martedì 1 agosto 2017

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Roberto Oliva - ©copyright) L’ecclesiologia del popolo di Dio ripresentata dal Concilio Vaticano II e tradotta per i nostri giorni dal magistero di papa Francesco, esige una progressiva maturazione nell’esercizio del discernimento ad ogni livello della comunità ecclesiale. La Chiesa infatti sarà in grado di vivere meglio la sua missione nella misura in cui si riconosce popolo di Dio e non club di perfetti o casta di persone interessate a tematiche religiose.
La categoria teologica del popolo indica la natura strettamente comunitaria e universale della Chiesa, costituita dall’insieme dei battezzati che senza differenza di etnie, sesso, lingua o prestigio sociale, partecipano del mistero d’amore del Padre che raggiunge ogni uomo peccatore per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.
La vita pastorale della Chiesa-popolo di Dio non rinuncia alla gerarchia della quale rimane pur sempre costituita, però si avvale di un rinnovato spirito di dialogo e condivisione dove ciascuno è in grado di vivere a seconda del suo status l’esperienza dell’incontro con Dio. Una Chiesa-popolo dunque non si limita a ripetere e applicare leggi ma cresce insieme affinché ciascuno possa sentirsi accolto e amato secondo il desiderio del Padre. Papa Francesco ci sta aiutando a comprendere che vivere la dimensione del popolo richiede un autentico esercizio del discernimento a cominciare dalla formazione dei futuri presbiteri, religiose/i e laici. Una formazione cioè in grado di penetrare a fondo nel prezioso deposito della fede senza rimanerne però ingabbiati, cercando di tradurre attraverso il linguaggio del nostro tempo le sempre nuove verità di fede. La formazione al discernimento aiuterà a comprendere la complessità dell’esistenza e contribuirà a far crescere un senso di maggiore fiducia nei confronti del cammino delle persone più fragili. Una Chiesa – popolo non si rassegna all’idea che qualcuno possa sentirsi escluso perché irregolare, ma convive con l’inquietudine di far sentire ogni persona parte integrante dell’unico popolo di Dio.
Occorre pertanto chiarire che il discernimento al quale facciamo riferimento non consiste in una selezione delle persone in base al grado di sensibilità spirituale o di coerenza morale. Il discernimento pastorale invece si ispira sempre e soltanto alla sete di amore di Gesù Cristo il quale vuole che nessuno vada perduto, in particolare i più peccatori. La Chiesa – popolo allora abbatte ogni dogana, cercando di facilitare l’accesso di ogni persona al Padre. Ogni essere umano infatti – a prescindere dalla situazione di fragilità e di peccato in cui può vivere – deve avere la possibilità di lasciarsi amare da Dio attraverso la Chiesa. Discernere per la Chiesa - popolo vuol dire giudicare e valutare secondo i criteri e la misericordia di Cristo che superano i pregiudizi e i limiti delle nostre teologie e dei nostri sterili divieti. Una Chiesa – popolo opera un discernimento comunitario dove il parroco/vescovo non sono gli oracoli infallibili né i piloti di linea, ma coloro che facilitano l’incontro più importante dell’esistenza e lasciano più spazio a Dio. Se il discernimento diventa esercizio comunitario le scelte non saranno singoli favori concessi a persone isolate, ma opzioni preferenziali per i più fragili della comunità affinché sia preservata l’unità del popolo di Dio. E a prescindere dalle irregolarità e dagli errori del passato, ogni persona necessita di scoprire primariamente la possibilità di un amore infinito che costituisce la risposta più credibile all’infinito dolore di numerose esistenze vittime della mondanità, della droga e dell’egoismo.
Esemplare a tal proposito il caso di Gorizia, dove un capo scout è stato allontanato dal suo compito di educatore dopo aver sposato civilmente il suo compagno: illuminante la pacata e riflessiva lettera che l’arcivescovo di Gorizia mons. Radaelli ha scritto alla diocesi sull’evento. Di fronte a simili vicende il discernimento comunitario deve prevalere senza cedere alle tentazioni del giudizio o della superficialità. Il discernimento comunitario della Chiesa – popolo cerca innanzitutto di comprendere come rimanere accanto a chi sta vivendo esperienze ai margini della morale cattolica, successivamente valuta insieme quale sia il bene migliore per loro ed eventualmente il contributo che ancora possono offrire alla comunità ecclesiale. Risulta urgente valorizzare in questa direzione i consigli pastorali affinché non diventino semplici organi funzionali, ma autentici cenacoli di discernimento, dialogo e confronto aperto. Un confronto però che apra sempre di più gli spazi ecclesiali anche a coloro i quali non partecipano alla vita della comunità o se ne stanno ai margini: quanto bene potrebbe fare alla Chiesa – popolo di Dio l’esercizio del discernimento comunitario tramite consigli cittadini dove venire a stretto contatto con la società civile ancora in grado di offrire - malgrado tutto - il suo contributo alla Chiesa che desidera far sue le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto. L'eco della Gaudium et spes richiede un impegno più coraggioso nella vita della Chiesa di ogni giorno, perché possa muoversi a compassione dei più fragili, ancora troppo distanti dalla condivisione della gioia dell'unico popolo di Dio.