giovedì 10 agosto 2017

I primi a trarre vantaggio dall’arrivo di lavoratori poco istruiti negli Stati Uniti sono proprio i cittadini statunitensi. Ne è convinto il «New York Times» che in un articolo critica aspramente la proposta del presidente Donald Trump di rivedere le leggi sull’immigrazione per favorire l’ingresso ai più giovani, laureati e con una buona conoscenza dell’inglese a danno degli stranieri non specializzati. «Niente di più sbagliato», sostiene il quotidiano: «Otto delle quindici occupazioni più richieste e di cui si avrà più bisogno dal 2014 al 2024 non richiedono titoli di studio». Si tratta di badanti, colf, persone che aiutano in cucina in casa o nei ristoranti. «Da qui a 10 anni ci sarà bisogno di molte persone» che faranno questi lavori, spiega David Card, professore di economia all’università di Berkley. «I milioni di immigrati a basso costo entrati a far parte della forza lavoro dopo la grande recessione hanno migliorato la vita degli americani».
Le politiche di immigrazione oggi si basano su una logica: i lavoratori stranieri ottengono il lavoro e abbassano lo stipendio degli statunitensi competendo con loro. È un effetto della legge della domanda e dell’offerta. Ma questa teoria viene utilizzata da Trump «per giustificare il suo programma di taglio dell’immigrazione del 50 per cento», e la sua proposta di «permettere in futuro l’ingresso solo agli stranieri molto competenti». Ciò non tiene conto di alcuni aspetti fondamentali: «Gli immigrati a basso costo sono comunque consumatori di beni e servizi». Non solo. «Il loro lavoro produce risultati economici e, allo stesso tempo, riduce i prezzi». Senza contare che «i figli di queste persone tendono a essere sempre più qualificati dei genitori».
Per il quotidiano di New York non è un mistero che «i figli degli immigrati contribuiscono alle casse statali più dei nativi americani». Ma il guadagno di aprire le porte agli stranieri non qualificati non è finito: contrariamente a quanto pensa l’opinione pubblica, nessuna di queste persone ruberà il lavoro agli statunitensi più preparati. Semmai è vero il contrario: la loro presenza «porta alla creazione di nuove occupazioni con stipendi più alti» per chi è nato negli Stati Uniti. «Non conoscendo l’inglese, i nuovi arrivati saranno impiegati nelle occupazioni più manuali, ma non potranno aspirare a lavori in cui è richiesta una competenza linguistica e comunicativa, che resteranno riservati agli statunitensi». E questo vale in tutti i settori, compreso quello dell’industria.
L'Osservatore Romano, 10-11 agosto 2017.