvato molte vite nel Mediterraneo e che tuttora si fa carico sul suo territorio di un ingente numero di rifugiati.
15) Nesun Paese di accoglienza deve restare solo
È importante che le Nazioni in prima linea nell’affrontare l’attuale emergenza non siano lasciate sole, ed è altrettanto indispensabile avviare un dialogo franco e rispettoso tra tutti i Paesi coinvolti nel problema – di provenienza, di transito o di accoglienza – affinché, con una maggiore audacia creativa, si ricerchino soluzioni nuove e sostenibili. Non si possono, infatti, pensare nell’attuale congiuntura soluzioni perseguite in modo individualistico dai singoli Stati, poiché le conseguenze delle scelte di ciascuno ricadono inevitabilmente sull’intera Comunità internazionale.
16) Le migrazioni ci accompagneranno per molti anni
È noto, infatti, che le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo più di quanto non l’abbiano fatto finora e che le risposte potranno essere frutto solo di un lavoro comune, che sia rispettoso della dignità umana e dei diritti delle persone. L’Agenda di Sviluppo adottata nel settembre scorso dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni, che affronta molti dei problemi che spingono alla migrazione, come pure altri documenti della Comunità internazionale per gestire la questione migratoria, potranno trovare un’applicazione coerente alle aspettative se sapranno rimettere la persona al centro delle decisioni politiche a tutti i livelli, vedendo l’umanità come una sola famiglia e gli uomini come fratelli, nel rispetto delle reciproche differenze e convinzioni di coscienza.
17) Migrazioni e confessioni religiose
Nell’affrontare la questione migratoria non si potranno tralasciare, infatti, i risvolti culturali connessi, a partire da quelli legati all’appartenenza religiosa. L’estremismo e il fondamentalismo trovano un terreno fertile non solo in una strumentalizzazione della religione per fini di potere, ma anche nel vuoto di ideali e nella perdita d’identità – anche religiosa –, che drammaticamente connota il cosiddetto Occidente. Da tale vuoto nasce la paura che spinge a vedere l’altro come un pericolo ed un nemico, a chiudersi in sé stessi, arroccandosi su posizioni preconcette. Il fenomeno migratorio pone, dunque, un serio interrogativo culturale, al quale non ci si può esimere dal rispondere.
18) Impegno ecumenico e interreligioso
L’accoglienza può essere dunque un’occasione propizia per una nuova comprensione e apertura di orizzonte, sia per chi è accolto, il quale ha il dovere di rispettare i valori, le tradizioni e le leggi della comunità che lo ospita, sia per quest’ultima, chiamata a valorizzare quanto ogni immigrato può offrire a vantaggio di tutta la comunità. In tale ambito, la Santa Sede rinnova il proprio impegno in campo ecumenico ed interreligioso per instaurare un dialogo sincero e leale che, valorizzando le particolarità e l’identità propria di ciascuno, favorisca una convivenza armoniosa fra tutte le componenti sociali.
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(1) Testo integrale del passaggio della "Caritas in veritate" (Benedetto XVI - 2009) che Papa Francesco cita:
 47. Il potenziamento delle diverse tipologie di imprese e, in particolare, di quelle capaci di concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e delle società, deve essere perseguito anche nei Paesi che soffrono di esclusione o di emarginazione dai circuiti dell'economia globale, dove è molto importante procedere con progetti di sussidiarietà opportunamente concepita e gestita che tendano a potenziare i diritti, prevedendo però sempre anche l'assunzione di corrispettive responsabilità. Negli interventi per lo sviluppo va fatto salvo il principio della centralità della persona umana, la quale è il soggetto che deve assumersi primariamente il dovere dello sviluppo. L'interesse principale è il miglioramento delle situazioni di vita delle persone concrete di una certa regione, affinché possano assolvere a quei doveri che attualmente l'indigenza non consente loro di onorare. La sollecitudine non può mai essere un atteggiamento astratto. I programmi di sviluppo, per poter essere adattati alle singole situazioni, devono avere caratteristiche di flessibilità; e le persone beneficiarie dovrebbero essere coinvolte direttamente nella loro progettazione e rese protagoniste della loro attuazione. È anche necessario applicare i criteri della progressione e dell'accompagnamento — compreso il monitoraggio dei risultati –, perché non ci sono ricette universalmente valide. Molto dipende dalla concreta gestione degli interventi. « Artefici del loro proprio sviluppo, i popoli ne sono i primi responsabili. Ma non potranno realizzarlo nell'isolamento » [114]. Oggi, con il consolidamento del processo di progressiva integrazione del pianeta, questo ammonimento di Paolo VI è ancor più valido. Le dinamiche di inclusione non hanno nulla di meccanico. Le soluzioni vanno calibrate sulla vita dei popoli e delle persone concrete, sulla base di una valutazione prudenziale di ogni situazione. Accanto ai macroprogetti servono i microprogetti e, soprattutto, serve la mobilitazione fattiva di tutti i soggetti della società civile, tanto delle persone giuridiche quanto delle persone fisiche.