mercoledì 9 agosto 2017

Un rapporto stilato da scienziati di tredici agenzie governative statunitensi denuncia i gravi effetti dei cambiamenti climatici, sottolineando che l’attività umana è una delle principali cause di questo sconvolgimento. Lo rivela il «New York Times», spiegando che il testo è ancora in attesa dell’approvazione dell’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump. Secondo lo studio, la temperatura media negli Stati Uniti è cresciuta a partire dagli anni ottanta del Novecento. Gli ultimi decenni sono stati i più caldi degli ultimi 1500 anni. «Vi sono diverse linee di prova che dimostrano come le attività umane, specialmente le emissioni di gas serra, siano primariamente responsabili per i recenti cambiamenti climatici», scrivono gli estensori del rapporto.
Lo studio fa parte del National Climate Assessment, documento che viene preparato ogni quattro anni, secondo quanto stabilito dal Congresso degli Stati Uniti. L’Accademia americana delle scienze ha già firmato la bozza e attende il via libera della Casa Bianca per la pubblicazione. Fra le istituzioni che devono approvare il testo entro il 18 agosto vi è l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa), guidata da Scott Pruitt, che si è più volte detto scettico sui cambiamenti climatici e sulle responsabilità dell’uomo. La linea è la stessa dell’amministrazione Trump, che ha annunciato l’intenzione di uscire dall’accordo di Parigi sul clima.
Secondo i dati raccolti, tutto il territorio degli Stati Uniti è stato toccato dai cambiamenti climatici e le temperature medie cresceranno fra i 2,8 e i 4,8 gradi entro la fine del secolo in base al livello delle future emissioni inquinanti. Particolarmente allarmante è il riscaldamento climatico in Alaska e nell’Artico, che procede due volte più in fretta rispetto alla media globale, con conseguenze sul livello di innalzamento dei mari.
L'Osservatore Romano, 8-9 agosto 2017.