giovedì 3 agosto 2017

Italia
Europa, aiuta il tuo patrono Benedetto
Avvenire
(Lucia Bellaspiga) C' era anche lui a Spoleto la mattina del 30 ottobre scorso, quando alle 7.40 la terra ha di nuovo tremato a quattro giorni dalla prima violentissima scossa, buttando giù il poco che aveva resistito. Questa volta l' epicentro era sotto i suoi piedi, tra Norcia e Preci, e Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, sperimentava la paura: «In quei momenti scopri la tua povertà. Dura pochi secondi ma terribili, e quando finisce comprendi che era il terremoto. La gente della Valnerina all' improvviso si è trovata fuori casa in pigiama, in pantofole, senza poter più rientrare a prendere nulla L' uomo, che pretende di dominare tutto, sperimenta la sua fragilità».
La 42ª Festa di Avvenire a Lerici ha riacceso i riflettori sui terremoti che meno di un anno fa hanno messo in ginocchio l' Italia centrale, a partire dalle scosse del 24 agosto, con centinaia di vittime, fino a quelle del gennaio 2017, con i 29 morti nell' Hotel Rigopiano. In mezzo i due disastri del 26 e 30 ottobre. E i sacerdoti, con i loro vescovi, sempre lì tra la loro gente: «Quando le persone mi incontravano, scoppiavano a piangere - ha ricordato Boccardo -. In quei frangenti nella Chiesa si cerca consolazione, nel prete una figura di riferimento, un appiglio alla vita di prima». 
Hanno fatto il giro del mondo le immagini della gente di Norcia in ginocchio in piazza, davanti alla statua di san Benedetto. Cose di altri tempi, diresti e invece no, «nel momento in cui l' uomo sperimenta la sua piccolezza si rivolge al grande con affidamento spontaneo». Nella memoria ha ancora un anziano di San Pellegrino che, davanti alle macerie di casa, scuoteva la testa: «È la terza volta che devo rifarla»... «Ho cercato le parole giuste, ma è stato lui a darmi una lezione: 'Quando Dio dà il peso, dà anche le forze per portarlo'. Avrei dovuto io dirlo a lui». 
Preti che non hanno mai mollato e che ai discorsi hanno preferito la presenza. Perché - denuncia l' arcivescovo - la gente è scoraggiata, le scosse sembrano non finire mai (70mila ad oggi), ma soprattutto non si vede ancora un' operazione sistematica di ricostruzione. «La tentazione è di non tornare, dobbiamo restituire loro le ragioni per rimanere ». Una burocrazia cieca e ottusa ha fatto il resto: vietato puntellare chiese ed edifici storici tra una scossa e l' altra, proibito da un decreto legge in teoria pensato per fermare la corruzione, in realtà capace di fare più danni del terremoto. «Tanti capolavori sono perduti per questo. La splendida San Salvatore in Cambi, con i suoi antichissimi affreschi, il 24 agosto fu danneggiata, il 26 ottobre si piegò su se stessa, il 30 si disintegrò. Noi siamo in una situazione di emergenza e allora si deve agire. La burocrazia è necessaria in tempo di pace, deleteria in tempo di guerra». 
Parole franche, come quelle che Boccardo ha chiesto nero su bianco all' Europa, sconvolta dalle immagini della basilica di San Benedetto a Norcia scomparsa in una nuvola di polvere (solo la facciata resta in piedi, sottile e ardita come un castello di carte in cui solo una, chissà come, resiste al crollo): «San Benedetto è patrono e fondatore della civiltà europea, e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker dichiarò che tutti i Paesi insieme avrebbero ricostruito quel simbolo universale. Gli mandai una lettera per ringraziarlo e per avere qualcosa di scritto: ora ho due pagine di promesse, vedremo cosa succederà, magari porteremo all' Europa quel messaggio di san Benedetto che l' Europa ha ignorato quando si discuteva di radici cristiane». 
Continua intanto la solidarietà della Chiesa e dei mille rivoli del volontariato, la faccia bella dell' Italia, ma possiamo fare di più. «Tornate nelle nostre terre, tornate da turisti, non da curiosi, abbiamo bisogno che non ci lasciate soli». Prima o poi la Basilica risorgerà, non identica a prima («sarebbe un falso storico»), ma magari affidando la ricostruzione a un concorso internazionale di idee, «penso a qualcosa di nuovo che tenga insieme i pezzi antichi rimasti, forse in grandi vetrate». In fondo così fecero gli antichi, dopo ogni terremoto. È d' accordo il vescovo di La Spezia-Sarzana-Bugnato, Luigi Ernesto Palletti, secondo il quale la speranza non è ripetere ciò che è stato, ma camminare verso un futuro nuovo, saper crescere sulle tragedie. Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ha sottolineato la «lezione umana e civile dei vescovi di Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo», il cui appello (come 40 anni fa per il Friuli) è stato «prendete a cuore le nostre chiese distrutte, ma prima le case delle persone».